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Rapporto tra Lucrezio e l'epicureismo

Lucrezio si rifà al περι φυσεoς di Epicuro ma anche ad un estratto del trattato di Epicuro.
La ricerca della felicità intesa come liberazione dalla sofferenza, piena tranquillità dell’animo attraverso la conoscenza capace di liberare l’uomo dal dolore e dai suoi falsi timori: atarassia, imperturbabilità del obiettivo degli epicurei.
L’atomismo era alla base della dottrina di Epicuro come Democrito la materia è aggregazione meccanica. Nella dottrina di Democrito, Epicuro inserisce un elemento per attirare la meccanicità di questa aggregazioni ed è la teoria della parenklesis che significa “inclinazione”: gli atomi si muovono nel vuoto cadendo perpendicolarmente (Democrito), la parenklesis porta fuori dalla linea di caduta portando gli atomi ad unirsi tra di loro.

Alla base della conoscenza della natura c'è la conoscenza della teoria degli atomi (παρενχλεσις). Lucrezio chiama la παρενχλεσις clinamen.
Epicuro avversava la propensione degli uomini ad attribuire i fenomeni che non poteva comprendere agli esseri divini. Epicuro non nega l’esistenza della divinità ma la concepisce come una sorta di modello di beatitudine distaccata perciò dalla sfera umana: gli dei vivono negli intermundia come afferma Lucrezio e non hanno influenza sugli umani. Il saggio epicureo si deve astenere dalla vita politica. Gli epicurei sostengono la φιλια, l’amicizia come vincolo individuale rispetto al contratto sociale (λαζε βιoσας= vivi nascosto). Gli epicurei preferiscono il vincolo individuale dell'amicizia ai legami del contratto sociale. Quando Lucrezio scrive, l'epicureismo nel mondo romano è abbastanza conosciuto. Epicuro professa la sua dottrina nel IV secolo aC ed entra in contatto con il mondo romano nel II dC ma si diffonde nel I. la sua introduzione è osteggiata da due filosofi epicurei Alceo e Filiseo che vengono esiliati da Roma nel 173. all’epoca di Lucrezio la scuola epicurea poteva contare due nomi importanti: Filodemo di Gadara e Sirone maestro di Virginio. Il mondo romano guarda negativamente all’epicureismo perché lo considera una dottrina in grado di svalutare i fondamenti politico-religiosi della civiltà romana. Il più accanito contro l’epicureismo è Cicerone.

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