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Lucrezio - il linguaggio

Rilevante è l’influenza di Ennio nell’uso di arcaismi, nella metrica, nell’elaborata stesura e nella grandiosità del poema, ma molti sono anche i contatti con Catullo e i neoterici, infatti condivide con loro non solo la preferenza per la tecnica narrativo-descrittiva, ma anche la poetica fondata sul lepos, quella grazia sottile e ricercata, e la concezione della poesia come frutto di un’intensa cura formale. Tra i caratteri dello stile si distingue il gusto per l’arcaismo, accanto alle forme di uso corrente infatti compaiono varianti morfologiche arcaiche, come il genitivo singolare in –ai per sostantivi e aggettivi della prima declinazione, il genitivo plurale in –um per i nomi della seconda, parole sincopate, sinalefe, ossia l’elisione della esse per motivi metrici, che si ricollega al sermo subrusticus di Cicerone, ossia il linguaggio parlato dai contadini, aferesi con la 3° persona singolare di sum, accusativo singolare della seconda in –om, accusativo plurale della terza in is e ablativo in i, preferisce le forme del gerundio in undi e gli aggettivi in bundus, ama le forme pronominali arcaiche. Sul piano lessicale vi sono frequenti perifrasi che sostituiscono il sostantivo semplice introducendo una nota descrittiva.


L’esametro.

È un’esapodia dattilico spondaico catalettica in bisillabam. L’esametro dattilico è così chiamato perché è composto da sei piedi, dei quali i primi quattro sono dattili e possono essere sostituiti da spondei, il quinto è di regola un dattilo, raramente sostituito da uno spondeo, e in tal caso il verso è spondaico, mentre l’ultimo piede, sempre ridotto a due sillabe, è uno spondeo o trocheo. La cesura cade di solito dopo il quinto mezzo piede, meno facilmente dopo il terzo mezzo piede, equilibrata da una seconda cesura dopo il settimo mezzo piede.

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