Avventure di terra e di mare di Massimo Bontempelli


Comincia da una storia fantastica e a tratti un po’ fiabesca la scoperta dei meccanismi della narrazione.
La prima parte del racconto abbraccia soltanto un arco di pochi minuti, ma in questi pochi minuti si condensano una tale quantità di sorprese e di incidenti da conferirle ugualmente un andamento rapido e incalzante, mentre nella seconda parte le avventure dell’io narrante si susseguono vorticosamente.
Le paradossali avventure vissute con grande disinvoltura dal protagonista si riducono nell’epilogo a una sorta di parentesi: il cerchio del tempo si chiude, la vita torna come prima, la carrozza riparte, il treno aspetta sui binari. Unica conseguenza rilevante: una cifra salata da pagare.
Ricca di particolari surreali e di gag fulminanti, come quella del re indigeno e che muore di fame “non potendo andare a casa a mangiare” o il doganiere che fa “Pst. Pst” in… italiano, questa novella ha un ritmo velocissimo.
La giornata del protagonista si inaugura in modo apparentemente calmo e rilassante: molto tempo davanti prima di prendere il treno, qualche commissione in centro, le caramelle da comprare in pasticceria, un vetturino paziente che aspetta all’ombra con la sua carrozza.
L’inaspettato incontro con una vecchia amica modifica radicalmente il corso degli eventi.
Numerose le annotazioni di tempo, come il gustoso particolare del tassametro di una carrozza che continua a girare per settimane, mesi o forse anni. La prima parte del racconto, fino alla partenza del gruppo dei mancati duellanti per la più vicina città di mare, è esattamente misurabile. La seconda è di durata incerta, ma volendo stare al gioco di Bontempelli è misurabile in basa al conto del tassametro.
Massimo Bontempelli insegnante, giornalista, critico letterario e scrittore, scrisse numerose opere teatrali, romanzi, racconti, saggi, e fondò la rivista letteraria “Novecento”.
Guardò con attenzione ai linguaggi dei nuovi mezzi di comunicazione, come il cinema, e anche al romanzo d’appendice e alla musica jazz. Definì il proprio stile “realismo magico” in quanto nella realtà ricerca aspetti mitici e fantastici e scopre nel nostro mondo elementi meravigliosi e paradossali, una “atmosfera di magia” unita a “precisione realistica dei contorni”.
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