Ali Q di Ali Q
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Tito Lucrezio Caro

La biografia di Lucrezio è quasi completamente avvolta nell’oscurità.
Forse questo fu voluto da Lucrezio stesso, che fra l’altro non volle mai partecipare alla vita politica di Roma in seguito alla sua conversione all’epicureismo (che aveva come precetto il celeberrimo detto: “vivi nascosto”), cosa che invece era del tutto estranea alla mentalità romana.

Notizie
Le prime notizie riguardo alla vita di Lucrezio le abbiamo paradossalmente dopo la sua morte.
Sappiamo infatti che era morto da poco quando Cicerone scrisse al fratello Quinto per lodarne il poema, e 20 anni dopo Nepote lo definirà simile a Catullo per l’elegantia poetica.
Ma in realtà la maggior parte delle notizie sulla vita di Lucrezio ci sono fornite da San Girolamo: da lui sappiamo infatti che nacque intorno al 94 a.C., poi, caduto nella pazzia a causa di un filtro d’amore, dopo aver scritto bellissime opere nei momenti di lucidità, morì a 44 anni nel 50 a.C.

Discordanze. Nelle notizie fornite da San Girolamo si coglie però una contraddizione con le poche date presenti nella biografia di Lucrezio di Elio Donato, secondo cui Virgilio avrebbe preso la toga virile (17 anni) il giorno in cui morì Lucrezio.
Quindi morì nel 54 a.C. Nello stesso tempo, egli ci dice anche che quando questo accadde, c’erano gli stessi consoli dell’anno della nascita di Virgilio (Crasso e Pompeo), e quindi l’anno doveva essere il 55 a.C. Tuttavia, poiché la lettera di Cicerone a Quinto è del 54 a.C., possiamo concludere che Lucrezio nacque nel 98 e morì nel 54 a.C.

Riguardo alla presunta pazzia, ci sono state per anni delle dispute tra gli studiosi: Lucrezio infatti fu sempre lacerato dal conflitto interiore fra l’ottimismo suggeritogli dall’Epicureismo ed il pessimismo del suo animo, ed è con ogni probabilità questo che rese il suo carattere strano e bizzarro agli occhi dei suoi contemporanei, anziché un qualche fantomatico sortilegio. Molti sostenevano che per questo “delirasse”. Tuttavia si tratta probabilmente di versioni romanzesche.

Riguardo alla sua vita, si trovano riferimenti – pochi, in verità - anche nel “De rerum natura”, la sua opera maggiore. Vi si parla infatti delle lotte politiche ("Patriae tempore iniquo”, che forse è quello del primo triumvirato o della congiura di Catilina). Si sa inoltre che forse era di origine campana (ad Ercolano c’era una famosa scuola di Epicureismo).

Politica
Sebbene Lucrezio non si dedicò mai alla vita politica, tuttavia se ne interessò, anche se non con particolare accanimento.
Lo stesso “De rerum natura” contiene al suo interno precetti politici, malgrado Lucrezio non proponga mai un risanamento nazionale, ma una salvezza individuale (conforme ai precetti di Epicuro).

Epicureismo a Roma
Si diffonde a Roma a partire dal I secolo a.C., e coinvolge molti personaggi di spicco dell’epoca ciceroniana, come Cesare e Cassio, e lo stesso Cicerone, nella sua mentalità eclettica, studiò in gioventù i precetti di questa filosofia.
Agli scrittori epicurei Cicerone rimproverava però l’aridità dello stile, riconducibile al disinteresse per la cultura mostrato da Epicuro (anche se per la verità questi si fosse limitato a dire che erano inutili per colui che vuole raggiungere la verità e la felicità).
Fu anche fondata una scuola epicurea ad Ercolano, dove insegnava Filodemo, poeta erotico e autore di trattati, ormai frammentati e carbonizzati dopo l’eruzione del vulcano, che sarebbero invece stati utili per analizzare il pensiero di Lucrezio.

Poeta e ambiente
Il De Rerum Natura ha un rapporto di polemica contro il proprio tempo, ovvero contesta determinate credenze contemporanee. Ma non contesta mai in modo particolare e specifico.
E’ improbabile quindi che gli attacchi di Lucrezio alla religione riguardino ricchi e potenti, che fondavano le loro autorità sulla tradizione. Anche se ciò che facevano era ingiusto, non è infatti la politica che interessa a Lucrezio.

Poeta e pubblico
Anche se la sua opera è indirizzata a Memmio, la cosa non deve assumere un significato particolare, giacché era una convenzione letteraria comune indirizzare un poema didascalico ad un destinatario specifico, come se fossero esclusi altri lettori, che forse, come avveniva fra i poeti neoteroi, avevano molte cose in comune con l’autore.

Tuttavia questo non vuol dire che l’opera fosse indirizzata a tutti: poche persone nella Roma d’allora potevano essere interessate a simili problemi, e quindi Lucrezio immagina di rivolgersi ad un pubblico in grado di seguire una dissertazione lunga e complessa, sebbene non vi manchino anche i sentimenti.
Questo vale anche per lo stile, che imita i neoteroi, con influenze di Omero ed Euripide.
Anche Cicerone stesso scrisse diverse opere filosofiche, ma i suoi testi sono di minor valore artistico rispetto a quello scritto da Lucrezio, e le sue argomentazioni avevano un carattere concreto non utopistico.
Invece Lucrezio non porta mai il lettore alla realtà del suo tempo, tenendo sempre l’opera su un piano teorico (il gusto greco prevale dunque su quello romano).

L’ambientazione dell’opera è infatti la Grecia, in una sorta di celebrazione di Epicuro.
Si fanno lodi ad Atene e se ne racconta la storia e l’epidemia che la colpì.
Invece la storia romana non è mai citata, e prevalgono i nomi greci.


De Rerum Natura

L’opera più importante e celebre di Lucrezio è sicuramente il De Rerum Natura.
Essa è dedicata a Memmio (probabilmente lo stesso che Catullo portò con sé in Bitinia), forse con l’intento di convertirlo all’Epicureismo, ma senza risultato.

L’opera è costituita da 6 libri in 3 coppie di 2 libri ciascuna. Ogni coppia ha lo stesso argomento.
I primi due libri parlano degli atomi, del loro movimento nel vuoto e del loro congiungersi e disgregarsi.
Il terzo e il quarto parlano dell’anima, del rapporto anima-corpo e delle sue attività: pensieri, sogni, ecc.
Il quinto e il sesto parlano invece del mondo, della sua formazione, della nascita dell’umanità e ciò che su di esso avviene.

Contenuto dei libri
1° libro. Il primo libro comprende il Proemio, la dimostrazione che “da nulla nasce nulla”, e una descrizione di cosa siano gli atomi.
2° libro. Vi si parla degli urti atomici da cui nasce il mondo, che non è l’unico possibile né esistente.
3° libro. L’anima è formata da atomi e perisce con il corpo. Di conseguenza vano è il terrore della morte. Sempre nell’anima si possono distinguere una parte razionale ed uno spirito vitale.
4° libro. Le sensazioni sono generate da effluvi di atomi. Così nasce anche l’amore, che diventa ansietà e tormento.
5° libro. Anche il mondo nasce e perisce, ed in esso non vi è alcun intervento provvidenziale. L’incontro fra gli atomi ha originato i quattro elementi e poi essi hanno dato origine al mondo e alle creature. Lucrezio descrive inoltre l’incivilimento del genere umano dalla vita selvaggia fino al costituirsi delle famiglie, delle città e delle leggi.

In seguito presso gli uomini nacque il linguaggio, per comunicare. I più forti ed intelligenti cominciarono a dominare sugli altri, si formarono le proprietà e la ricchezza portò alla sopraffazione. Per timore nacque la superstizione degli dèi, ma essi sono esseri beati senza riscontro nel mondo degli uomini.
6° libro. Allo stesso modo i fenomeni naturali non sono manifestazioni divine, ma nascono da cause naturali. Anche le malattie, che sono emanazioni nocive.

Importante nell’opera è l’elogio di Epicuro, liberatore dell’umanità dalla superstizione e dal timore della morte.

Titolo. E’ lo stesso delle maggiori opere filosofiche greche, compresa quella di Epicuro. Nel poema si parla esclusivamente della fisica di Epicuro, perché di solito era la parte che veniva più tralasciata dai pensatori romani. Il volgo si interessava infatti più alla morale, data anche la grande novità dell’etica epicurea, che si adattava ad ogni occasione della vita e che proclamava l’equilibrio psicologico come base per trovare ogni felicità. Altre caratteristiche importanti della morale epicurea sono il vedere negli amici il supporto per la felicità e il non permettere ai piaceri di rovinare tale equilibrio.
Il precetto “vivi nascosto” (cioè dare più importanza all’otium) contraddiceva l’ideale romano di negotium, ma questo attraeva la Roma dell’epoca, che ormai si trovava ad essere caratterizzata da una società in cui dominavano la lotta politica e le stragi e si vedeva a quali tristi conseguenze poteva portare la vita politica.
Epicuro formula anche la condanna alla religio (superstizione), cosa che prese piede facilmente a Roma, visto che già da tempo la religione romana era puramente formale. Tutto questo doveva attirare molto gli intellettuali romani, anche perché la dottrina di Epicuro si rifaceva direttamente alla natura e alla realtà.
Secondo Epicuro, la superstizione non soltanto turba la serenità dell’individuo, ma è anche inutile, essendo gli dèi indifferenti.
Lucrezio parla di fisica poiché anche l’etica si basa su di essa. Inoltre la religio aumenta l’attaccamento alla vita, l’illusione della gloria, ed è spesso fonte di delitti.

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