Ominide 600 punti

La bottega del caffè

Carlo Goldoni


Ambientazione: Venezia, 1700-1800.

Durata: film-circa 110 minuti, opera-45 pagine

Motivazione del titolo: il personaggio principale è proprietario di una bottega di caffè in Venezia e la gran parte della vicenda si svolge in essa, nella piazza davanti ad essa e nelle botteghe vicine.

Lingua e stile: nella prima copia originale, come spiegato nella prefazione dallo stesso autore, molti personaggi utilizzavano la lingua veneziana, ma per presentare al meglio la commedia nei teatri di tutta Italia, venne completamente tradotta in linguaggio fiorentino, il più parlato a quei tempi; commedia.

Datazione: 1750, letta la versione redatta nel 1996.

Personaggi:



    Ridolfo: proprietario della bottega del caffè, persona per bene, gentile e intelligente.
    
Don Marzio: gentiluomo napoletano, la riservatezza non è la sua dote principale, adora parlare delle disavventure altrui, sapere tutto di tutti e vuole sempre avere ragione anche se ha nettamente torto.
EUGENIO mercante di stoffe, sposato con Vittoria, gioca d’azzardo e perde sempre, ne ha ormai sviluppato una malattia dalla quale non riesce a fuggire, neanche quando la moglie si allontana da lui e gli amici cercano di aiutarlo.
FLAMINIO sotto nome di Conte Leandro, è scappato da Torino e dalla moglie Placida, ha una relazione con Lisaura.
    Placida: moglie di Flaminio, in abito di pellegrina si reca a Venezia alla ricerca del marito.
    Vittoria: moglie di Eugenio, preoccupata per la fissazione del marito e non abbastanza forte per restare con lui trovandolo perso nel gioco e, da quanto le viene raccontato, nel divertimento con altre donne.
    
Lisaura: ballerina di Venezia, molto bella, viene vista come una donna di facili costumi invece non lo è.

    Pandolfo: biscazziere proprietario della sala da gioco, brutta persona, gioca nelle sue bische per prendere ancora più soldi ai giocatori.

    Trappola: garzone di Ridolfo, molto allegro, divertito dalle vicende della piazza, soprattutto dal comportamento di Don Marzio.
    Un garzone del parrucchiere, che parla
    Altro garzone del caffettiere, che parla
    Un cameriere di locanda, che parla
    Capitano di birri, che parla
    Birri, che non parlano
Altri camerieri di locanda, che non parlano
Altri garzoni della bottega di caffè, che non parlano

Trama:


Il signor Eugenio perde tutti i suoi soldi nel gioco d’azzardo, fino ad arrivare a chiedere in prestito dei soldi da Don Marzio in cambio di un paio di orecchini della moglie.

Don Marzio, signore ricco di soldi ma povero di buon senso, racconta la faccenda a Ridolfo e Trappola e i due sono dispiaciuti della sventura di Eugenio, mentre Pandolfo, sapendo la notizia, ne appare molto soddisfatto, perché prendendo lui stesso parte alle bische, si arricchisce sempre di più, soprattutto con i soldi dello sfortunato Eugenio.

Eugenio perde trenta zecchini sulla parola e ne deve anche restituire dieci a Don Marzio, Pandolfo si offre di trovare per lui i soldi da un suo amico, ma Ridolfo si offre di comperare da Eugenio trenta zecchini di stoffe di panno per poi rivenderle e fare fruttare il negozio.

In bottega, Eugenio, Don Marzio e Ridolfo parlano della relazione tra Lisaura e il conte Leandro, Ridolfo dice che i due si vogliono sposare, mentre Don Marzio spiega che nella casa delle ragazza entra chiunque.

Eugenio cerca di entrare in casa della ballerina ma ella lo rifiuta e il conte ride di lui ed entra in casa di Lisaura.

Eugenio incontra una pellegrina che gli dice di stare cercando suo marito Flaminio, Eugenio non sa chi e egli sia, ma, provando pena per la donna, vuole offrirle alloggio nella locanda dell’amico Ridolfo; la scena viene vista da Don Marzio che parlando poi con Eugenio lo fa dubitare delle parole della donna e perciò egli rientra in locanda a chiedere la verità alla pellegrina Placida.

Vittoria arriva in piazza e parla con Don Marzio che rivela delle perdite di gioco di suo marito, delle “tresche” con la pellegrina e la ballerina e del prestito preso con lui stesso in cambio dei suoi orecchini; la donna è infuriata e litiga con il marito e infine decide di tornare a casa del padre, ella ha paura di cadere in rovina con il marito.

Ridolfo torna a bottega e Trappola gli racconta dell’accaduto, tra Eugenio e la moglie.

Quando Eugenio arriva in bottega chiede subito a Ridolfo se egli abbia fatto fruttare la vendita dei suoi panni, quest’ultimo però non vuole restituire a lui i soldi perché sa che egli li risplenderebbe immediatamente nel gioco, così lo incita a restituire a lui stesso i trenta denari in prestito e con i dieci che restano dalla vendita ripagare Don Marzio, Eugenio ragiona e acconsente alla richiesta, riconoscendo la gentilezza e l’intelligenza dell’amico.

Poco dopo Eugenio incontra Leandro che lo incita a giocare con lui, con la scusa di giocare solo una cioccolata, Eugenio si sente costretto a prendere parte al gioco per dimostrare di avere ancora zecchini.

Don Marzio arriva alla bottega dopo aver girato per ogni gioielliere, e essendosi sentito ripetere da tutti che gli orecchini non valgono dieci zecchini è infuriato e parla con Ridolfo, che gli da dieci zecchini per riprendere gli orecchini e poi restituirli ad Eugenio, ma Don Marzio lo obbliga ad andare con lui e restituirli alla moglie.

Eugenio perde i dieci zecchini in gioco con Leandro e si arrabbia con Ridolfo perché vuole avere più soldi così si incammina a cercarlo, quando incontra Pandolfo, si ferma con lui a parlare del negozio dei panni compiuto da Ridolfo e Pandolfo lo incita a dare a lui l’altra parte dei panni in modo che egli possa trovare denari subito invece di aspettare il resto dei denari di Ridolfo per cui egli avrebbe dovuto aspettare, così si accordano. Ma mentre Eugenio scrive l’accordo arriva Ridolfo che, facendo ragionare Eugenio che questo nuovo contratto frutterebbe molto meno del primo, fa stracciare il contratto e gli da altri zecchini ricevuti dalla vendita.
Pandolfo è arrabbiato per l’interruzione di Ridolfo così invita Eugenio a giocare, che accetta subitamente sapendo di avere così tanti denari in tasca, ma egli deve cercare di entrare nella sala da gioco senza farsi vedere da Ridolfo così prima parla con l’amico che gli riferisce degli orecchini, poi promettendo di tornare a casa da Vittoria, scappa a giocare.

Don Marzio tenta, come in precedenza Eugenio, di attaccar briga a Lisaura ed entrare in casa, ma ella lo rifiuta come ha fatto con Eugenio, sottolineando di essere una donna onorata. Poi Don Marzio vede Placida alla finestra, i due parlano di Eugenio, il signore gli dice che egli ha una bella moglie e fa intendere alla pellegrina di considerarla una poco di buono in servizio di Eugenio, ma essa lo nega e se ne va.

Eugenio vince sei zecchini nel gioco con Leandro ma quest’ultimo fa capire a Ridolfo di aver perso a posta per così poter allettare ancora Eugenio a giocare; il vincitore si sente fortunato e felice, anche se in realtà non ha rivinto neanche la metà di ciò che ha perso, e inoltre invita gli altri giocatori a mangiare con lui nelle stanze di Pandolfo e magari dopo continuare a giocare, nonostante i consigli avversi di Ridolfo che non sa più come aiutarlo.
Eugenio, Leandro e Don Marzio si siedono nella locanda di Pandolfo e decidono di invitare a cena anche due donne, per rendere il pranzo più interessante, così Leandro invita Lisaura e Eugenio dice di voler invitare la pellegrina ma ella non vuole venire. I tre cominciano a parlare e si scopre che Leandro è di Torino.

Ridolfo ragiona sul poco ingegno di Eugenio, che pranza con così tanta gioia, infondata, mentre la moglie piange per lui a casa.

Mentre i tre e la ballerina stanno pranzando, Vittoria, in maschera, passa sotto alla locanda e il marito, non avendola riconosciuta, con un bicchiere di vino in mano, e molto allegro, la invita a salire più volte, mentre la ballerina è a fianco a lui alla finestra, Vittoria si sente svenire e chiede aiuto a Ridolfo. Nel frattempo tra le urla dei commensali, Placida riconosce la voce del marito sentendola più di una volta, così si fa accompagnare da un cameriere nella sala da pranzo; Leandro, in realtà Flaminio, marito di Placida, la riconosce e le corre dietro con la spada mentre ella correndo di nasconde nella bottega di Ridolfo, ed Eugenio si ferma sulla soglia della locanda con la spada schierata a difendere Placida contro Leandro che, trovando la porta della casa di Lisaura aperta entra fuggendo.

Eugenio urla alla donna mascherata di andarsene visto che lei non è inclusa nella discussione ma ella resta lì così l’uomo le incute paura con la spada obbligando Ridolfo a correre, anche lui con la spada, in difesa della donna; appena Eugenio scopre che ella è sua moglie scoppia a piangere disperato, rinfodera la spada, butta a terra il cappello ed entra in bottega. Ridolfo si offre come intermediario fra i due per riunirli e farli ragionare entrambi, entra nella bottega in cerca di Eugenio ma egli è fuggito, lo riferisce a Vittoria ed essa si infuria ancora di più contro il marito ma viene convinta da Ridolfo ad aspettare in bottega mentre egli ritrova il signore, scappato perché senza il coraggio di chiederle scusa.

Leandro viene rinnegato da Lisaura, così egli parla con Don Marzio richiedendo segretezza, quest’ultimo gli consiglia di fuggire a Ferrara per scappare dalla moglie.
Don Marzio, tradendo il suo giuramento di segretezza, parla con Placida, si dispiace per lei e così le rivela che suo marito è ancora in casa della ballerina, che uscirà dalla porta di dietro e partirà; ella riferisce ciò che sa a Ridolfo che si offre di aiutarla.

Nel frattempo Ridolfo aiuta anche Eugenio e Vittoria, convincendo il marito a raggiungere la moglie nella bottega e parlare con lei, ordinando ai suoi camerieri di non far entrare nessuno e così tornando ad occuparsi di Placida.

In bottega arriva Pandolfo a chiedere protezione a Don Marzio, perché sa che entro poco tempo i suoi inganni di gioco nella sua bottega saranno scoperti dalla polizia, così Don Marzio, giurando il silenzio, gli consiglia di nascondere le carte segnate, ed egli va a nasconderle rivelando al signore il nascondiglio segreto. In assenza di Pandolfo, in bottega arriva il capo della polizia che, facendo due chiacchiere con Don Marzio in merito alle botteghe di gioco, viene a sapere da lui stesso che Pandolfo è un truffatore, che sta nascondendo le carte e il luogo dove le sta mettendo, così egli corre immediatamente con i suoi poliziotti da Pandolfo.

Ridolfo riesce a riunire Flaminio e Placida, minacciando il primo. Ridolfo si mostra contento di aver fatto del bene. Eugenio poi fa chiamare Ridolfo, e con la moglie lo ringrazia di averli riuniti.
Ridolfo si sente glorificato per tutto il bene che ha fatto.

Don Marzio viene accusato da tutti di essere uno spione e di aver causato lui questa grande confusione, da Placida, da Lisaura e da Leandro, da Vitttoria e da Eugenio, da Pandolfo prima di andare in prigione, da Trappola che però è divertito dalle sue azioni e da Ridolfo che veniva addirittura accusato da Don Marzio di essere stato lui a dire varie false verità. Quindi Don Marzio ragiona e pensa che le parole, volte a fare del bene hanno solo causato discordia, perché egli dice tante cose, fino a dirne troppe; infine egli decide di partire da Venezia.


Messaggio dell’autore: presentando le disavventure di Eugenio l’autore sottolinea che i giochi d’azzardo sono solo trappole, che obbligano i giocatori a perdere sempre più soldi invece di usarli per le proprie necessità, e fanno perdere ad essi la concezione del denaro.; tutto ciò viene infine evidenziato dall’arresto di Pandolfo, proprietario della sala di gioco.
Presentando il personaggio di Dona Marzio, l’autore, con scene divertenti, che è molto meglio tenere i segreti, invece di volersi dimostrare saccenti con tutti raccontando le disavventure altrui.
Infine, con il personaggio principale di Ridolfo, lo scrittore evidenzia quanto sia necessario e produttivo essere persone per bene e bello fare del bene per gli altri.

Registrati via email