Tenzio Marco Varrone Reatino

Nacque a Rieti nel 116 a.C. per questo viene chiamato anche “Reatino” per non confonderlo con l’altro Varrone poeta. Apparteneva ad una famiglia ricchissima, amava il bello e si fece costruire una villa molto grande a Cassino nelle terme. Nel 95 a.C. arrivò a Roma e frequentò scuole di grammatica, filosofia e retorica . Poi andò in Grecia (come facevano quasi tutti) per perfezionarsi. Ritornò a Roma alla morte di Silla e si accostò a Pompeo seguendolo in tutte le sue campagne. Quando però Pompeo formò il primo triumvirato con Crasso e Cesare, Varrone non fu contento e scrisse “Il mostro a tre teste”. Comunque lo seguì a Farsalo dove Pompeo fu sconfitto e dopo la sua morte Varrone fu inserito nelle liste di proscrizione, ma fu perdonato e gli fu affidato di fare la prima biblioteca a Roma. Poi fu rinserito nelle liste di proscrizione di Ottaviano ma venne salvato da un suo amico. Gli aspetti di Varrone sono due: nostalgia per il passato e enciclopedismo. Fu il primo che scrisse un’opera dove descriveva le regole della grammatica la”De lingua Latina” in venticinque libri di cui ventuno sono dedicati a Cicerone. Quest’opera ce ne sono arrivati solo sei libri interi, dove entrò in dibattito tra Analogisti e Anomalisti. Gli Analogisti (da Analogia frequentavano una scuola d’Egitto) dicevano che la lingua è un prodotto razionale non spontaneo, per cui chi vuole parlare bene deve adattare le regole alla lingua. Gli Anomalisti (da una scuola di Bergamo) dicevano che la lingua è qualcosa di vivo, che muta e che è spontanea. L’altra opera arrivata intera ma meno importante è il “De re Rustica” (sull’allevamento e agricoltura) è in tre libri; il primo libro parla dell’agricoltura, i campi; il secondo del bestiame e nel terzo dell’allevamento di un bestiame più particolare: lepri, pesci, cinghiali e api. Quest’opera la scrive nel periodo in cui Virgilio scrive le Georgiche. Varrone la dedica ai latifondisti di Roma non tenendo in considerazione i piccoli proprietari terrieri che in tempo di guerra li abbandonavano e s’indebitavano perché i campi non erano coltivati. Anche il “De Lingua Latina” è un modo per ripercorrere la storia di Roma attraverso l’evolversi della lingua. Abbiamo 600 satire Menippee perché prendevano in considerazione Menippo Di Cadela che usò la prosometria (versi e prose) per raccontare storie serie che erano rivolte a coloro che si viziano a dandosi alle allegrie. Le satire di Varrone hanno una profondità filosofica e furono modello per Petronio. Importante è anche quello che non ha scritto venuto a noi tramite testimonianze; una è “Antiquitates Rerum Humanarum et Divinarum” è un’opera Enciclopedica di cui lui pubblicò una sintesi (Epitone) in nove libri. È un componimento di sessantuno libri di cui ventisei dedicati alle cose umane e quindici alle cose divine descrivendo cerimonie, riti, eventi di personaggi antichi. Il suo stile è caratterizzato da grecismi, arcaismi e viene apprezzato dai Romani perché li riconduce a Roma che si erano allontanati da Roma per la venuta dei Greci. I Romani dovevano tornare alle proprie origini. Sono per una sintesi di valori Greci e Romani. Le opere dovevano essere divulgate e per questo aumentano i lettori ma non tutti avevano una grande cultura.

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