Confronto tra la figura di Catilina di Sallustio e di Cicerone


Con la sua opera, Orationes in Catilinam, Cicerone ha l’intenzione di mostrarsi ai cittadini come eroe, come salvatore della Repubblica, che aveva svelato inganni, trame e complotti che stavano mandando in rovina la città. A differenza di Sallustio, scrisse questo testo contemporaneamente ai fatti accaduti, durante liste di proscrizione, guerre civili, ed altri avvenimenti. E’ anche per questo che Sallustio, che scrive parecchio tempo più tardi pur vivendo dentro questi conflitti, scrisse non secondo la storiografia annalistica, ma decise di affrontare il problema della degradazione dell’aristocrazia secondo una nuova tecnica: la ritrattistica; infatti nella congiura di Catilina, Sallustio descrive il protagonista attraverso un ritratto psicologico, in cui non solo ne descrive brutalmente l’aspetto morale, ma riesce ad inserirvi l’aspetto storico: infatti non si limita semplicemente a giudicarlo un vero e proprio genio del male, ma ne esprime questa degenerazione morale in relazione a quella politica della società romana. In realtà Sallustio condivide la protesta di Catilina ma non ne approva i metodi per rimediare alla grave crisi presente nella città. Dal testo di Cicerone si nota soprattutto la sua poca sensibilità: non prova pietà per i poveri, poiché “essi son tali per colpe proprie”; non mostra realmente che il suo desiderio sia quello di cessare queste ingiustizie e massacri presenti a Roma, bensì non fa altro che ricordare ai lettori ciò che egli stesso fece per il popolo, per la città, ritraendo Catilina come uno smodato e uno spregiudicato, cercando di portare tutti a suo favore. Anche per questo, Sallustio, nella sua opera cerca di sminuire i metodi di Cicerone come salvatore della patria.
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