Home Invia e guadagna
Registrati
 

Password dimenticata?

Registrati ora.

Lucrezio - Il sacrificio di ifigenia

Commento del brano

E io lo dico a Skuola.net
Commento dell'episodio di Ifigenia
Questo passo si trova nel primo libro del De Rerum Natura, dopo l’elogio ad Epicuro. Lucrezio condanna e critica la superstizione che, secondo il suo parere, porta a commettere azioni empie e scellerate. Questo passo, grazie a molte immagini e strumenti retorici, è molto solenne e di intensità tragica e patetica elevata. Il popolo che piange alla vista della paurosa fanciulla; Ifigenia che, terrorizzata, cade a terra sulle ginocchia; il sangue di Ifigenia che macchia l’altare di Diana; il padre mesto di fronte all’altare; Ifigenia tremante e triste poiché comprende che dovrà essere sacrificata; il suo sacrificio proprio nell’età delle nozze; l’indifferenza del padre che lascia cadere vittima sua figlia: queste sono in sintesi le immagini che colpiscono maggiormente in questo passo e conferiscono al testo solennità e intensità tragica e patetica.
Lucrezio usa anche molti strumenti retorici. Dal verso 84 al verso 86 usa un anastrofe, cioè un inversione: mette prima il complemento oggetto per mostrare subito qual è stata l’azione scellerata e solo alla fine inserisce il colpevole di questo fatto, cioè il soggetto. Sempre al verso 86 c’è un ironia, cioè i capi scelti dei Danai, il fiore degli eroi, commettono un azione tanto atroce e tanto vergognosa. Al verso 89-90 c’è un polisindeto (et…et…)nel quale a poco a poco Ifigenia si rende conto di quello che sta accadendo: prima vede il padre mesto, poi i ministri nascondere il coltello e infine il popolo piangere. Al verso 90 Lucrezio usa una metonimia per indica con ferrum il coltello del sacrificio. Al verso 92 si trova una paronomasia (muta metu), che, con suoni simili ed aspri, crea un immagine di timore. Al verso 94, per sottolineare l’importanza del concetto, Lucrezio usa una perifrasi per dire che Ifigenia è la primogenita del re. Ai versi 95-96 con un semplice enjambement, il poeta cerca di creare un momento di suspence, prima che Ifigenia sia condotta agli altari. Al verso 98 con un ossimoro (casta inceste), Lucrezio condanna l’atto superstizioso che va contro natura: Ifigenia innocente e casta sta per essere sacrificata impuramente (inceste), cioè per una causa ripugnante. Infine al verso 100 per rimarcare lo scopo finale del sacrifico di Ifigenia, il poeta descrive la partenza della flotta con un endiadi (felix faustusque).
Lucrezio condanna la superstizione, chiamata religio, poiché si scaglia soprattutto sui più deboli, che non riescono a reagire e si lasciano trasportare da queste infondate credenze. Lucrezio spiega che intorno a lui scorgeva un’umanità cieca e dolente, vittima di paure e soggetta alle terribili predizioni di profeti di sventura. Il poeta cerca di opporsi a queste e per far ciò usa i lucida carmina, per squarciare le tenebre dell’ignoranza e far conoscere a tutti gli uomini la reale ed effettiva verità.
Lucrezio riporta l’esempio più significativo e più importante di superstizione: il sacrificio di Ifigenia. Questo mito è raccontato attraverso gli occhi della disgraziata fanciulla, che crede di andare a nozze e invece va incontro alla morte: domina la compassione per la vittima, ma soprattutto l’orrore per un misfatto che colpisce la famiglia spezzando i legami di sangue. Il padre Agamennone non è solo accecato dalla superstizione, ma è anche vittima di un malinteso senso del dovere, poiché, in nome della ragione di stato (la lieta partenza della flotta) non riesce ad ascoltare le ragioni individuali e così non si oppone al sacrificio della figlia, sua primogenita.
Contenuti correlati
Accedi con Facebook
Registrati via email