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Il razzismo spiegato a mia figlia - Tahar Ben Jelloun (2)

Relazione approfondita sul libro del celebre autore Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia.

E io lo dico a Skuola.net
Ben Jelloun, Tahar - Il razzismo spiegato a mia figlia
Il razzismo spiegato a mia figlia è un libro scritto da Tahar Ben Jelloun, un marocchino che vive a Parigi, per rispondere alla domanda di sua figlia: che cos’è il razzismo? È un libro apparentemente piccolo e semplice, ma che racchiude un significato importante e difficile. Parla del razzismo sotto diversi punti di vista, partendo dalla sua definizione.
Il razzismo è un comportamento piuttosto diffuso e consiste nel manifestare diffidenza e poi disprezzo per persone che hanno caratteristiche fisiche e culturali diverse dalle nostre. Questo comportamento è presente fin da quando esiste l’uomo, sotto diverse forme nelle diverse epoche, ed è comune, ma non normale. Spiega anche che un bambino, o in generale una persona non nasce razzista, lo diventa in base al contesto in cui vive e dall’educazione ricevuta. Infatti, se un bambino viene educato da persone razziste diventerà razzista e per lui sarà normale esserlo. Il razzista non accetta il diverso; pensa che tutto ciò che è troppo differente da lui lo minacci nella sua tranquillità. L’essere umano ha bisogno di sentirsi rassicurato, non gli piace chi turba le sue certezze. Il razzista ha paura dello straniero, soprattutto se è più povero. Infatti, se un emiro del Golfo viene a passare le sue vacanze in Costa Azzurra è accolto a braccia aperte, perché non è l’arabo che si riceve, ma il ricco che è venuto a spendere soldi. All’uomo piace possedere la sua casa, la terra, i suoi beni e si batte per conservarli: questo non è razzismo. Il razzista pensa che lo straniero gli vuole portare via le sue cose, allora ne diffida, senza riflettere e lo scaccia perché ne prova disgusto. Lo scaccia anche se non è minacciato, poi cerca di giustificare la sua azione, servendosi della scienza: fa credere che appartenga a un’altra razza che viene considerata inferiore. Vuole dominare gli altri.
L’autore spiega anche a sua figlia che le religioni, in generale non sono razziste, gli integralisti, fanatici religiosi, possono farla diventare così, interpretando a loro modo il libro sacro, Si credono ispirati dallo spirito divino e non danno valore alla vita altrui, sono pronti a uccidere come a morire: sono razzisti. Queste persone provano odio, il quale è più facile da affermare che l’amore, perché quest’ultimo comporta impegno e prevede che si passi del tempo con le persone.
Poi la figlia fa riferimento a un’espressione che ha sentito dire: l’inferno sono gli altri. Il padre le spiega che non ha niente a che fare con il razzismo, è un modo di dire che si utilizza quando si è obbligati a sopportare persone con le quali non si ha voglia di vivere.
Ritornando al razzismo, l’uomo ha i pregiudizi, giudica gli altri ancor prima di conoscerli, da qui la sua paura, che a volte porta alle guerre. Il razzista è aggressivo.
L’uomo non può amare tutti, ma il rispetto è essenziale. La gente non pretende l’amore, ma di essere rispettata nella sua dignità umana. Rispettare gli altri vuol dire avere rispetto per la giustizia. L’autore tratta con la figlia anche argomenti riguardanti lo sterminio, cioè quando il razzismo è alle estreme conseguenze. Tutto un popolo si è visto sottomesso a queste leggi, durante la Seconda guerra mondiale, quando Hitler, il capo della Germania nazista, ha deciso di sterminare ebrei e zingari. È stato un genocidio. Questo tipo di razzismo è stato chiamato antisemitismo, contro gli ebrei. Tutti possono essere razzisti, un ebreo, come una persona di colore.
La forma più diffusa di razzismo è stata contro i neri; la lotta per i loro diritti non è ancora finita, malgrado l’assassinio ad Atlanta di Martin Luther King, un uomo che si è battuto per questi diritti. Nell’Africa del Sud, bianchi e neri vivevano separati: questa situazione si chiamava apartheid, i neri erano discriminati dai bianchi.
Il razzista è un pericolo e una vittima. È un pericolo per gli altri e una vittima di se stesso. È in errore, in torto, e non lo sa. Ci vuole coraggio per riconoscere i propri errori.
Conclusione
La lotta contro il razzismo deve essere un riflesso quotidiano. Non bisogna sottovalutare o tralasciare le piccole cose, non bisogna lasciar correre, perché questi comportamenti possono svilupparsi e prosperare anche tra le persone che avrebbero potuto facilmente evitare di abbandonarsi a quel flagello. Bisogna agire, finché si è in tempo.
Non bisogna discriminare le persone diverse, perché una società multirazziale è un arricchimento. Ogni vita merita rispetto, perché ciascuno ha diritto alla sua dignità.
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