Cicerone

Vita

Cicerone rivendica i valori della persona umana da contrappore al mos maiorum ed utilizza l’umanesimo come sistema di valori che deve formare l’uomo nuovo e che orienti le scelte dello Stato verso la salvaguardia della dignità. Nacque ad Arpino nel 106 a.C. da una ricca famiglia equestre legata a Mario. Si trasferì a Roma dove apprese l’eloquenza da Antonio e Crasso e dove ebbe accesso all’insegnamento di maestri greci così da dedicarsi a traduzioni di opere dal greco. Tra il 79 e il 77 a.C. andò in Grecia per perfezionare le sue conoscenze, per l’esigenza di migliorare le proprie condizioni di salute e per la necessità di allontanarsi da un ambiente politico che gli stava procurando delle ostilità. In Grecia ebbe la possibilità di frequentare la scuola di Antioco e quella di Zenone. Dopo il suo rientro a Roma e dopo aver sposato Terenzia dalla quale ebbe due figli, Cicerone e Tullia, malgrado fosse un homo novus (il primo della sua famiglia a dedicarsi alla vita pubblica) intraprese il cursus honorum che lo porterà a divenire questore in Sicilia, edile, pretore e infine console nel 63 a.C. Molti gli riconobbero il merito di aver salvato la Res Publica dal tentativo di colpo di stato Catilina, ma i suoi principi cominciarono a porsi in collisione con gli interessi di personaggi come Cesare, Pompeo e Crasso i quali, col primo triumvirato, lo esclusero dal potere e lo spedirono in esilio accusandolo di aver condannato a morte senza processo i seguaci di Catilina. Dopo 18 mesi, grazie al favore di Pompeo, Cicerone poté tornare a Roma, però nel campo politico fra Cesare e Pompeo cominciava ad esserci un'ostilità che li portò alla guerra civile. Cicerone si schierò con Pompeo e tuttavia Cesare gli concesse il perdono, qui si rese conto che la sua presenza politica non aveva più importanza e si ritirò a vita privata. Dopo la morte di Cesare cercò di rientrare in politica cercando un accordo tra cesariani e congiurati e si schierò contro Antonio pronunciando le orazioni Filippiche. Ma Antonio lo punì includendo Cicerone nelle liste di proscrizione. Così lasciata Roma, fu seguito dai sicari di Antonio e venne ucciso.

I discorsi

I discorsi rappresentano la vita pubblica di Cicerone con la descrizione, quindi, della vita politica romana. All’inizio, quando completò i suoi studi retorici e giuridici e si avviò alla carriera di avvocato, la strada per l’affermazione professionale non era agevole, in quanto dominava la scena il suo maestro Ortensio Ortalo. Cicerone però dimostrò di essere un grande avvocato, infatti, già con i suoi primi discorsi nel“Pro Quinctio” difese Quinzio contro Nevio che era difeso da Ortalo, nel “Pro S Roscio Amerino” difese il cliente dall’accusa di parricidio. Il vero esordio però avvenne con le Verrine nel 70 a.C. , l’occasione fu il processo per concussione che i siciliani intentarono contro Verre, propretore dell’isola, difeso da Ortalo. Cicerone vinse contro Cecilio che era stato un questore di Verre e contro di lui Cicerone pronunciò una requisitoria riuscendo a farsi attribuire col tribunale l’incarico di pubblico accusatore di Verre. Durante il processo pronunciò anche una durissima orazione contro Verre nella quale lo accusa di concussione, che lo portò a scappare per evitare una condanna. Cicerone scrisse altre due orazioni: la seconda presentava il risultato del processo, la prima scritta per le pene, è divisa in 5 discorsi di cui il più importante è il De signis(sulle statue), in cui Cicerone accusa Verre di essersi appropriato di statue provenienti dalla Sicilia.
Cicerone riuscì a percorrere tutte le tappe del cursus honorum. Nel 66 pronunciò l’orazione Pro lege manlia de impero Pompei, con cui chiedeva che venisse affidato a Pompeo il comando nella guerra contro Mitridate. Nel 64 raggiunse il consolato e l’anno successivo fu chiamato a smascherare un complotto organizzato da Catilina. I discorsi contro Catilina furono 4 i quali dimostrano la sua Vis oratoria: furono pronunciati davanti al Senato nel tempio di Giove Statore. Nel primo Cicerone si rivolge a Catilina dicendo che il suo complotto è stato scoperto e che per questa grave colpa di tradimento doveva essere condannato a morte. Riprende in questo senso due illustri precedenti: l’uccisione di Gracco per mano di Scipione perché aveva tramato contro la costituzione e quella di Servilio Ahala che venne ucciso perché si rifiutò di presentarsi in Senato.

Cicerone pronunciò altri 3 discorsi contro Catilina: il secondo e il terzo per chiarire al popolo il proprio operato, il quarto rivolto al senato per affermare il principio che i congiurati dovessero essere condannati a morte.
Nella Pro Archia Cicerone difese il poeta Archia, accusato di essersi appropriato della cittadinanza romana senza averne i titoli, difendendo così i valori della cultura. In questo discorso esalta anche i diritti della poesia e qui riprende Ennio, dicendo che quando il poeta esalta Scipione esalta anche tutto il popolo romano, ed è per questo che Archia merita la cittadinanza.
Al ritorno dall'esilio Cicerone pronuncia il De provinciis consularibus, che rivela il suo approccio alla politica di Cesare, la Pro Sestio che tradisce il progetto di costruire un blocco sociale e la Pro Caelio, nella quale attacca Clodia, sorella di Clodio. Nella Pro Milone difende Milone , accusato di aver assassinato Clodio. Cicerone però non riuscì a pronunciare la prima orazione a causa della presenza dei partigiani di Clodio.
In seguito Cicerone si convinse che Cesare, attraverso la clementia potesse portare alla pacificazione sociale così nacquero le orazioni cesariane: Pro Mercello , Pro Ligario e Pro Rege Deiotaro. Però si rese conto che la dittatura di Cesare andava consolidandosi quindi si ritirò a vita privata dedicandosi all’otium letterario e allo studio della filosofia.
Cicerone uscì da questo ritiro dopo la morte di Cesare e si schierò contro Antonio. Scrisse le Filippiche, discorsi che gli costarono la vita.

Hai bisogno di aiuto in La fine della Repubblica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email