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Lucrezio, Tito Caro - De Rerum Natura

Appunto su Lucrezio e su De Rerum Natura

E io lo dico a Skuola.net
LUCREZIO

VITA
Tito Lucrezio Caro visse nella prima metà del I° secolo a.C. (94 a.C. – 50 a.C.)
La composizione del De rerum natura si può datare alla prima metà degli anni cinquanta.
Le poche notizie che abbiamo di Lucrezio provengono da San Girolamo e da Elio Donato.

L’EPICUREISMO
l’opera principale di Epicuro era un trattato sulla natura: De Rerum Natura.
La dottrina epicurea poneva al centro del proprio interesse la ricerca del più alto grado di felicità possibile: la tranquillità dell’animo raggiunta tramite la conoscenza.
La dottrina degli atomi concepiva la materia come il risultato di un’aggregazione meccanica di elementi minimi. Epicuro poneva alla base della materia e della vita un fondamento fisico unico: ladeviazione o clinamen che deviava gli atomi dalla retta di caduta e li faceva scontrare permettendo così la loro aggregazione.
Epicuro non negava l’esistenza della divinità, ma la concepiva come modello della perfetta beatitudine: gli dei in quanto imperturbabili non si occupano dell'uomo, anzi se ne disinteressano completamente, per questo l'uomo non deve temere nè gli dei nè il loro castigo.
Il fondamento della vita sociale è l’utilità del bene comune, e la dottrina epicurea preferiva i vincoli individuali di amicizia a quelli del contratto sociale, condannando i concetti di ambizione, di successo e di gloria, contrapponendo ad essi la ricerca del soddisfacimento delle necessità materiali.

L’epicureismo avrebbe rappresentato un grave rischio per l’ordine repubblicano tradizionale ma era inevitabile che dopo la conquista della Grecia (146 a.C.) la cultura greca penetrasse a Roma.
Il primo circolo sullo stile ellenico fu quello di Scipione Emiliano.
All’epoca di Lucrezio la scuola epicurea contava su due personaggi molto importanti quali Filodemo e Sirone, ma vedendo in essa una dottrina capace di svalutare pericolosamente alcuni fondamenti politici e religiosi della società e della cultura romana venne condannata da Cicerone, che screditava la diffusione popolare di tale filosofia sostenendo che essa fosse: facile da capire, le dolci attrattive di piacere facevano presa sulle persone, era la migliore produzione filosofica del momento.

IL PROGRAMMA DI LUCREZIO
Lucrezio vuole illuminare attraverso lo studio della fisica le norme etiche in modo da superare le banalizzazioni del volgo e offrire un nuovo equilibrio spirituale.
Per effettuare ciò l’autore ha bisogno dell’appoggio di un personaggio politico, e questo spiega le dedica a Memmio, uomo politico ambizioso.
Il poeta si propone di sradicare dall’animo della gente il culto dello Stato e le credenze religiose, da ciò scaturisce il rapporto di imitazione-contrapposizione con Ennio. Lucrezio celebra l’uomo riscattato dalla ragione e dalla scienza.

Per realizzare il suo progetto, Lucrezio si cimenta in un’opera dottrinale del massimo livello; egli sceglie il genere poetico, rifiutato dal maestro Epicuro, per imitare i padri della poesia: Omero, Ennio, Empedocle.


POESIA E RETORICA
A causa dell’indiscindibilità della poesia e dell’ammaestramento, Lucrezio sceglie il genere didascalico, che comunica sotto forma di trattato il suo messaggio, in cui prevale l’immediatezza dell’insegnamento proposto.
La poesia è una scelta obbligata per ottenere l’attenzione dell’interlocutore e per creare un contatto con questo.
Il registro poetico è posto a servizio della persuasione, scopo primario del progetto didascalico lucreziano.

DE RERUM NATURA
Il De rerum natura è il primo grande esempio del genere didascalico nella letteratura romana, e Lucrezio è consapevole dell’importanza e della novità che esso comporta, non escludendo le grandi difficoltà procurate dalle lingua latina, sprovvista di un lessico filosofico, superate tramite perifrasi o ampie descrizioni.

Il De rerum natura è suddiviso in sei libri tutti appartenenti al genere didascalico, genere fondato sulla finzione di un insegnamento; Lucrezio espone la dottrina epicurea rivolgendosi a Memmio, protettore di Lucrezio, in modo sollecito, partecipe e informale.
Il testo è organizzato in gruppi di due libri, dìadi, con tematiche ben definite ed evidenti confini, che illustrano i meccanismi alla base di ogni esistenza:
- libri I°-II° = dottrina degli atomi;
- libri III°- IV° = natura dell’organismo umano;
- libri V°-IV° = vicende dell’universo e cause dei fenomeni naturali;

Il poema presenta due proemi: uno, l’invocazione a Venere, all’inizio, mentre l’altro a metà dell’opera dove il poeta esalta la novità e gli scopi della sua impresa poetica.
Nell’opera è quasi del tutto assente il mito, data la filosofia abbracciata da Lucrezio e le aspre critiche mosse contro ogni forma di credenza.
L’unica eccezione è data dal proemio iniziale, dove però le figure di Venere e Marte hanno valore puramente simbolico. Gli altri riferimenti a dei e mostri sono usati per smentire la loro presenza.
Lucrezio espone una sua personale teoria antropologica: i primi uomini, come tutti gli esseri viventi, furono generati dalla terra; il susseguirsi di progressive acquisizioni culturali ha portato l’uomo a essere come è oggi. Con questa teoria Lucrezio sfata i miti di perfezione attribuiti all’età dell’oro, accentuando i difetti e le mancanze tipiche della natura e dell’uomo.
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