Come Wang-Fô fu salvato di Marguerite Yourcenar


Un tono di antica leggenda orientale pervade questo racconto di Marguerite Yourcenar.
La rinuncia a tutto da parte di Ling (all’amore, alle ricchezze e infine alla stessa vita) per farsi discepolo di Wang-Fô, il vecchio pittore dalla straordinaria capacità di catturare la realtà e, anzi, di superarla, sottolinea la grande potenza espressiva e fascinatrice dell’arte. Wang-Fô ama l’immagine delle cose più delle cose stesse.
La delusione e la rabbia dell’imperatore nascono dal contrasto tra le suggestioni suscitate dalle opere del pittore e la mediocrità del mondo.
Il racconto ispirato a una leggenda cinese che diede spunto anche ad altri scrittori appartiene a una raccolta del 1938 ed è dedicato al ruolo dell’artista. Di Wang-Fô si diceva “che avesse il potere di dare la vita alle sue pitture”: una osservazione di cui il lettore capirà la vera importanza quando si troverà di fronte al magico finale del racconto. Un tema simile compare anche nel Ramayana, una delle grandi opere epiche dell’India classica. Lì è un famoso poeta ad essere imprigionato da un sovrano adirato e ad essere liberato dalle sue creazioni, che egli invoca e che vengono a soccorrerlo nella cella in cui è rinchiuso.
L’imperatore del racconto della Yourcenar simboleggia bene la crudeltà e la paura del potere, che si vede minacciato dalla bellezza. Il regno delle Mille Curve e dei Diecimila Colori è più grande dell’impero dei Cinque Fiumi.
Marguerite de Crayencour era nata a Bruxelles da padre francese e madre belga. Cominciò a pubblicare poesie e brevi prose nel 1921, firmando con lo pseudonimo di Marguerite Yourcenar, anagramma del suo vero nome.
Nel 1939 si traferì negli Stati Uniti, dove insegnò letteratura francese. Tornata in Europa nel secondo dopoguerra, pubblicò Memorie di Adriano, il suo capolavoro, alternando poi soggiorni tra Stati Uniti ed Europa. Il romanzo ricostruisce, in forma autobiografica, le memorie dell’imperatore romano. “Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo”, fa dire all’io narrante, che porta su di sé i problemi dell’umanità di ogni tempo, alla ricerca di un accordo tra la felicità e il metodo, tra l’intelligenza e la volontà. Nel 1980 fu accolta, prima e unica donna, nell’Académie Française, massima istituzione culturale francese.
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