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I poeti neoteroi

Introduzione

Nell’epoca post-sillana avvengono nella società romana un’evoluzione ed un cambiamento di costumi, destinati a riflettersi anche nella letteratura dell’epoca.
Se infatti le testimonianze dello storico Sallustio e del politico Cicerone ci descrivono un mutamento economico, sociale e politico, il poeta Catullo è invece –così come Lucrezio- testimone del mutamento dei costumi e del modo di vivere.

In poesia, per esempio, cambia il rapporto tra uomo e donna.
Un tempo, infatti, il ruolo della donna nella società romana non era così significativo da poterla porre quale centro e protagonista della poesia. Ed anche per ciò che riguardava i rapporti amorosi extraconiugali, era tollerata o permessa solo la relazione tra uomo e cortigiana e considerata assolutamente sconveniente quella tra uomo e donna “per bene”.

Famosa è a questo proposito una citazione tratta da una commedia di Plauto: “Purché tu non tocchi una donna sposata, una vedova, una vergine e i giovinetti di nascita libera, ama pure chi vuoi.”

Ma adesso la donna acquista maggiore libertà, e, cadendo gli antichi valori morali, maggiore libertà acquistano pure i comportamenti amorosi e le relazioni tra uomo e donna.
Lo stesso Cicerone, nella sua “Pro Caelio”, ammette che ormai i rapporti tra uomo e donna sono profondamente cambiati –anche se non necessariamente in peggio.

In virtù di tutto questo, dunque, nasce e si sviluppa a Roma una nuova poesia. Una “poesia amorosa” che esalta i sentimenti del singolo. Si assiste cioè alla nascita della cosiddetta “poesia lirica”. (Definizione questa piuttosto moderna, in verità. Per i greci infatti era definito poesia lirica qualsiasi tipo di canto accompagnato dalla lira. E’ oggigiorno invece che si intende con questo termine una poesia che esprime l’intimo sentimento dell’autore).

L’amore, in questo nuovo tipo di poesia, è sentito come una violenza che il poeta subisce, e alla quale non può ribellarsi.
Rivoluzionaria è in questo contesto anche l’idea che la donna possa essere adesso oggetto di poesia.

Nello stesso periodo, nella cultura greca tramonta la tragedia, che non suscita più lo stesso interesse che suscitava in precedenza.
Nonostante questo, dalla Grecia proviene a Roma ancora una forte ed ampia influenza, non solo di tipo erotico.
Tra i poeti greci più in voga si ricorda ad esempio Meleagro, che presenta l’amore in modo violento, e come fonte di dolore ed infelicità. I suoi carmi ispirano molto Lucrezio, ad esempio, nel descrivere gli eccessi cui può portare la sfrenatezza della passione amorosa.

Un altro poeta greco largamente conosciuto a Roma è Callimaco, la cui produzione letteraria fu decisamente improntata ad un rifiuto della poesia epica: più volte infatti Callimaco ribadisce che in poesia è necessario scrivere versi leggeri nel contenuto, brevi ma eruditi, e che la “via delle Muse” è stretta ed impervia e non può essere perciò battuta da tutti.
Già nella sua epoca, come accadrà invece a Roma in questo periodo, si esigeva dunque che il pubblico fosse ristretto e ricercato, elitario, e in grado di capire ed apprezzare le finezze poetiche e letterarie.

A Roma, dunque, si comincia a considerare come modello la poesia greca dell’età ellenistica: una poesia elaborata, erudita ed elitaria.
Ne è un esempio l’opera “Le passioni” di Partenio, una rielaborazione in versi di storie mitologiche oscure e difficili, talvolta anche con elementi torbidi.

I poeti neoteroi

Nascono così i Poetae novi (o neoteroi), termine coniato da Cicerone per indicare una generazione di poeti che si ponevano come innovatori della poesia latina.

Il loro stile poetico altamente raffinato li porta a fuggire i tratti popolareggianti in favore di poesie ricercate e dalla tecnica perfetta.
Cicerone ne dà una ampia descrizione: ci dice per esempio che questi nuovi poeti erano soliti utilizzare nei loro versi l’esametro spondaico, proprio come erano soliti anche i poeti Alessandrini e lo stesso Catullo, esponente principale dei poeti neoteroi.

Il richiamo alla Grecia è dunque evidente non solo nei contenuti e nella forma, ma anche nello stile e nella metrica.

Della poesia neoterica sono pervenuti a noi le opere di Catullo e frammenti di altri poeti minori.
Un elenco di questi letterati ci viene fornito da Ovidio, che li considera autori anche di versi licenziosi.

La corrente neoterica si biforcò poi in due scuole: la prima era più erudita, mentre la seconda, di cui fu seguace e membro di spicco Catullo, più leggera e di tendenze epicuree.

Esponenti principali

Il più anziano e caposcuola dei poetae novi fu Valerio Catone, che ci viene descritto dai contemporanei come un uomo vecchio e povero. Pare infatti che avesse subito un tracollo finanziario perdendo tutte le sue proprietà ai tempi delle proscrizioni sillane.
Catone, con la sua intensa attività letteraria, cercò di dare un carattere unitario alla poesia greca ellenica.

Un altro esponente della nuova poesia fu Furio Baculo, nativo di Cremona, che scrisse una raccolta in prosa di motti.
Fu forse, secondo le cronache dell’epoca, un ubriacone (il nome “Baculo” avrebbe dunque una qualche derivazione da “Bibere”).
Di non chiara appartenenza a Baculo sono invece alcuni testi politici scritti per celebrare Cesare e alcune invettive contro Ottaviano.

Importantissimo fu anche Licinio Calvo, la cui opera è purtroppo completamente perduta. Questo è un peccato, perché secondo i contemporanei la sua arte letteraria e poetica avrebbe potuto considerarsi pari a quella di Catullo.
Si sa però che scrisse diversi epilli, fra cui il suo capolavoro: “Io”.

Ad opera di Calvo esisterebbe anche una produzione satirica e di invettiva che non risparmia nessuno, nemmeno Cesare e Pompeo, i quali, nei suoi epigrammi politici, vengono presi in giro a motivo delle loro perversioni sessuali.

Vi è poi Cinna, un amico di Catullo, che portò a Roma una pregiatissima edizione di Arato scritta su fogli di malva.
La sua opera più importante fu Zmyrna (nome erudito di Mirra, la fanciulla che secondo la tradizione mitologica aveva commesso incesti con suo padre e poi, trasformata in albero, aveva partorito Adone), a cui lavorò per nove anni.
Il testo però non piacque molto ai suoi contemporanei perché considerato troppo erudito.
Cinna morì durante i tumulti che seguirono la morte di Cesare, poiché scambiato per uno dei suoi uccisori che ne era invece omonimo.

L’esponente più importante dei poeti neoteroi, però, è sicuramente Catullo.

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