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Scheda di Lettura
Titolo: “Opinioni di un clown”, titolo originale “Ansichten eines Clowns”
Autore: Heinrich Böll
Editore (casa editrice): Mondadori

Cenni biografici dell’autore:
Heinrich Böll, scrittore tedesco, nasce a Colonia il 12 dicembre 1917. Cresce dunque durante l’epoca della Repubblica di Weimar. L’interesse per la letteratura si manifesta fin da quando decide di intraprendere gli studi di germanistica all’Università di Colonia, che sarà costretto ad abbandonare poiché nel 1933 è chiamato alle armi in occasione della seconda guerra mondiale; deve così raggiungere le forze di occupazione stanziate il Francia. Si ammala di tifo; ottiene dunque una breve licenza per poter tornare in Germania. Nel 1942 sposa la studentessa Anne Marie Cech, da cui avrà quattro figli. Viene richiamato alle armi, combattendo prima sul fronte occidentale, poi su quello orientale in Russia e in Romania. Nel 1944 rientra clandestinamente in Germania. Il terrore della guerra e la sua esperienza sul fronte rappresentano per Böll delle esperienze così profonde da riflettersi incessantemente nelle sue opere.
Nel dopoguerra Böll inizia la sua attività di scrittore: vocazione avvertita sin dalla sua adolescenza, a cui dedicherà il suo tempo quando riuscirà a trovare un minimo di sussistenza e tranquillità. Dopo alcuni brevi racconti, pubblica nel 1949 il suo primo racconto lungo: Il treno era in orario. Per la sua narrativa, nel 1951 ottiene il Premio del Gruppo ’47, una cerchia di scrittori che, dopo le censure naziste , cercava di riabilitare le sorti della letteratura scoprendo nuovi talenti. Nello stesso anno, pubblica il suo primo romanzo: Dov’eri Adamo?. Nel 1963, pubblica il romanzo Opinioni di un clown. Ai problemi politici interni, a cui Böll è contrario, si aggiunge inoltre il suo più profondo disaccordo per la politica vaticana che indurrà infine l’autore a uscire definitivamente dalla chiesa cattolica nel 1972. Dopo un periodo di intensa attività letteraria, lo scrittore si concede una pausa di ripensamento, e pubblica un libro dal titolo Lezioni francofortesi, in cui descrive un corso di poetica tenuto all’Università di Francoforte. Böll pubblica il suo successivo romanzo, Foto di gruppo con signora, nel 1971, e con quest’opera si riconferma pienamente la sua fama di scrittore a livello internazionale. Nel dicembre 1972, gli viene assegnato il Premio Nobel che lo condurrà a riprendere la sua attività letteraria. Compì numerosi viaggi all’estero e nel 1976, per sostenere il socialismo internazionale, fonda una rivista insieme a Günter Grass. Questo impegno, insieme a tanti altri, non lo distolgono dal lavoro letterario; infatti pubblica, nell’ultimo decennio della sua vita, altri tre romanzi e diverse raccolte di racconti. Viene ricoverato nella clinica di Colonia, ma muore, poco dopo esserne stato dimesso, il 16 luglio 1985 nella sua casa di campagna a Bornhiem-Merten.
I suoi primi romanzi trattano il tema della vita in Germania durante il secondo dopoguerra e sono caratterizzati da una forte oggettività, ma anche da amara ironia.
Fra i suoi altri romanzi si ricordano: Viandante se giungi a Spa… (1950), E non disse nemmeno una parola (1953), Casa senza custode (1954), Il pane dei Verdi anni (1955), Gli ospiti sconcertanti (1956), La raccolta di silenzi del dottor Murke (1958).

Argomento (trama): il romanzo si sviluppa in una serata, nella quale Hans Schnier si ritrova finalmente a casa sua, nella sua città natale Bonn, dove ben poco ha abitato e che a parer suo ben poco conosce, poiché ha trascorso gli ultimi cinque anni della sua vita da una città all’altra della sua nazione. In queste ore ripensa alla sua vita e alle persone che ha conosciuto durante essa. Hans ha un “crollo psicologico”, che lo porta al suo declino artistico, ha dunque una crisi esistenziale e professionale, dovuto all’abbandono della sua amata. Così, Hans, fra un sorso di cognac, telefonate ed incontri, esprime le sue “opinioni”: racconta i giorni e le ragioni della sua rovina e della sua sofferenza; parla del suo passato sentimentale, del passato della sua famiglia e della sua nazione, dei giorni del regime nazista, dell’isolamento e dell’abbandono di quei pochi che facevano parte della minoranza degli oppositori al nazismo (fra cui anche il padre di Maria, il vecchio Derkum). Hans, durante la serie di incontri e telefonate, cerca di trovare soldi, e soprattutto informazioni su dove si potesse trovare la sua amata Maria, che voleva riavere a tutti i costi. Fra i suoi ricordi non fa altro che pensare a come i membri del “circolo dei cattolici progressisti”, conosciuto grazie a Maria, le abbiano portato via la ragazza e cosa stesse facendo Maria con il suo patrocinatore Heribert Züpfner, l’uomo per cui l’ha lasciato; E secondo Hans, Maria, dopo averlo abbandonato, non poteva fare niente con Züpfner senza sentirsi una traditrice o una prostituta; ha nostalgia anche di quando giocava con Maria a Mensch-ärgere-dich-nicht (specie di gioco dell’oca): questi i suoi pensieri più ricorrenti. Le sue “opinioni” diventano così delle feroci rivolte alla società sfarzosa e materialista in cui vive. Durante la serata riceve la visita del padre e conosce la sua vicina di casa.

Le sue “opinioni” termineranno sui gradini della stazione centrale di Bonn nel giorno di carnevale, dipinto come un clown, a mendicare e cantare litanie lauretane strappando qualche accordo alla chitarra, quando, alla fine non riesce a trovare né i soldi per la sopravvivenza, né nessun modo per ritrovare Maria.

Contesto storico: il romanzo, come quasi tutti gli altri dell’autore, è ambientato nel secondo dopoguerra. Il motivo per cui Böll ha scelto di narrare il romanzo in questione in questo periodo è perché vuole esprimere una critica della società del suo periodo con i suoi difetti: il racconto di Hans è infatti una continuazione di ricordi che diventano una forte accusa dell’ autore, contro la famiglia, lo stato e la chiesa. L’autore utilizza, così, i ricordi del protagonista come mezzo per descrivire in modo “satirico” la Germania post nazista.

Personaggi (principali) e i loro tratti psicologici caratteristici:
Hans Schnier: protagonista e narratore del romanzo; di professione clown di talento, il cui numero migliore si chiama “arrivo e partenza”, lunga pantomima in cui lo spettatore fino alla fine confonde arrivo e partenza. Così si autodefinisce: “io sono un povero diavolo molto semplice, sincero e privo di complicazioni”. Appartiene a una famiglia protestante e borghese, ma è stato educato in una scuola cattolica: ciò lo porta a diffidare di entrambe le dottrine religiose. Soffre non soltanto di malinconia (che si è aggravata dopo l’addio di Maria), mal di testa e indolenza, ma anche della misteriosa capacità naturale di sentire gli odori via telefono. Ancora peggio per lui, il più terribile dei suoi mali è la predisposizione alla monogamia; c’è una sola donna con la quale può fare tutto quello che gli uomini fanno con le donne: Maria. E da quando lei se n’è andata, vive come dovrebbe vivere un monaco, con la differenza che lui non è un monaco. È dell’opinione che dopo che Züpfner e il circolo le avevano portato via Maria, non aveva nient’altro da perdere: voleva riavere Maria e lottava, a modo suo, solo per amore di ciò che nei loro libri viene definito “desiderio della carne”. Lo faceva star male il pensiero che Züpfner potesse guardare Maria in ogni azione che faceva e, a parer suo, Maria non era la donna giusta per Züpfner.
Maria Derkum: sembrava la donna che il destino gli aveva stabilito fosse stata sua in eterno, l’unica creatura cattolica di cui Hans ha bisogno come della vita; purtroppo Maria lo lascia per motivi legati alla morale cattolica. Infatti è proprio quel “circolo di cattolico progressisti”, situato a Bonn, che la allontana da Hans: la ragazza aveva in continuazione il bisogno di andarci per poter respirare quella che lei definiva “aria cattolica”, poiché era importante per lei “riconciliarsi con la Chiesa”. L’obiettivo del circolo era salvarla, cioè toglierla da uno stato di peccato per metterla in una condizione di non-peccato: dallo stato di concubinato con Hans al matrimonio con Züpfner. Accade così difatti: Maria preferisce l’ordine borghese e cattolico alla splendida e disordinata bohème, diventando così qualcosa come una First Lady del cattolicesimo tedesco, come la definiva Hans.

Dinamiche relazionali: Hans Schnier è l’unico personaggio che nel romanzo “appare in carne ed ossa”, il resto dei personaggi sono presenti nella sua mente e citati durante la serata di esame introspettivo o durante alcune telefonate che Hans effettua o riceve. Il personaggio che principalmente è fisso nella sua mente è la sua amata, Maria, che, per suo grande dispiacere, lo ha lasciato a causa del terrore metafisico della ragazza che si riferiva solo ed esclusivamente al suo rifiuto di accettare un matrimonio civile e di crescere i loro figli (se li avessero avuti) secondo la religione cattolica. Ma durante l’esposizione delle sue “opinioni”, gli incontri, le telefonate e i suoi pensieri portano a conoscere altri personaggi che fanno e hanno fatto perte della sua vita: dalla telefonata a sua madre e a suo fratello, quest’ultimo si è convertito dalla religione protestante a quella cattolica sotto la tutela spirituale di Züpfner, al ricordo di sua sorella Henriette, morta, troppo giovane, durante l’arruolamento volontario nella Flak. Tra i suoi ricordi cita, sempre e spesso, il “circolo di cattolici progressisti”, composto da Heribert Züpfner che ne era l’autorità laica, il prelato Sommerwild l’autorità religiosa del cattolicesimo tedesco e Kinkel la coscienza: proprio quel circolo che Hans accusa per avergli portato via Maria. La ragazza gli fece conoscere il circolo quando ci andarono insieme per la prima volta: prima di quella “volta”, Hans ha avuto accese simpatie per il cattolicesimo. Infatti non riusciva a credere che delle discussioni religiose debbano essere così faticose e la religione cattolica fosse così difficile da capire. Hans prova solamente “odio” per i membri del “circolo”, poiché con Maria andava tutto bene fin tanto che lei si occupava della sua anima; ma quando le insegnarono a preoccuparsi della propria, adesso lui si preoccupa dell’anima di Maria. Ma l’”odio” non è solo da una parte, è anche dall’altra: infatti quelli del “circolo” lo consideravano maleducato, sfrontato, privo del senso di metafisica e secondo loro non capiva niente di teologia.

Considerazioni personali sulla lettura e sul libro:
Sinceramente, anche se in fondo il libro mi è piaciuto, l’ho trovato un po’ pesante… Inizialmente, durante la lettura delle prime pagine l’ho trovato anche noioso, stavo quasi per abbandonare il libro, poi, andando avanti nei capitoli, si è fatta viva, finalmente, la comicità di Hans; ed è proprio per questo motivo che ho deciso che avrei continuato a leggere il libro. Una cosa che mi ha attratto molto nel racconto è come un clown, forse è solo una caratteristica del clown Hans, sia riuscito ad esprimere, in una sola serata, le sue “opinioni”, insieme a i suoi pensieri, i suoi problemi e le sue esperienze avute durante la sua vita…Credo che nemmeno io, anche se mi metto d’impegno riuscirei a trascorrere una serata così, un po’ “speciale”, come quella di Hans, perché è fuori dalla mia portata: non riuscirei a concentrarmi… Mi ha perplesso la conclusione del racconto: la vita di quel povero clown, che proprio verso la fine del libro mi stava diventando più simpatico di quello che mai avrei pensato, finisce in modo orribile e disperato… Veramente Hans era così messo male che l’unica cosa da fare era mendicare e cantare litanie alla stazione centrale di Bonn? Allora mi sono chiesta: “Ma dov’è andato a finire tutto quel coraggio che, si dice hanno gli uomini, nel povero Hans?”, “La monogamia e l’amore solo per Maria l’hanno proprio portato alla forma più grave di depressione… Pover’uomo… E pensare che aveva ancora tanti anni da vivere in un modo migliore di come ha deciso di trascorrerli… Aveva soltanto ventotto anni…”.

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