Daniele di Daniele
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Collana Filosofica i « Cento Talleri »
Presentazione

“Un po’ per pietà, un po’ per negligenza e un po’ per calcolo, si lascia vivacchiare la filosofia in un ambito accademico sempre più stretto, dove si tende sempre più a sostituirla con la tautologia organizzata” (T.W. Adorno, Minima moralia § 41)

Così scriveva Adorno nei Minima Moralia (§ 41) più di trent’anni fa: e non ci pare che, rispetto ai tempi in cui egli scriveva, la situazione sia molto cambiata. Infatti sembra che oggi la filosofia goda di ben poco spazio all’interno della nostra società, che, quando non se n’è sbarazzata, l’ha relegata in quell’ambito accademico che, anziché favorirne lo sviluppo, troppo spesso l’ha snaturata tramutandola in “tautologia organizzata”, in banali filastrocche ripetute da professori dall’alto della loro cattedra. La filosofia pare aver smarrito la sua forza critica, la sua natura dialogica, la sua tensione verso una verità cercata perché non posseduta. Risalendo la corrente al rovescio, “I Cento talleri” è una collana che si propone di riscoprire i testi filosofici dimenticati, riproponendoli in maniera fedele, senza corrompere la loro integrità e, pertanto, restituendo la voce ai filosofi e alla loro critica spietata delle storture dell’esistente: ed è in vista di questo difficile e ambizioso obiettivo, che la nostra collana vuole riscoprire i pensatori, i temi, le linee di pensiero più celati e “scomodi”, quelli di cui il nostro tempo vorrebbe essersi definitivamente sbarazzato perché portatori di verità “altre”, perché in perenne alterco con lo status quo, perché non disposti a scendere a patti col mondo. In particolare, ci proponiamo la riscoperta di quel “filone minoritario” della nostra tradizione culturale che corre parallelo al filone principale (metafisico e pacificante, dogmatico e contemplante verità già date) e che ad esso è stato fino ad oggi indebitamente subordinato. Un filone critico, antidogmatico e, talvolta, insolente, che trova la sua massima espressione nella figura del “parresiasta” di cui diceva Michel Foucault: il parresiasta è il critico per eccellenza, colui che non accetta le verità di comodo e i giochi di potere, colui che smaschera ciò che non va e sbotta verità che feriscono la coscienza smuovendola dal suo torpore e dall’indifferenza in cui è ibernata.

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