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Catullo - La Morte Del Passerotto

In questo testo si constata la concezione della letteratura come lusus. La seconda considerazione riguarda la sua estrema letterarietà che rende quasi superflui i contenuti. Il depotenziamento dell’aspetto contenutistico consente l’ascesa e l’importanza della forma, che è l’unica grande preoccupazione dell’autore. La scelta del contenuto è volutamente ridicola. Questo componimento assume la forma di un epicedio, un componimento di argomento funebre. Catullo segue con grande rigore lo schema del compianto funebre. Nella poesia ellenistica erano già presenti componimenti funebri diretti a degli animali. La poesia ellenistica era solita rivolgersi ad aspetti di importanza secondaria, per sottolineare lo svago e il divertimento causato dal poetare. Il tema amoroso era solo apparentemente secondario. L’affetto che Catullo prova per Lesbia è uguale a quello che lega la donna al suo uccellino. Fin dai primi versi il linguaggio è alto, così come lo è il richiamo a Venere e a Cupido. Allo stesso modo si noti la scelta lessicale di lugeo che è più elevato rispetto a fleo. Veneres e venustiorum sono figure etimologiche perché sono legate dalla radice venus, che significa “amore”. Un altro elemento di ricercatezza formale è rappresentato dalla ripetizione della parola passer all’inizio dei versi 3 e 4. Meae puellae è un’epifora, cioè la ripetizione di una o più parole alla fine dei versi. I versi dal 6 al 10 descrivono le caratteristiche e le virtù del defunto che sono la dolcezza, la fedeltà e il rapporto assiduo (metafora della fedeltà amorosa che Catullo cercava nel suo rapporto con Lesbia). Gli elementi retorici sono sempre presenti. C’è un omoteleuto nel verso 9. L’omoteleuto consiste nell’uguaglianza fonica tra due o più parole. Nel verso 10 pipiabat è un’onomatopea e un neologismo perché si tratta di un termine inventato da Catullo. Nel verso 11 c’è un’allitterazione della /t/. L’imprecazione contro la morte è un topos letterario, cioè un luogo comune della letteratura alessandrina. C’è un poliptoto al verso 13. Concentrandosi solamente sulla materia formale, Catullo rischierebbe di essere freddo. Al verso 14 bella non è il plurale di bellum, ma deriva dal latino volgare e significa “bello”. Catullo gioca con il lettore in modo sottile. Catullo è un virtuoso della lingua perché è in grado di abbassare e alzare continuamente i toni, conosce la lingua dotta e quella popolare ed è capace di gestire qualsiasi situazione poetica. Il principio della poikilia o principio della mescolanza stilistica caratterizza la poetica catulliana e quella alessandrina. Il componimento è circolare perché si apre e si chiude con l’immagine del pianto.

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