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Il cavaliere inesistente

Recensione

Il cavaliere inesistente è la storia di Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez, cavaliere di Carlo Magno, il quale si rifiuta di mostrare a chiunque il suo viso... perché nell'armatura non c'è niente! L'uomo vive perennemente con la corazza: non mangia, non dorme e non si riposa per il semplice motivo che al suo interno non ha un corpo di carne e, essendo un uomo preciso e perfettino, viene detestato da tutti. Attorno al campo di battaglie si intrecciano le storie del giovane Rambaldo che vuole vendicare suo padre, ma si innamora della donna che lo salva, Bradamante, e parte disperato, lontano da lei perché quest'ultima si è innamorata di Agilulfo; di Bradamante, alla ricerca dell'uomo perfetto da amare; del pazzo Gurdulù, uomo con un corpo ma che non si ricorda più quale sia la sua identità (qui si legge il dramma opposto a quello del Cavaliere insistente); di Tossirmondo, che si dichiara figlio illegittimo (causando anche la partenza di Agilulfo) e lascia l'esercito andando alla ricerca del Graal.

In questo interminabile elenco di viaggi(che portano anche Agilulfo in Marocco, presso il Sultano) alla ricerca di qualcosa, si scoprono le debolezze, le false aspettative e le menzogne dei diversi personaggi, al di sopra dei quali risalta Agilulfo, unico che, al veder svanire la sua missione di vita (essere un cavaliere), svanirà a sua volta. Il paladino infatti, una volta privato del titolo per il fatto di non aver mai salvato uan fanciulla vergine, svanirà come aria.
Ciò che mi ha colpito della personalità di Agilulfo, al di là della sua ricerca quasi maniacale e pedissequa della verità ad ogni costo, è un lungo discorso che egli fa a proposito di ciò che lo mantiene "vivo". Ragionando sul fatto che egli non ah corpo e che quindi non prova bisogni corporali, il cavaliere riflette sulla necessità, per lui, di pensare continuamente, perché egli è puro pensiero, nient'altro che questo e, se smettesse di esercitare la sua capacità di memoria, deduzione e ricerca, non sarebbe più nient'altro che una carcassa vuota. Il personaggio fa questa riflessione con amarezza, quasi invidiando i bassi e meschini compagni di guerra che a volte possono permettersi di non fare nulla o di essere quasi "bestie", mentre egli è condannato a non avere mai pace. In me, che penso che il pensiero, al pari della capacità di provare compassione, siano le più alte facoltà umane, questa confessione ha suscitato un ripensamento sul valore del pensiero di per sé, senza utilità, che sfiora il teorismo peggiore.
In una società che mette sempre al primo posto il corpo, la sua forma e la sua bellezza, Calvino sembra dare ragione agli edonisti, ai cultori dell'apparire, mentre invece dichiara semplicemente, a mio avviso, che la vita di chi si limita ad addestrare la propria intelligenza teorica, è ben triste, perché non coinvolge il cuore, le passioni e i sentimenti. A voler essere troppo perfetti, come Agilulfo, a non volersi concedere nessun margine di errore e di perfettibilità si finisce per dissolversi al primo intoppo, mentre un personaggio come Bradamante dimostra che si possono fare mille errori, si può cambiare vita e rinnegare il passato, ma se ci si concede la propria compassione, e si arriva a far luce sui propri sbagli, si trova anche una soluzione e, perché no, l'amore.

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