Cicerone politica

Cicerone rappresentò il binomio otium-negotium insito nel significato proprio dell’humanitas. Essa racchiudeva in se politica, ossia negotium, difesa della tradizione e progresso della collettività; cultura, ossia otium, assimilazione e interpretazione della cultura greca; etica, ossia dignitas e uguaglianza fra gli uomini; estetica ossia decorum della vita e urbanitas, saper vivere in una società colta e urbana; linguistica, ossia l’equilibrio della concinnitas e del numerus.
Il suo pensiero politico è racchiuso nel De re publica, nela quale l’argomento di fondo è la costituzione romana del tempo degli Scipioni. Si discute delle tre forme classiche di governo quali monarchia, aristocrazia e democrazia che talvolta possono generare nelle forme più estreme come tirannide, oligarchia e oclocrazia. Lo stato migliora è quindi per Cicerone un regime misto, proprio come quello della res publica romana che sa essere un po’ monarchico con i consoli, aristocratico con il senato e democratico con i comizi. Nel sesto libro troviamo inoltre il tema della morte: il sogno di Scipione Africano, dal quale emerge il senso del dovere civile per poi ottenere una conseguente ricompensa ultraterrena. L’apparizione del nonno adottivo Scipione Africano rivela la ricompensa di eterna beatitudine destinata nell’aldilà alle anime di chi sulla terra si è prodigato per il bene della patria.

Virgilio politica

Amante della campagna e ricordato maggiormente per la stesura delle Bucoliche (componimenti pastorali che vedono come protagonisti pastori-poeti che trascorrono le giornate improvvisando canti, per lo più di argomento amoroso) e delle Georgiche (poema epico dedicato alla coltivazione dei campi e all’allevamento del bestiame) Virgilio non parteciperà mai alla vita politica. La maggior parte delle sue opere però erano permeate del valore encomiastico, specie l'Eneide, nella quale elogia la Pax Augustea, esprimendo una forte fiducia verso il futuro e la dinastia di Augusto, e legittimandone il potere. Inoltre nella stesura dell’Eneide troviamo la catabasi, ossia la discesa fisica del protagonista Enea nell’oltretomba, da cui trapela la credenza nella reincarnazione da parte del poeta. La dottrina platonica della metempsicosi è già rivista nel Somnium Scipionis di Cicerone. Virgilio esalta infatti il munus, ossia il dovere da compiere per ricevere la ricompensa dopo lo morte, che in questo caso è prodigarsi per il bene dello Stato

Orazio tempo e morte

Tema più caro a Orazio è il fluire del tempo, la necessità di vivere pienamente il momento presente, i valori autentici dell’esistenza, piccoli o grandi che siano. Il poeta invita ad accontentarsi della felicità presente della vita così com’è. Carpe diem, cogli l’attimo e vivilo intensamente. La sua espressione rivela inoltre una malinconica consapevolezza che il piacere non può essere stabile, poiché al fondo della felicità umana c’è sempre il senso di precarietà: la vita non è spendibile all’infinito.

Lucrezio politica e morte

Seguendo gli insegnamenti del maestro Epicuro ('vivi al di fuori della sfera politica'), Lucrezio rifiuta la politica e vede in essa una fonte di affanni e di tormenti per l'anima umana. Il saggio deve, inoltre, abbandonare le inutili ricchezze e allontanarsi, poi, dalla vita politica, dedicandosi a coltivare lo studio della natura con gli amici più fidati, somma ricchezza della vita umana. Lucrezio sottolinea la vacuità e l'inutilità di ogni forma di potere: solo distanti dalla vita politica si può contemplare il mondo serenamente, e guardare tutto e tutti con occhio distaccato, così come è soave guardare dalla terraferma il mare in tempesta e gli uomini che vengono tormentati, compiacendosi dei mali da cui si è indenni.
Nella sua opera più importante, il De rerum natura, egli espone la teoria degli atomi, ripresa da Democrito, secondo cui essi sono le particelle minime e indistruttibili alla base di ogni cosa, che esistono anche se non si vedono. Nulla si crea e nulla si distrugge nell’universo: è l’aggregarsi o il disgregarsi degli atomi che dà origine o fine ad ogni cosa, natura e morte si spiegano dunque in questo modo. Lucrezio afferma che corpo e anima sono entrambi costituiti da atomi aggregati e sono quindi ugualmente soggetti al ciclo di nascita, sviluppo e morte proprio di tutti gli organismi. Se l’anima muore con il corpo, non bisogna attendersi un destino ultraterreno di premio o punizione per le azioni compiute in vita: I miti dell’oltretomba sono da considerare come allegorie o favole; da qui si deduce anche la vanità del timore della morte.

Cesare e la politica

Cesare condusse una vita attiva al centro dello stato poiché faceva parte di una famiglia dell’alta nobiltà romana, la gens Iulia, e si trovò appena adolescente ai margini del potere politico di Roma a causa della morte prematura del padre. Ricoprì l’incarico di questore, edile e più tardi fu eletto pontefice Massimo. Divenne in seguito console grazie all’accordo stretto con Pompeo e Crasso (primo triumvirato). Tra le sue opere principali ricordiamo il De bello gallico, composto in sette libri, uno per ciascun anno di Guerra, partendo da annotazioni stese anno per anno, e il De bello civili, scritto per giustificare la scelta di scatenare una Guerra civile, proponendosi come il difensore delle istituzioni.

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