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Recensione de ''L’anello di Re Salomone'' di Konrad Lorenz

“L’anello di Re Salomone” è ormai universalmente riconosciuto come uno dei più grandi libri di tutto il Novecento; grazie ad esso infatti è stato dato un notevole impulso ad una nuova e importantissima scienza nascente: l’etologia.

Il titolo prende spunto da una leggenda secondo la quale Salomone possedeva un anello che gli permetteva di parlare e capire gli animali, Lorenz, senza alterigia alcuna ma solo con un affetto caldo e genuino, si paragona a questo mitico re essendo egli riuscito a trovare l’equivalente di questo gioiello per comprendere le altre creature viventi. Infatti l’acuta osservazione, la sconfinata conoscenza, l’instancabile pazienza e il volersi a tutti i costi circondare di animali persino nella sua abitazione hanno portato lo scienziato ad incredibili scoperte. Nonostante ciò questo libro così tenero e divertente è scaturito dall’ira dell’autore verso gli altri libri che trattavano di animali: falsi e cattivi non solo diffondevano miriadi di errori, ma soprattutto abusavano di stilizzazioni per mascherare la propria ignoranza nell’ambito. Stilizzazioni per altro non necessarie, perché amare veramente una creatura significa apprezzarla in ogni aspetto, buono o cattivo che sia.

Il libro inizia con l’aspetto meno piacevole della convivenza con gli animali: i guai che vengono combinati. Per l’autore infatti (ma anche per il resto della famiglia) sono stati assai frequenti i disagi che i suoi simpatici coinquilini gli hanno causato, ma tutto ciò perde importanza se solo si pensa a quanto si viene ripagati anche al di là dei dati scientifici. Dice lo stesso Lorenz: “Qual è dunque l’aspetto positivo che fa da contrappeso a questi fastidi e guai infiniti? L’animale in libertà che potrebbe fuggire e invece rimane perché mi è affezionato costituisce per me una fonte di gioia ineffabile.” .

Per chi invece non è affatto convinto dalle parole dello scienziato viene proposta un'altra soluzione: l’acquario. Con questo termine non si designano le complicate vasche tropicali ma semplicemente quelle ottenute con i pesci e le piante dei nostri fiumi e torrenti; esse infatti, oltre a essere notevolmente più economiche ci permettono di conoscere meglio la vita che ci circonda. Tra gli abitanti che potremmo incontrare nel nostro acquario Lorenz ci presenta due feroci larve predatrici: il Dytiscus e l’Aeschna, la prima voracissima tanto da praticare il cannibalismo, mentre la seconda meno famelica e più rispettosa verso i suoi simili. Sempre parlando di abitanti acquatici l’autore smentisce clamorosamente il detto secondo il quale si è “sano come un pesce”, essi infatti sono le creature che con più facilità contraggono malattie infettive.

Gli esseri comunque con cui lo scienziato preferisce interagire sono senza dubbio gli uccelli. Uno dei primi volatili che gli dimostra un morboso attaccamento (così pedante da non riuscire a scacciarla dal tetto) è una taccola, battezzata Cioc a causa del suo verso di richiamo. Tramite essa ci vengono mostrate alcune strabilianti caratteristiche della sua specie: la società fortemente gerarchizzata, la reciproca fedeltà in una coppia, le reazioni innate e l’apprendimento dell’istinto. L’episodio tuttavia più divertente e degno di nota che viene narrato a proposito degli uccelli è quello dell’oca Martina. Per studiare come le oche escono dal guscio l’etologo cova alcune uova. Quando la prima si schiude il primo essere che l’ochetta vede è proprio il nostro autore e così… l’adotta come madre! La svista dà origine a situazioni davvero comiche ma anche molto tenere per l’affetto smisurato che d’ora in poi legherà l’uomo all’animale. I volatili che invece Lorenz prende come baluardo per rappresentare quegli animali che non possono vivere con noi sono i fringuelli. Essi infatti hanno la terribile abitudine di scagliarsi contro le pareti della gabbia ad ogni minimo movimento brusco dell’uomo; se si desiderano davvero uccelli da compagnia forse è meglio affidarsi a storni, ciuffolotti o lucherini.

La parte migliore del libro è ad ogni modo quella che ci svela gli aspetti più insulsi del nostro comportamento verso gli animali e quelli più nobili che essi danno prova di avere: quanto si dimostra ingiustificata la nostra pietà verso creature pigre e stupide (come leoni e aquile) a scapito di altre più sofferenti e più intelligenti (ad esempio canidi od uccelli evoluti)! E quanto invece essi risultano abili a capire attraverso la riproduzione e la codifica di gesti innati ogni nostro minimo movimento arrivando persino alla capacità di contare! Chi mai poi sospetterebbe che le tortore siano più feroci dei lupi e che i cani non derivino (ipotesi assai diffusa) proprio da questi ultimi carnivori ma dagli sciacalli ed è proprio grazie alla loro parentela con essi che sono così giocosi e ubbidienti? È proprio per questi motivi quindi che mai e poi mai dobbiamo arrischiarci a ridere delle altre creature viventi. Al massimo possiamo soltanto sorridere alla figura incredibilmente buffa che facciamo di fronte all’animale, e divertirci di gran gusto davanti agli episodi narrati dallo stesso autore. Dice lo stesso Lorenz: “Se non sono stato ancora internato in un manicomio lo devo al fatto che ad Altenberg godo la fama di persona sicuramente innocua, fama che condivido con l’altro idiota del villaggio”. Del resto, come non dare torto a quei poveri cittadini quando videro un imponente Belzebù con tanto di corna, coda e artigli intento a pinzare anelli sulle zampe di alcune taccole o quando sorpresero un grosso e anziano signore intento a tracciare sul prato degli otto ripetendo insistentemente “qua qua qua”?!

“L’anello di Re Salomone” è quindi un ottimo libro, divertente e istruttivo, che vale la pena davvero di leggere. Lorenz, oltre ad essere un esimio scienziato (premio Nobel nel 1973), si dimostra davvero bravo a scrivere un testo rocambolesco ma mai ridicolo sulle sue disavventure, in quanto “questo studio esige una dimestichezza così immediata con il mondo animale, ma anche una pazienza così disumana da parte dell’osservatore, che non basterà a sostenerlo il solo interesse teorico per gli animali, se mancherà l’amore”.

Inoltre il libro risulta piacevole a grandi e piccini perché miscuglio efficace di intelligenza, conoscenza degli animali, completezza e comicità in uno stile semplice e ironico dettato da un fantasioso gusto di raccontare.

Ma i pregi del narratore non finiscono qui, perché al di là dei fatti imprevisti e alle storie affascinanti si delineano chiaramente i pensieri e le opinioni di Lorenz su attuali problemi del genere umano che, applicati al comportamento animale, acquistano una nuova sorprendente prospettiva. Non solo: anche la psicologia ha trovato un aiuto prezioso nell’osservare il complesso e diversissimo rapporto uomo – animale.

In conclusione ricordiamo che la bellezza del testo è rappresentata anche dal fatto che non si tratta di un lunghissimo e noioso trattato di etologia, ma da una sorta di “diario”, in cui, a rischio di non essere disprezzati, vengono abilmente intrecciati i rapporti segreti e personali con le altre creature viventi, senza tralasciare delusioni e brutte figure.

Un libro limpido e scorrevole dunque, che ci insegna compiutamente cosa significhi capire questi nostri progenitori così lontani.

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