Un colloquio musicale di Paolo Maurensig


I due ragazzi del racconto si cercano e comunicano con il linguaggio della musica. Il grido di solitudine lanciato dal violino dell’uno viene colto e riecheggiato dallo strumento dell’altro, in modo da creare un intimo colloquio di note e da avvicinare due anime affini. Kuno e Jeno ancora non si conoscono, ma si ascoltano e “chiacchierano” a modo loro, esprimendo i loro sentimenti e le loro confessioni con le note. In effetti la musica è un sistema linguistico e logico che ha un suo alfabeto, formato da vibrazioni di diversa durata, intensità e altezza.
In Incontri ravvicinati del terzo tipo, un film di fantascienza degli anni Ottanta, s’immagina addirittura che la musica possa essere la lingua internazionale o, meglio, interstellare del futuro, poiché si basa, come la matematica, su leggi universali: invece di messaggi verbali gli alieni spediscono sulla Terra una “fuga”!
Canone inverso è un racconto nel racconto: in seguito all’acquisto di un violino, l’io narrante conosce uno scrittore che a sua volta gli narra d’aver incontrato a Vienna uno strano musicista.
I racconti sono dunque tre, quello dell’io narrante, che si rivolge ai lettori, quello dello scrittore, che si rivolge all’io narrante, quello del musicista, che si rivolge allo scrittore: l’uso della prima persona e la facoltà di narrare si spostano dall’uno all’altro personaggio. In particolare è la storia del musicista, Jeno Varga, a costituire il nocciolo del libro: figlio illegittimo e cresciuto in una famiglia semplice, grazie al suo straordinario talento musicale riesce a frequentare l’esclusivo Collegium Musicum, dove conosce il nobile Kuno Blau, che diventerà suo amico, gareggiando con lui in bravura. Invitato nel castello dei Blau, Jeno scopre che il genitore del compagno è anche suo padre. Questa scoperta e l’avvento del regime nazista spezzeranno l’amicizia tra i due ragazzi. Il romanzo però non finisce qui e presenta una serie di colpi di scena riguardanti non solo Jeno ma anche l’io narrante, la cui identità sarà rivelata solo nelle ultime pagine del libro.
Paolo Maurensig è nato a Gorizia e ha esordito nel 1993 con un romanzo di grande successo, La variante di Luneburg, incentrato sul gioco degli scacchi. Nel 1996 ha pubblicato Canone inverso, dal quale nel 2000 è stato tratto un film, diretto da Ricky Tognazzi.
I due romanzi hanno molto in comune: la narrazione in prima persona e “a scatole cinesi”, in cui si parte dall’epoca presente arrivando, con un flashback, alla Germania nazista degli anni Trenta e alla persecuzioni razziali; la presenza di due protagonisti simili ma antitetici; lo scambio d’identità; e la consacrazione ad un’attività che richiede rigore e sacrificio.
Maurensig si ispira agli scrittori mitteleuropei, come Mann, Uhlman, Márai, Hesse, sia nello stile, calibrato ed essenziale, sia nei tempi come l’amicizia tra studenti, le differenze sociali, le tradizioni ebraiche, il riferimento ad un mondo in declino, il “doppio” e la confusione di identità. Il suo ultimo romanzo, L’uomo scarlatto, è del 2001.
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