Ominide 50 punti

SALLUSTIO

Nasce ad Amiterno in Sabina → San Vittorino degli Abruzzi
Sallustio era un plebeo ricco. A Roma non ha solo studiato, ma ha anche preso parte alla vita politica, parteggiando per il partito democratico, che era capeggiato da Clodio, visto che Cesare era assente, perché era in Gallia per le sue conquiste. Il partito aristocratico era invece capeggiato da Milone, che sosteneva Pompeo. Nel 52 a.C. Sallustio diventa Tribuno della Plebe e nello stesso anno, in circostanze non chiare viene ucciso Clodio e per questo viene accusato Milone, che però viene difeso da Cicerone. Milone e Cicerone hanno la meglio e Sallustio viene cacciato dalla città nel 50 a.C. con l’accusa d’indegnità. Nel 49 a.C. ha inizio la Guerra Civile con il passaggio del Rubicone. Si termina nel 48 a.C. con la vittoria di Cesare a Farsalo e l’inizio della sua dittatura. Sallustio viene poi richiamato in patria e riammesso al Senato e fu premiato, infatti fu proclamato Proconsole in Numidia (Africa). Alla fine della sua carica di proconsole, torna in patria notevolmente arricchito e si compra diverse ville per la città. Nel 44 a.C. c’è la congiura anticesariana di Bruto e Cassio e la successiva uccisione di Cesare e inoltre Sallustio viene poi accusato di utilizzare le ricchezze pubbliche per scopi privati. Successivamente si ritira dalla carica politica e si dedica alla composizione di opere storiche (44-35 a.C.). le più importanti sono “La Congiura di Catilina”, ovvero “De Coniurationae Catilinae” oppure “Bellum Catilinae” e “La Guerra di Giugurtina”, ovvero “Bellum Iugurthium”. L’ultima sua opera si chiama “Historiae”, che non è completa e ci è giunta in pochi frammenti.

Catilina→ nel 63 a.C. il console Cicerone, attraverso le sue spie, sventa una congiura antisenatoria guidata da Catilina. Denuncia pubblicamente Catilina e alcuni senatori e chiede la sua incarcerazione. Catilina cercherà di scappare, ma sarà poi ripreso dalle guardie. Cicerone su Catilina ha scritto “Catilinarie”.

PROLOGHI SALLUSTIANI

Le opere della storiografia greca classica si aprivano tutte con un breve prologo, contenente il nome e la provenienza dell’autore, l’argomento trattato e i fini che l’autore si prefigge. In età ellenistica si affermò la tendenza ad ampliare i proemi, arricchendoli di riflessioni morali e filosofiche. Sallustio seguì questa tendenza alessandrina in entrambe le opere, dedicando al proemio i primi 4 capitoli delle due monografie. In essi lo scrittore afferma che è compito dell’uomo tendere a nobili imprese ed esaltare le lezioni degne di essere ricordate dai posteri. In particolare “La Congiura di Catilina” si apre con un proemio così articolato:
I capitolo: negli uomini è grande il desiderio di fama e gloria, ma quella che deriva dalla virtù è superiore ad ogni altra;
II capitolo: in guerra e in pace l’ingegno vale sempre più della forza e della violenza, e se i governanti fossero degni delle loro responsabilità la sorte degli uomini sarebbe migliore;
III capitolo: l’opera di chi benefica lo Stato deve essere esaltata, e così pure l’opera di chi ne celebra la storia;
IV capitolo: quali sono i motivi per cui l’autore ha lasciato la vita politica per dedicarsi alla storiografia.

LA STORIA PER GLI ANTICHI

Il mondo Greco-Romano aveva un concetto della storiografia diverso da quello moderno: le affermazioni di Cicerone “Historia opus oratorium maxime” = “La storia è la più grande opera oratoria” e “Historia magistra est” = “La storia è la maestra della vita” dimostra che la storiografia non era considerata opera scientifica, bensì letteraria, con intenti prevalentemente pedagogico-didascalici. Per tanto lo storiografo non era interessato ad un’indagine critica su fatti e personaggi quanto alla bella forma. In tal senso coltivarono la storiografia nel periodo greco classico (V – VI secolo a.C.). Erodoto (storico delle guerre persiane), Tucidide (storico delle guerre del Peloponneso), Senofonte (storico del IV secolo), nonché i grandi storici di Roma: Sallustio, Livio e Tacito. Analogamente coltivarono la storia con interessi prevalentemente letterari gli storici della letteratura italiana, dal 300 fino al secolo scorso (800): ne sono esempio Machiavelli e Guicciardini.

LA GUERRA GIUGURTINA

I Guerra Punica 246-241 (Roma strappa la Sicilia a Cartagine);
II Guerra Punica 218-202 (vince Scipione e Roma conquista l’Iberia);
III Guerra Punica 149-146 (i Romani conquistano Cartagine e istituiscono la
Provincia d’Africa → confine con il Regno di Numidia).
Macipsa decide di dividere il regno in tre parti per evitare il sorgere di conflitti. La parte più grande del regno va ad Aderbale e a Iempsale, mentre la parte più piccola a Giugurta. Ma Giugurta non si accontenta, volendo il regno interamente e per raggiungere il suo obiettivo decide di ucciderli. Riesce ad uccidere solo Iempsale, mentre Aderbale riesce a scappare. Così Giugurta si impossessa del regno di Numidia. Aderbale chiede poi aiuto al senato di Roma, ma Giugurta corrompe la metà dei senatori romani e quando Roma interviene in soccorso di Aderbale le risorse sono estremamente scarse. I tribuni della plebe scoprono il complotto di Giugurta e quando Gaio Mario diventa capo del partito popolare, smaschera anche il doppio gioco del Senato e decide di andare in Africa per dichiarare guerra a Giugurta. Nel frattempo Giugurta aveva già ucciso anche Aderbale. Gaio Mario dichiara guerra e si conclude con la sconfitta di Giugurta, che Gaio Mario porta a Roma in catene.
N.B.: Sallustio viene definito dagli storici LAUDATOR TEPORIS ACTI, ovvero LODATORE DEI TEMPI PASSATI.

Registrati via email