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Sallustio

Sallustio è il creatore della grande storiografia romana, veniva dall’austera gens Sabina, nacque nell’86 a.C. da ricca famiglia plebea che provvide accortamente alla sua formazione letteraria inviandolo a Roma. Noi sappiamo quale fosse la Roma di allora, capace di bruciare gli spiriti più composti e morigerati, e sappiamo anche come Sallustio vi giungesse desideroso di uscire dall’oscurità provinciale e di portare in alto il suo nome. In Sallustio vi è un conflitto tra la passione, lo slancio della vita, il desiderio di affermazione e di realizzazione personale contro quel mondo di disvalori che il giovane intellettuale si trovò d’innanzi. Sallustio è forse uno degli autori che meglio hanno messo in luce la dissoluzione morale della Roma e della classe dirigente romana nel periodo della crisi della Repubblica. Attaccò molti personaggi politici dell’epoca tanto che nel 50 a.C. fu espulso dal senato con l’accusa di immoralità, per la fiera ostilità politica creatagli dai pompeiani vincitori. Il che lo consigliò a raggiungere Cesare nella Gallia, per porsi al suo fianco nella guerra civile, passando il Rubicone con Cesare, e ciò ci dimostra come Sallustio ha vissuto la storia del tempo da protagonista. Nel 49 a.C. fu rieletto questore da Cesare potendo così aspirare al Senato, nel 46 a.C. dopo la vittoria cesariana viene nominato proconsole della provincia d’Africa e qua Sallustio poté accumulare ingenti ricchezze, tornato a Roma acquistò splendidi giardini tra il Pincio e il Quirinale, e acquistò la sontuosa villa Tiburtina di Cesare già caduto sotto il pugnale dei congiurati. Si ritirò, infine, stanco e amareggiato, a vita privata nella solitudine e in questo periodo cominciò a scrivere meditando sulla natura degli uomini, sulle vicende della sua vita e della storia sicuro che quella gloria tanto sognata l’avrebbe potuta conseguire con la nobile attività del suo ingegno. A questo pieno fervore di attività letteraria, che lo ricollegava ad una sua vocazione giovanile di scrittore, lo rapì la morte ad appena 50 anni nel 35 a.C.

Riposati dice che passarono solo nove anni e riuscì ad affermarsi come il più grande storico del tempo. Sallustio scrive delle monografie, il genere storico non è quello degli annales, ma è una nuova scrittura, una narrazione di singoli episodi della storia romana che però hanno la capacità di illuminare un intero periodo storico. La sua grandiosità consiste nell’individuare dei fatti storici ben precisi, che si sono sviluppati in un arco molto limitato di tempo, ma che per le loro peculiarità, per le loro caratteristiche sono esemplari.
Il tema della corruzione e del decadimento morale e civile è un tema centrale è affascinante nell’opera di Sallustio, che arriva alla scrittura quando è venuta meno la politica e quindi sembra quasi che la sua storiografia così moralistica sia la risposta a quel clima di corruzione e di decadimento che è poi il tema fondamentale dell’opera sallustiana. Nelle battute introduttive del De coniuratione Catilina, dice: “Anche io da giovinetto, come i più, mi trovai trascinato per passione nella vita politica, qui al posto della moderazione, dell’integrità e della virtù, regnavano sovrane l’avidità e il malcostume. Sebbene l’animo mio delle male arti inesperto, benché dissentissi dalla comune immoralità la smania degli onori mi rendeva malfamato e mal visto come gli altri”; si trova, così come volevano i principi tradizionali dell’etica romana, mosso dalla passione politica, ma questi valori sono travolti da atteggiamenti negativi.
Sallustio sa benissimo che i principi del mos maiorum chiedono a tali individui un impegno pratico al proprio cittadino, che deve essere anche impegnato pubblicamente nella vita pubblica. Il mos maiorum aveva sempre condannato l’atteggiamento intellettuale che aveva assunto Sallustio in quanto scrittore, di colui che si chiude in un mondo personale e privato e che addita con severità e guarda con distacco i problemi del suo tempo. Questo particolare non è di secondaria importanza perché la conseguenza più significativa è che Sallustio sente il bisogno di giustificare la sua scelta intellettuale, sente il bisogno di dover dare delle giustificazioni riguardo l’utilità della storia perché deve difendere la propria posizione intellettuale ed umana. La scrittura in Sallustio è un ripiego ad un’azione politica non più praticabile. Sallustio non è un filosofo, ma per giustificare la scrittura dello storico ricorre ad argomentazione di carattere filosofico, prende il problema in modo ampio, partendo dall’osservazione che l’essere umano è formato da anima e corpo. Di queste due parti la componente spirituale, l’anima, è quella più nobile. Sallustio dice anche che delle azioni umane tra le attività più nobili dell’uomo vi è l’azione politica e afferma anche che la Roma del suo tempo conosce un blocco di questa azione politica a causa del trionfo dell’individualismo. Sallustio dice che resta un’attività intellettuale nobilissima in quanto confacente alla parte spirituale dell’essere umana e anche indirettamente politica perché la storiografia fornisce dei modelli che sono degni di essere imitati. Quindi la scrittura storiografica può contribuire certamente al miglioramento della società perché addita il male, lo analizza, lo svela e mostra il bene. La storiografia ha così una funzione politica e in parte una funzione pedagogica. Sallustio difende in modo molto puntuale la legittimità della scrittura storica e alla fine di questo percorso la storiografia ha una funzione analoga ai valori ideali celebrati dai mos maiorum. Nascono delle conseguenze sul piano letterario, perché se la scrittura storiografica deve additare delle figure esemplari, colui che le addita deve godere della fiducia assoluta e incondizionata da parte del lettore. Alla legittimazione della scrittura storica, consegue l’idealizzazione di colui che scrive, delle storico che deve essere stimato da un punto di vista morale e quindi Sallustio si presenta come campione di moralismo, non è forse Sallustio quello che conosce molto bene il mondo della Repubblica romana, ne ha fatto parte e si è ritirato da quel clima di corruzione che ora descrive e denuncia. I lettori devono fidarsi dello scrittore, devono accettare e credere fino in fondo alla sua ricostruzione dei fatti.

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