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Recensione del film: "I viceré", tratto liberamente dall'omonimo romanzo di Federico De Roberto; regia di Roberto Faenza con Alessandro Preziosi, Cristiana Capotondi, L.Buzzanca, L.Bosè, G.Catrino, P.Cruz; 2007,120'; storico-etico.


Siamo nella Sicilia della metà dell'Ottocento che era posta, a quei tempi, sotto il dominio dei borboni. Discendente dei viceré spagnoli la potente famiglia degli Uzeda domina su Catania. Dagli occhi di un fanciullo, Consalvo, ultimo discendente della famiglia, si modellerà il ritratto della società del tempo:una società corrotta, dove regna la legge del più forte, piena di falsità, di sotterfugi, inganni, di sfrenato piacere sessuale, di tumulti, di superstizione, di odio.
Il principe Giacomo, padre di Consalvo, rappresenta una figura dispotica e tirannica ed è inevitabile citare una sua frase da cui è facile comprendere la sua personalità:”E da quando in qua essere onesti e coraggiosi conta qualcosa?”. Tra padre e figlio vi è un rapporto conflittuale proprio perché Consalvo è proiettato verso un futuro liberale e tende all'etica e ai valori. Anche la Chiesa, rappresentata dalla figura di Don Blasco, è corrotta, tendente al piacere fisico e persino credente della superstizione. Il tema centrale è comunque il potere assieme all'odio. Il potere per il quale i personaggi, soprattutto il principe Giacomo, sono disposti a tutto, diventando sottomessi e succubi di questo e l'odio che è quasi inevitabile per i personaggi:l'odio fra padre e figlio,fra familiari interessati solo a eredità e testamenti. Consalvo arriverà a una progressiva maturazione della società:attraverso l'esperienza in convento vedrà come, anche la Chiesa, viveva nel piacere e quando il principe Giacomo si ammalerà di peste verrà fuori il lato superstizioso della Chiesa;attraverso il matrimonio combinato di sua sorella Teresa verrà a galla il dispotismo paterno, ma soprattutto che, anche l'amore è sottomesso al potere. Il finale del film dà al film, insieme all'episodio di Teresa, una certa drammaticità: Consalvo non vuole che, con la morte di suo padre, finisca la famiglia degli Uzeda. Il film è liberamente tratto dal libro di Federico De Roberto e, a differenza di altri film a sfondo storico, risulta ammaliante agli occhi dello spettatore. Infatti, dal coraggio di produrre un film tratto da un libro per oltre cento anni censurato, nasce una pellicola attuale:un affresco della Sicilia a metà dell'Ottocento ma anche un affresco affine, per alcuni aspetti, alla società contemporanea. Anche nella società odierna l'uomo mette al primo posto il potere affiancato dal denaro, con la sola differenza che il potere fa il denaro ma non sempre il denaro fa il potere. Ecco perché vediamo i politici esser portati dalla corrente, ammettendo l'incoerenza pur di aver potere. Per quanto riguarda il conflitto padre-figlio, oggi, fortunatamente il padre non rappresenta più una figura dispotica, anzi oggi molti genitori sono troppo permissivi e vediamo alcuni ragazzi che vivono senza regole. Il film presenta pochi ma efficaci effetti speciali, la fotografia è abbastanza chiara e presenta dialoghi scorrevoli. Pur essendo, sicuramente, il libro più dettagliato, il film ha reso nel miglior modo il ritratto di quel tempo. Gli attori, inoltre, non avrebbero potuto far di meglio:Alessandro Preziosi e la sua volubile capacità di adattarsi al personaggio; Cristiana Capotondi che con il suo brio ha saputo interpretare tutta la vivacità e la drammaticità del personaggio;infine è impossibile non citare Buzzanca, che, grazie alla sua interpretazione, ha reso più realistiche le scene.

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