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Nel libro finale del De Rerum Natura, Lucrezio si sofferma molto a parlare della fenomenologia naturale. in particolare nei versi dal 639 al 985 ci vengono abbondantemente illustrati i seguenti fenomeni:

I Vulcani vv. 639-702
* Introduzione e avvertenze preliminari sul “senso delle proporzioni” (vv. 639-679):
Lucrezio racconta brevemente di un’eruzione dell’ Etna riferendosi probabilmente a quella del 122 a.C. (cfr. Cicerone, De natura deorum, II, 38, 96) la quale esplose “con strage non piccola”.
Egli afferma che come noi non ci stupiamo se ci arriva improvvisamente una qualche malattia (e a questo punto fa una descrizione dei sintomi dell’ erisipela) , lo stesso vale per i fenomeni naturali, come appunto le eruzioni vulcaniche, i quali sono troppo grandi per essere spiegati naturalmente, e occorrerebbe introdurre l’ elemento teologico.
* Le cause dell’eruzione (vv. 680-702)
La natura di tutto il monte è cava al di sotto e in tutte le grotte c’è del vento che si scalda molto arroventando tutto ciò che tocca, rocce e terra, diventando poi fuoco caldo che si solleva spingendo verso l’alto in direzione dei crateri.

Le piene estive del Nilo vv. 703-737
* Premessa: la pluralità delle cause (vv. 703-711)
Esistono certi fenomeni per i quali non basta fornire un’unica ragione, ma se ne devono dare molteplici (cfr. nota 17 del libro V in cui Lucrezio parla del metodo delle molteplici spiegazioni che egli stesso utilizza) di cui tuttavia solo una è vera.
* Spiegazione del fenomeno (vv. 712-737)
1. Il Nilo cresce in estate inondando tutti i campi circostanti,e di tutto l’Egitto grazie ai venti Aquiloni che trasportano l’acqua.
2. Quando grandi mucchi di sabbia si accumulano contro le foci del fiume ostacolando le onde, l’acqua agitata dai venti rovescia la sabbia all’interno e l’impeto delle onde è meno scorrevole.
3. Delle forti piogge cadono sulla foce spinte dai venti Aquiloni facendo straripare il fiume.

Il lado d'Averno vv. 739-839
* Descrizione delle località interessate (vv. 739-768)
Averno, il nome del lago, è stato dato perché è dannoso agli uccelli: i volatili infatti precipitano reclinando il collo verso terra quando si trovano in quella regione.Il lago si trova presso Cuma,vicino al tempio di Tritonide alma (=Atena).
* Premessa generale alla spiegazione (vv. 769-780)
In terra esistono strutture atomiche di tutti i tipi di cose.
Per esseri differenziati sono adatte cose diverse per sostenere le vita.
* Altri esempi di esalazioni dannose (vv. 781-817)

Sono numerose le cose che danno alla gente sensazioni di acuto fastidio, che sono ripugnanti e dannose.
Per esempio ci sono degli alberi che causano dolori alla testa se qualcuno si trova disteso nell’erba sotto di loro; esiste un albero nei grandi monti dell’Elicona, che è avvezzo ad uccidere le persone con l’orrendo odore del fiore.
[Con un nutrito elenco di fenomeni simili a quello dell’Averno, Lucrezio si sforza di ricondurre “alla normalità” l’evento abitualmente spiegato con cause non naturali.]
* Le esalazioni dell’Averno (vv. 818-839)
Anche i luoghi presso l’Averno emettono un odore mortale per gli uccelli, i quali sorpresi dal veleno nascosto, si bloccano e cadono.

Pozzi e fontane vv. 840-905
* La temperatura dell’acqua nei pozzi (vv. 840-847)
In estate l’acqua nei pozzi è più fresca, perché la terra,per il calore, si assottiglia, e per questo il liquido nascosto sotto terra è fresco.
* La fonte di Ammone (vv. 848-878)
Lucrezio sostiene che si racconta che presso il tempio di Ammone (santuario di Giove) esiste una fonte, fresca di giorno e calda di notte. Alcuni uomini pensano che la fonte ribolle d’improvviso di notte per il forte sole che c’è sotto la terra.
Ma per Lucrezio non è così, perché il sole che non compie quel processo in Terra,non lo farà di certo sotto terra.
Invece dice che evidentemente la terra si trova più diradata intorno alla fonte,e ci sono molti semi di fuoco presso il corpo dell’acqua.
Di giorno invece il sole rende la terra più rada e mescolandosi con il caldo vapore, il calore dell’acqua si ritira.

* La fonte di Dodona (vv. 879-905)
Esiste anche una sorgente fredda (si dovrebbe trattare della fonte di Dodona in Epiro, cfr. Plinio, Storia naturale II, 103, 228) nella quale è collocata sopra una stoppa che sprigiona fiamme e una torcia che ugualmente si accende.
Questo avviene perché nell’acqua vi sono molti semi di caldo, e c’è una forza che li spinge ad erompere e raccogliersi in alto; gli atomi di fuoco quando si adunano si infiammano facilmente, perché contengono internamente anche stoppe e torce.
C’è una fonte similmente particolare in Arado ( isola della Fenicia) che “zampilla per acqua dolce”, ma intorno a sé si aprono onde di acqua salata.

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