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Il sentiero dei nidi di ragno

Il sentiero dei nidi di ragno è un libro di Italo Calvino, uno dei maggiori esponenti insieme a Vittorini e Pavese del neorealismo, movimento nato nel periodo della resistenza. Gli autori neorealisti intendevano rappresentare la realtà contemporanea della guerra, della resistenza e del dopo guerra, per poter dare una testimonianza di un’epoca che segna tragicamente tutto il popolo italiano. Proprio il bisogno di rappresentare direttamente storie vissute in prima persona, comporta la scelta della prosa anziché della poesia e l’adozione di un linguaggio chiaro ed esplicito. La letteratura concepita dagli scrittori neorealisti era definita una letteratura “impegnata”, non scrivevano opere di svago, bensì libri che in grado di aiutare a prendere coscienza della situazione disastrosa di quel periodo; si afferma così il concetto di un intellettuale impegnato, a diffondere un messaggio ben preciso. Proprio per questo scopo vengono fondate alcune riviste, la più importante è “il Politecnico”; proprio con esso collabora anche Calvino; che nello stesso periodo diventa uno dei dirigenti della Einaudi, una casa editrice fondata nel 1933, che con diversi collaboratori accomunati da ideali antifascisti arriva a ricoprire, negli anni 40, un posto di primo piano nel panorama della letteratura italiana. Quello in cui si sviluppa il neorealismo è il periodo in cui si consolida in Italia l’opposizione al fascismo che dal 1923 affligge il popolo italiano. Già dal 1942 l’opposizione al fascismo si organizza, in fatti nel giugno si era costituito il partito d’azione e nell’ottobre la democrazia cristiana. La resistenza vera e propria però viene organizzata dopo l’armistizio dell’8 settembre, quando iniziano ad uscire dagli eserciti i primi gruppi di combattenti volontari reclutati poi dalle formazioni partigiane. La resistenza può essere definita quindi, una volontà di riscatto dal fascismo, una guerra fatta per liberare il territorio dal dominio fascista. Tale “fenomeno”, si sviluppa principalmente nell’italia del nord e solo successivamente nell’italia centrale, i raggruppamenti più numerosi sono quelli delle brigate di Garibaldi, Italo Calvino entra a far parte proprio di questo gruppo, ma già nel 1965 si allontana dal PCI. Calvino, scrive molti libri nei quali descrive la resistenza; primo fra tutti “il sentiero dei nidi di ragno”. In questo romanzo viene descritta la guerra attraverso lo sguardo trasognato e dispettoso di un bambino, che vede il mondo con l’asciutta chiarezza di una macchina fotografica, perché non possiede ancora gli strumenti morali con cui gli adulti distinguono, distorcendolo spesso, il bene dal male. Quella di Pin, protagonista del libro, è un’infanzia agra e selvaggia, egli vive con la sorella (una prostituta), in un clima di privazioni e di confusione, nel periodo della resistenza. Ragazzo ribelle e scanzonato qual è ruba la pistola di un marinaio tedesco per vincere una scommessa con i grandi dell’osteria, così da guadagnarsi la loro fiducia. Viene rinchiuso in prigione, ma riesce a fuggire con un compagno: lupo rosso, un partigiano molto conosciuto. In seguito anche Pin entra a far parte dei partigiani per due motivi principalmente: è attratto da parole oscure e affascinanti (come GAP, troschista, STEN, SIM) alle quali attribuisce significati favolosi; cerca un amico che abbia le sue stesse idee, per confidarsi, per poter sentirsi importante almeno per qualcuno. Spesso il bambino non capisce molto delle lotte dei grandi, ma si sforza di apparire adulto soprattutto con il suo linguaggio spregiudicato e scurrile, con atteggiamenti spavaldi, e con ostentata aggressività, ma in realtà il suo è un animo, bisognoso di tenerezza, smarrito in quel mondo dei grandi che lo attrae ma spesso lo disgusta. Vive nel Carruggio Lungo, e ha una voce da bambino vecchio, le lentiggini rosse e nere gli si affollano intorno agli occhi, fuma, beve e spia di notte con schifo gli amplessi della sorella prostituta. Conosce molto bene tutte le canzoni dell’osteria, i ragazzi non gli vogliono bene, si mettono a picchiarlo perché Pin ha due braccine “smilze smilze” ed è il più debole di tutti. Proprio per questo motivo egli prova a ritagliarsi un ruolo tutto suo nel modo che conosce meglio, ovvero quello del monello beffardo senza vergogna, che con i suoi scherzi spazza via le ipocrisie degli adulti. Quella di Pin è in realtà una maschera, lui ha un vuoto, un dolore segreto da nascondere, sotto la ruvida superficie infatti, nasconde un profondo desiderio di purezza, di pace. In tutto il libro è costante la presenza di due desideri del bambino entrambi molto importanti: trovare la vera amicizia, un amicizia particolare che colmi quel vuoto lasciato dai genitori morti troppo presto; e la voglia di vivere quell’infanzia che purtroppo non ha ancora potuto vivere. Pin si trova tra un infanzia che non gli appartiene e un mondo adulto ancora lontano ed estraneo, ma che tuttavia lo attrae, perché sente che lì forse potrà trovare l’Amico, il compagno con cui condividere il suo più grande segreto, un posto che solo lui conosce, un posto incantato: il sentiero dove fanno il nido i ragni. Nel frattempo il bambino trasporta anche lì il suo bagaglio di sofferenza e di crudeltà, e in quel luogo magico si trasforma da vittima in carnefice delle creature di fossi e prati, infilza i ragni su lunghi stecchi per osservarli con gelida attenzione, e taglia la zampette dei grilli per fare “strani mosaici”. È proprio nel suo amato rifugio che Pin mette in pratica ciò che impara dalla Storia: sempre e ovunque i forti hanno la meglio sui deboli.. Anche se a volte sembra volerne dubitare, questa è l’amara saggezza raggiunta nel corso della sua ancor breve vita. Alla fine Pin troverà il tanto bramato Amico, e lo troverà proprio nel mondo dei grandi: Cugino, con il suo mantello scuro e le mani grandi, che sembrano di pane, si prende cura di lui quasi con atteggiamento paterno «E continuarono a camminare, l’omone e il bambino, nella notte, in mezzo alle lucciole, tenendosi per mano.».
Calvino, grazie al suo linguaggio semplice e scorrevole fa rivivere un periodo importantissimo e allo stesso tempo molto crudele che fa parte della nostra storia mostrando attraverso lo sguardo disincantato di un bambino a cosa il mondo dei grandi può arrivare; il narratore è onnisciente, il linguaggio è semplice, e la narrazione veloce intervallata da molti dialoghi, rende il testo facilmente comprensibile e particolarmente appassionante.

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