Ominide 1864 punti

Scheda analisi testuale


Autore Cesare Pavese
Titolo Il Carcere (Prima che il gallo canti)
Editore Oscar Mondadori

1. Caratteristiche del testo

Genere Romanzo con sfumature autobiografiche

Temi Tema della solitudine, centrale durante tutto il romanzo, che è uno sviluppo dei pensieri e delle sensazioni del protagonista, sconfitto dal confino e dall’ingiustizia di esso; tema dell’amore, affrontato con superficialità; tema del paesaggio, importante perché rappresenta la prigione “mentale” del protagonista, che per esempio considera il mare come la quarta parete della sua prigione; tema della delusione, per quanto riguarda la donna traditrice delle lettere che lui ha protetto; tema del sesso; tema dell’analisi personale.

Stile Pavese utilizza uno stile sobrio, essenziale, con un linguaggio tuttavia elevato e leggermente antiquato rispetto al giorno d’oggi. I periodi sono solitamente brevi, prevale la coordinazione delle frasi, utilizza spesso la punteggiatura. Lo stile non mi ha coinvolto molto nel racconto, tuttavia è efficace poiché permette all’autore di spiegare le sensazioni del protagonista con il giusto distacco e la giusta linearità.

Narratore Il narratore è esterno, ma non onnisciente. Conosce, infatti, ogni pensiero di Stefano, ma resta dubbioso e vago per quanto riguarda gli altri personaggi. L’autore, volendo rappresentare se stesso in Stefano, ha fatto, a mio parere, la scelta migliore.

Ruoli dei personaggi e loro interazioni
Il protagonista è Stefano, un uomo stato in carcere e condannato al confino. Non è un uomo arrabbiato, ma deluso, piuttosto rassegnato e pacato. Si lascia trasportare dal destino senza cercare di cambiare le cose radicalmente. Il rapporto che dimostra questa affermazione è quello con Elena: una donna materna, amorevole, ossia il contrario della donna ideale di Stefano, ossia selvaggia, che sappia tenergli testa, come Concia. Quest’ultima è descritta come animalesca, di muso caprino, ma bella nella sua selvaticità, sebbene povera e nella condizione di serva. Giannino è un personaggio molto importante, poiché è il rapporto di amicizia stabilito con lui che sostiene Stefano nella sua solitudine sempre presente. Infatti, dopo l’arresto di Giannino, Stefano ricorda molti dei momenti passati con lui, aggiungendo una nota di nostalgia al racconto.

Ambiente (tempo e spazio) C’è un equilibrio tra spazio aperto e chiuso. Gli spazi aperti danno a volte un senso di libertà (il mare), altre un senso di prigionia anche fuori dalle mura. Questo avviene a causa del carattere contraddittorio di Stefano. Lo spazio chiuso prevalente è la stanza di Stefano, un ambiente sempre pronto al cambiamento, con la sua sporcizia, la valigia non disfatta e il letto di Stefano. È estremamente importante per lo sviluppo del rapporto con Elena, testimoniato anche dall’armadio.

Ambiente sociale L’ambiente sociale rappresentato non è specifico, poiché non ha molta importanza. Si suppone che i personaggi siano di media e bassa estrazione sociale.

Sfondo storico Dal romanzo non si comprende, tuttavia sappiamo che Stefano, come Pavese, è stato incarcerato per delle lettere di stampo antifascista. Quindi lo sfondo storico è quello dell’Italia fascista, forse poco prima dello scoppio della Guerra.

Riassunto
Stefano, uscito dal carcere, deve scontare un periodo di confino in un paese a lui estraneo. Qui stringe dei rapporti con alcuni abitanti, tra cui i più importanti sono quelli con Giannino, Elena e, indirettamente, Concia. Sviluppando questi tre rapporti, trascorre i giorni in questo paese senza mai disfare la valigia, meditando a lungo sulla sua solitudine e sull’ingiustizia della sua pena. Alla fine, gli viene detto di essere libero, così Stefano prende il treno, pensando un’ultima volta a coloro che non sono presenti alla sua partenza, in particolare Giannino.

2. Interpretazioni personali

Coerenza del titolo Perfetta, poiché, sebbene Stefano non sia fisicamente in carcere, è come se lo fosse, poiché l’esperienza passata l’ha segnato profondamente.

Suggerimento titolo alternativo Come foglie spazzate

Punti importanti
• Trovare paragrafi particolarmente efficaci e indicarne la pagina

Pag.87-88; pag. 98-99; pag. 131-132; pag. 135

• Citare un pensiero importante, un'immagine o altro
«Poi rise nervoso. “…Forse stasera aspettavate qualcuno… Non mi direte che l’avete scelto voi, di venire quaggiù. Non si sceglie il destino.” “Basta volerlo, prima ancora che ci venga imposto” disse Stefano. “Non c’è destino, ma soltanto dei limiti. La sorte peggiore è subirli. Bisogna invece rinunciare.”»

Citazione
Pagina
96 Titolo Lotta
«Senza lotta, s’accorse Stefano, non si può stare soli; ma star soli vuol dire non voler più lottare. »

3. Valutazione

Come consideri l'opera?
Considero l’opera difficile e molto varia.

Argomenta la tua opinione
Tratta vari temi in maniere diversificate, perciò, pur nella semplicità dello stile, ha una complessità elevata a livello di messaggio e tema.

L’opera ti ha indotto a cambiare idea rispetto alla tematica principale?
Non c’è una vera e propria tematica concreta su cui riflettere, tutto è incentrato sulla solitudine e sull’ingiustizia. Quest’ultima, in particolare, è molto attuale come tema, infatti tutt’ora persone innocenti o colpevoli di reati minori vengono puniti ingiustamente, ed è una delle peggiori piaghe della nostra società.

Dai un voto al testo da 1 a 10
8, poiché lo stile non mi ha entusiasmato, ma l’attenta analisi personale e lo sviluppo dei temi mi sono piaciuti molto.

4. L'autore

Breve biografia
Cesare Pavese nasce a Santo Stefano Belbo nel 1908, da cui si trasferisce in seguito a Torino. Pavese è un ragazzo molto solitario e chiuso, caratteristiche peggiorate dalla morte del padre. Questa riduce in uno stato di isolamento anche la madre, che non è un grande sostegno per Cesare, che tenderà spesso al suicidio. Studia al liceo classico Cavour a Torino, e poi al D’Azeglio. Successivamente si iscrive alla facoltà di Lettere. Nel 1931 perde la madre, con uno sfondo di problemi già presenti da tempo, specialmente di tipo economico. Da sempre antifascista, Cesare viene condannato al confino, così passa un anno a Brancaleone Calabro. Dopo la guerra, a causa di una delusione d’amore, tenta il suicidio. Il 27 agosto 1950 Cesare Pavese si toglie la vita, lasciandoci con una frase scritta: “Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi”.

Altre opere
La bella estate, Dialoghi con Leucò, Tra donne sole, Il compagno, La casa in collina, La luna e i falò, Il diavolo sulle colline, e molti altri.

Ambiente storico e/o sociale per comprendere meglio l'opera
Pavese vive la stessa solitudine e contraddittorietà di Stefano nel suo confino a Brancaleone Calabro, perciò l’opera risulta quasi un’autobiografia. L’autore, infatti, è amareggiato per la sua condizione dovuta semplicemente all’antifascismo. L’ingiustizia lo ha accompagnato durante tutta la vita.

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