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Opere di Sallustio

De Catilinae coniuratione
L'opera fu scritto tra il 43 e il 42 a.C. In essa Sallustio giustifica la scelta del tema dicendo che si tratta di uno dei fatti più memorabili della storia romana per l’audacia dell’impresa e per il pericolo che corse la Repubblica. È un’opera formata da 61 capitoli, troviamo un elemento che sarà costante del Sallustio storico cioè il proemio introduttivo, che si dispiega in 13 capitoli dove Sallustio espone la sua concezione storica ed espone le sue idee politiche e morali. Dopo tredici capitoli di trattazione entra in scena Lucio Sergio Catilina. Sallustio si sofferma molto attentamente a indagare il tipo di umanità che Catilina aveva raccolto attorno a sé: fanno parte della congiura giovani ambiziosi e senza scrupoli, già completamente divorati da quella smania di potere e di ricchezza, accanto a questi ci sono grandi esponenti della nobilitas senatoria gravemente compromessa dal punto di vista finanziario. Poi ci sono molti altri personaggi, persino qualche donna come la corrotta Sempronia e l’astuta Fulvia che rivela a Cicerone il segreto della congiura. Il primo scopo dei congiurati era l’assassinio del temuto Cicerone, che riesce a scappare da questo assassinio e l’8 Settembre del 93 avviene la famosa requisitoria contro Catilina che viene presentato, ci dice Sallustio, come nemico della patria. Catilina fu costretto a scappare per raggiungere un’armata di ribelli a Fiesole e qui acquietarsi in attesa che tutto si ricomponga, a Roma nel frattempo vengono trovate altre prove della congiura, vengono anche arrestai tre catilinari che vengono strangolati in carcere. I consoli romani incalzano gli uomini di Catilina, c’è una caccia ai congiurati, Catilina organizza queste truppe nei pressi di Pistoia e combatte contro le truppe romane. Tutto il dramma storico che Sallustio ricostruisce è incentrato sulla figura di Catilina, che riesce a costruire nel migliore dei modi il ritratto di una figura demoniaca: straordinario è l’affresco del suo animo depravato e malvagio. Il più grande male di Catilina è l’ambizione, Catiliana è moralmente marcio, depravato e votato al male per una sfrenata ambizione di potere.

Bellum Iugurthinum
In quest'opera Sallustio racconta un fatto emblematico che ha la funzione di mettere in luce la profonda corruzione della classe dirigente romana e il decadimento dei valori. Sallustio fa riferimento a fatti avvenuti tra il 111 e il 105 a.C. Siamo ai tempi in cui Roma intraprende una campagna militare contro Giugurta, re della Numidia. Fu una lunga e faticosa guerra, ma Sallustio conosce molto bene quel contesto anche geografico perché fu proconsole della provincia d’Africa. Lo schema è lo stesso del De Catilina coniuratione, c’è una parte iniziale sulla natura umana e sulle componenti spirituali e poi l'autore entra nel vivo dei fatti descrivendo il regno della Numidia: morto il sovrano, i figli Iemsale e Aderbale si contendono il trono, Giugurta che è nipote del re si inserisce nel contesto delle lotte per la successione, riesce ad uccidere Iemsale e costringe alla resa Aderbale, che invoca l’intervento romano. Non c’era nessun motivo per cui questo conflitto dovesse durare tutto questo periodo, militarmente Roma aveva una superiorità schiacciante nei confronti dell’ambizioso Giugurta. Ci volle così tanto tempo perché Giugurta era un abile corruttore, capì quanto piaceva il denaro ai Romani e quindi giocò tutto su questa debolezza. I tempi lunghissimi della guerra furono vergognosi e quella vicenda era significativa per il livello di corruzione e di decadenza morale della classe dirigente della Res Publica. Giugurta attacca Aderbale che viene sconfitto e viene anche ucciso e rimane re del proprio regno di Numidia. Per lunghi anni i Romani non sconfiggono Giugurta semplicemente perché corrotti. Nel 107 a.C. arriva la svolta: Mario prende il comando delle truppe, sbarca in Africa e sconfigge Giugurta pesantemente. Mario che Sallustio sente la necessità di esaltare.

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