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Relazione de “Cristo si è fermato ad Eboli”

“Cristo si è fermato ad Eboli” è un romanzo autobiografico scritto da Carlo Levi e pubblicato da Einaudi nel 1945. A Levi, personaggio scomodo per il governo fascista, tocca affrontare un esilio in Lucania, terra lontana, geograficamente e culturalmente, dalla sua Torino, nella quale viene a contatto con le realtà particolari di due località, prima di Grassano e poi di Gagliano. Levi conosce pian piano gli abitanti di quei luoghi considerati fuori dalla storia, dalla civiltà, quasi fuori dall’Italia, contrari al governo di Roma, considerato un rifugio di uomini potenti che realizzano ogni cosa a proprio vantaggio senza cambiare la loro situazione. Quella presentata non può essere considerata certamente una storia molto movimentata, ma è più che altro un percorso personale compiuto dall’autore, alla scoperta di luoghi ameni e, allo stesso tempo, pericolosi, descritti dal suo occhio di pittore ma anche di personalità forti e deboli rintanate del dimenticatoio di un Meridione troppo debole per emergere. La permanenza in quei luoghi ha un effetto prorompente nell’autore, dato che, quando ritorna per alcuni giorni a Torino per la morte di un parente, si nota come la sua assuefazione ai costumi, alle tradizioni e al pensiero meridionali lo abbia reso diverso non solo dai suoi ex-concittadini, ma anche da chi era in precedenza. Infatti, l’autore sembra capire i bisogni e le richieste di quel popolo che lo ha accolto con tanta generosità e che nasconde un passato tumultuoso, contrassegnato da un brigantaggio a volte giustificato a volte condannato da Levi, quasi come se fosse l’unico modo possibile per ribellarsi ad uno stato assente e nemico. Il cambiamento dell’autore è ancora visibile alla fine del romanzo, quando Levi ritorna nel suo paese nativo quasi a malincuore, consapevole di aver conosciuto persone vere, ma senza speranza o futuro.

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