Ominide 50 punti

Il libro è palesato sulle esperienze reali della giovane vita di una fanciulla ebrea di quattordici anni, che vive in una successione agghiacciante prima un’esperienza nel ghetto di una cittadina in Polonia, poi la dura fatica in un campo da lavoro ed infine la vergogna, l’umiliazione, e la perdita di dignità in un campo di prostituzione. Daniella, ragazza molto giovane, sente su di sè la mostruosità di una situazione insostenibile, orribile, ai limiti della descrizione: il suo giovane e puro corpo, accompagnato da quello di altre ragazze e donne che condividono queste brutale situazione, viene sfruttato e utilizzato come mezzo di piacere dalle SS premiate e spedite in licenza al cosiddetto "campo della gioia". Daniella arriva, quasi inconsapevolmente, spinta dalle sofferenze ed umiliazioni fisiche e morali cui deve sottostare, a una decisione liberatrice, seppur molto riflettuta e ponderata. L’espressione "Casa delle bambole" è il modo in cui le prigioniere dei vicini campi di lavoro, chiamavano il luogo in cui si trovavano le donne "fortunate" che avevano a disposizione cibo in abbondanza, riparo dai freddi invernali e la possibilità portare avanti l'illusione di poter scappare dalla tragedia europea. Un’invidia senza fondamenti, che non aveva conoscenza di tutto il retroscena mostruoso che le fanciulle del campo “rigoglioso” erano costrette a vivere. Un libro che con crudezza, e realismo, racconta la verità su un periodo che spesso si cerca di cancellare dalla mente, perché troppo duro, troppo forte e triste. Il linguaggio utilizzato è molto diretto. Questo certamente perchè il lettore possa avere la possibilità di trovarsi ad impatto di fronte alle scene descritte, senza mediazioni, mezzi termini e barriere, proprio per assaporare il clima privo di pietà, e ben lontano da dolci speranze.

Registrati via email