Marco Terenzio Varrone


fu il più grande erudito di Roma,e per quanto glielo permisero gli impegni politici, si occupò di riordinare e salvare la memoria di Roma, che, a detta degli storici in quel tempo, era in pericolo. Cicerone lo descrive nell’Academica, con queste parole: “noi eravamo degli estranei nella nostra stessa città,come forestieri e i tuoi libri ci hanno ricondotto in patria e ci hanno conoscere chi siamo. tu hai stabilito la data di nascita della città e ci hai svelato le varie fasi della cronologia. tu hai illustrato i diritti, i costumi, hai chiarito i nomi delle città, delle regioni, hai illustrato le origini dell’uomo, hai proiettato luce sui nostri poeti.

ebbe una lunga vita (90 anni). nacque a Rieti (Reate da cui il soprannome Reatino), nel 116 AC, da una famiglia plebea, seguì Pompeo in tutta la sua vita e le sue scelte, come la guerra civile. studiò ad Atene insieme a Cicerone, e fece delle spedizioni militari, come quella del 78-77 AC, in Dalmazia, dove conobbe Pompeo, quella in Spagna contro Sertorio, e quella contro i pirati nel 67 AC. nel 60 AC rimare sconcertato dal triumvirato (Cesare,Crasso,Pompeo), sul quale scrisse un’opera satirica, “il mostro a tre teste”.

nel decennio successivo, visse appartato, poi tornò allo scoppio della guerra civile ed aiuto Pompeo anche se non condivideva gli ideali. così divenne propretore della Spagna Ulteriore. dopo la sconfitta contro Afranio e Petreio nella Spagna Citeriore, si arrese a Cesare. consegnate le armi, si ritrovò a Durazzo, con Pompeio e lo seguì fino alla battaglia di Farsalo, nel 48 AC. rientrato a Roma, Cesare gli affidò l’incarico di riordinare la biblioteca di Roma, incarico che non porterà a termine per via della morte del dittatore. Varrone gli dedicò una sezione delle Antiquitates, dedicata agli dei. si dedicò alla dottrina pitagorica e chiese di essere seppellito secondo la tradizione (foglie di pioppo nero, mirto e ulivo). morì nel 27 AC.

scrisse un grande quantitativo di opere, quasi tutte perse. secondo le testimonianze degli storici (San Gerolamo), si contano circa 70 opere per un totale di 600 libri, quasi tutti in prosa. ci sono rimasti circa 6/25libri del De lingua latina e 3 del re rustica

Le Antiquitates, sono una raccolta di vasta ricerca antiquaria sugli usi, costumi della società romana. l’opera di 41 libri, è divisa in due parti: antiquitates rerum humanorum (25), antiquitates rerum divinarum (16). la parte delle humanorum è diviso in : una parte introduttiva, di un libro, e poi altre 4 parti di 6 libri ciascuna, dedicate agli uomini, ai luoghi, ai tempi e ai fatti. in questa parte individua la data di nascita della città nel 753 AC, data che verrà presa nella tradizione. la parte delle divinarum è divisa in: un primo libro introduttivo,e 5 sezioni di 3 libri ciascuna, le prime quattro riprendevano la struttura delle humanorum (uomini e cariche sacerdotali, luoghi di culto, festività e culti divini). la quinta sezione è dedicata alla distinzione degli dei certi, incerti, principali

importanti furono anche le opere e gli studi filologici. –de commoedis plautinis e quaestiones plautinae, dove vengono individuate le opere certe e incerte dell’autore.
-de vita populi romani (4 libri),
-annales (3 libri)
-de iure civilis (15 libri)
-de ora maritima (a carattere topografico-geografico)
-de principiis numero rum (9 libri sulle teorie numerologiche)
-de forma philosophiae(rassegna sui vari sistemi filosofici)

di Varrone si conoscono anche opere più letterarie nelle quali l’autore affrontava tematicge di carattere storico-morale con approccio più personale, come nei 76 libri dei Logistorici dialoghi in prosa, ognuno con un titolo e un argomento autonomo, nei quali si metteva in scena un personaggio storico che dava spunto per un argomento morale o filosofico. il de saturae menippae di circa 600 frammenti, e di 50 libri e 90 titoli, richiama un genere introdotto da Lucilio che avrà il massimo splendore con il Divi Claudi di Seneca, e richiama anche a Menippo, il filosofo che era famoso per il suo atteggiamento sprezzante. le satire erano in prosimetri e si volgono a riflessioni morali sull’atteggiamento corrotto dei tempi. le immagine, di 15 libri, erano degli epigrammi che illustravano ritratti di uomini illustri.

Cicerone, gli nega la definizione di filosofo, ma Varrone non vuole essere identificato come tale, voleva solo dire che la filosofia fosse la conoscenza di base che tutti avrebbero dovuto avere indipendentemente dal campo in cui agisse.

il de lingua latina, scritto tra il 47-45 AC era diviso in 25 libri, il primo introduttivo e seguivano 4 esadi. la prima esade era sull’etimologia, la seconda sulla morfologia e le altre due sulla sintassi. a noi sono giunti i sei libri tra i V e il X. poiché le prime due esadi erano a loro volta divisi in 2 triadi, una teorica e una pratica,i primi 3 in nostro possesso riguardano la parte pratica e gli altri 3, la teroia sulla formazione delle parole e sulla flessione. l’opera è dedicata a Cicerone, tranne i primi 3 libri dedicati a Settimio. sotto l’insegnamento di Stilone e sotto il modello di Pergamo afferma che non di tutte le parole è possibile trovare l’etimologia. è consapevole delle trasformazioni che può subire nel corso del tempo la parola. (equites, eques, equus). la declinazione comprendeva la flessione e la derivazione. dalla scuola alessandrina nasce l’analogia è una dottrina che asserisce una struttura ordinata alla parola, la scuola pergamena crea l’anomalia.(nel libro VIII vi sono argomenti contrari all’analogia e nel IX, contrari all’anomalia). distingue infine la declinatio volontaria e naturalis.

il de re rustica è l’unico testo varroniano giunto a noi per intero. scritto nel 37 AC, tratta lo stesso argomento di Catone: come agire perché il proprio podere consenta buoni guadagni. si presenta in forma di 3 dialoghi separati con diversi interlocutori, contesto diverso e diversi dedicatari (il primo è a fundana, nome che viene da fundus, podere). ha una cura formale diversa da quella di Catone, ad esempio la scelta del dialogo, a cui partecipano personaggi realmente esistiti. ogni libro ha un tema: il primo l’agricoltura, il secondo l’allevamenti, il terzo gli animali.

gli anni del re rustica, sono gli anni in cui Ottaviano, cerca di risolvere la questione delle campagne. il poeta Virgilio, in sintonia con la politica, scrive tra il 37 e il 30 AC, le georgiche, dove loda la campagna italica e il lavoro dei campi. sottolinea il lavoro morale e culturale della vita rurale.(per esempio nel proemio cita non le “alte divinità”, ma quelle rurali come rubigo, flora).

il linguaggio rimane semplice e vicino al parlato

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