Ominide 785 punti

Libro 1

Il primo libro si apre con un lungo proemio che contiene l'inno a Venere, l'elogio di Epicuro, la condanna della religio e l'esortazione a liberarsi dalla paura della morte.
Sallustio, riprendendo la filosofia di Epicuro, afferma che il timore che la religio incute negli umani si deve alla loro ignoranza, infatti se essi conoscessero quale sia l'origine e la natura dell'anima troverebbero la forza per opporsi alla religio.
Alla base di tutte le leggi della natura che l'uomo deve conoscere sta il principio secondo cui nessuna cosa si genera dal nulla per volere divino e bisogna fare ricorso alla ragione per comprendere il divenire delle cose.
Egli afferma che la materia è costituita da particelle semplici indivisibili, infiniti in numero, limitati nelle forme e dalle innumerevoli combinazioni: gli atomi.
Il primo libro si chiude che un immagine apocalittica: in un istante crollano i cieli, frana la terra e tutto si inabissa attraverso il vuoto profondo (pessimismo).

Libro 2

Il secondo libro si apre con un elogio alla sapienza e un inno alla filosofia che è la sola fonte di felicità per l'uomo.
Egli inoltre introduce il principio del clinamen, ed afferma che gli atomi nella loro caduta rettilinea possono subire delle variazioni di direzione e scontrandosi formano altri corpi.

Libro 3

Si apre con un elogio a Epicuro che egli chiama "pater", e pone una distinzione tra anima e animus:
L'animus è situato nel petto rappresenta la mente e comanda il corpo.
L'anima invece è sparsa per tutto l'organismo e obbedisce alla spinta dell'animus.
Tra l'anima e l'animus vi è una connessione indissolubile poiché questi formano un tutto organico: infatti, quando l'animo è sconvolto da una fotte emozione, partecipa anche l'anima , e questo spiega il sudore, la mancanza di voce, il ronzio delle orecchie: l'animus investe l anima con grande forza, questa a sua volta urta il corpo e lo scuote.
L'animus e l anima sono costituiti da atomi che al sopraggiungere della morte si disgregano e vanno a formare altri corpi, per questo motivo egli afferma che non ha senso temere la morte poiché, come egli stesso afferma; quando noi siamo, la morte non c'è e, quando la morte c'è noi non siamo più.
Egli inoltre rappresenta la triste condizione degli uomini, che ignorando le vere cause del loro malessere, avvertono un peso che li tormenta e che li costringe a spostarsi in continuazione in cerca di pace: il taedium vitae (noia).

Libro 4

In questo libro Lucrezio tratta la teoria della conoscenza, afferma che questa sia possibile poichè i simulcra rerum, membrane sottili che si staccano dai corpi, colpiscono i nostri sensi, primo fra tutti la vista.

Egli inotre esamina i sogni, che vengono visti come delle immagini incoerenti prodotte dall'animus che si trova in uno stato di veglia parziale.
Critica inoltre l'amore, che viene visto come perdita della tranquillità e della pace.

Libro 5

Egli affronta la cosmogonia: afferma che il mondo, essendo composta da atomi, quando questi si disgregheranno, perirà, e la lotta dell'acqua e del fuoco sarà la causa della sua distruzione, poiché solo uno degli elementi che lo compongono prevarrà; e che la natura non è stata benevola nei confronti del genere umano, avendolo collocato in una terra poco ospitale.
Afferma inoltre che la credenza degli dei nacque dal fatto che gli uomini primitivi vedevano in sogno immagini di creature bellissime e felici e ad esse attribuivano tutto ciò che non riuscivano a spiegarsi (sciagura per il genere umano).

Libro 6

In questo libro egli afferma che tutto ciò che accade nella natura non è dettato da un intervento divino e i fenomeni naturali hanno una spiegazione scientifica. Anche le epidemie sono dovute a motivi di ordine mondiale e viene in particolare descritta la peste di Atene.
L'opera si conclude con questo scenario di dolore e di morte che sembra essere in contraddizione con i principi della filosofia epicurea che ha come scopo quello di portare l'uomo alla felicità attraverso eliminazione della paura della morte e il conseguimento del piacere.
Possiamo a questo punto considerare le diversità tra Lucrezio ed Epicuro:

Epicuro

Ottimista
Calmo
Critica la poesia

Lucrezio

Pessimista
Instabile
Utilizza la poesia

Lucrezio più che pessimista può essere considerato "poeta della ragione", poiché pone al centro della sua opera l'uomo, che attraverso la ragione è in grato di lottare contro il caso ed essere pienamente artefice del suo destino

Hai bisogno di aiuto in La fine della Repubblica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email