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Fin dai tempi più antichi gli uomini hanno sempre tentato di affermare il loro diritto alla libertà, con esiti buoni o cattivi, dipende dai vari casi. Si sono verificate situazioni eroiche che hanno avuto per protagonisti dei veri e propri “eroi”, che si sono battuti e sono “morti per un ideale”. Nella letteratura latina un autore che fra gli altri ha espresso meglio questa storica eroicità è Lucano, nella figura di Catone. Lucano nacque a Cordova, in Spagna, nel 39 d.C. Suo zio era il filosofo Seneca, e proprio per questa sua parentela, ma anche per la fama di poeta che sin da giovanissimo si era conquistata, fu messo nella cerchia degli amici più intimi di Nerone. In seguito però si verificò una rottura, secondo alcuni per merito di Lucano, secondo altri, fu l’invidia di Nerone, certamente ragioni di natura politica: Seneca si ritirò dalla vita pubblica, Nerone cominciò a far mostra della sua natura dispotica e Lucano sostenne le sue idee repubblicane. Fece parte anche della congiura di Pisone, e, caduto in disgrazia presso l’imperatore, non potè più recitare versi in pubblico. Scoperta la congiura, Lucano per salvarsi, denunciò la madre e alcuni amici, ma ricevuto ugualmente l’ordine di uccidersi, si tagliò le vene. La figura di Catone è esaltata nell’unica opera di Lucano giunta sino a noi, Pharsalia, in forma epico-storica cominciato dopo il 60 e rimasto interrotto. Il titolo fu voluto da Lucano; egli stesso si rivolge a Giulio Cesare con queste parole: “ I posteri leggeranno i miei versi e le tue imprese; la nostra Pharsalaia vivrà e mai in alcuna epoca saremo condannati alle tenebre”. Tuttavia si tramanda un altro titolo: “ Bellum Civile”. L’argomento dell’opera, rigorosamente storico, è la guerra civile tra Cesare e Pompeo, culminata nella decisiva battaglia di Farsalo il 9 agosto del 49 a.C. Lucano nella protasi dell’opera anticipa il contenuto, dicendo che avrebbe narrato “guerre più civili”, per marcare l’atrocità delle guerre e il cambiamento di regime. Lucano cerca di trovare una giustificazione delle guerre civili, dicendo che avrebbero portato al trono un princeps, garante della libertà, che avrebbe riportato la libertà. Per Lucano la responsabilità è di Cesare e Pompeo, scontratisi perchè ambivano al potere personale. L’autore critica il triumvirato di Cesare,Pompeo e Crasso, definendolo un patto per il potere del regno. Inizialmente Cesare è l’eroe positivo e Pompeo quello negativo; ma mentre le figure di Pompeo e Cesare cambiano durante il corso dell’opera, su tutti emerge la figura di Catone, l’uomo che è l’incarnazione della virtus degli Stoici. Assolutamente nova e originale è la metrica scelta e trattata nella Pharsalia. Lucano abbandona infatti il passato leggendario e glorioso rifiuta di cantare il mito, sceglie piuttosto la storia recente. La sua opera si trasforma nell’indignato denuncia della guerra fratricida, del sovvertimento di tutti i valori morali, dall’avvento del regno dell’ingiustizia. Dinnanzi alla tradizione del poema epico quindi Lucano si colloca in posizione polemica. Nella Pharsalia, i riferimenti all’Eneide sono continui ma in termini di contrapposizione. Mentre Virgilio aveva cantato la nobile origine di Roma e dal mitico passato aveva considerato la sua prestigiose storia futura, Lucano mette in evidenza le brutture delle guerre civili e ad esse attribuisce tutte le responsabilità del naufragio della repubblica. Nell’Eneide Enea è l’eroe positivo, che rappresenta tutti i valori in cui Virgilio crede, Nel Bellum Civile di eroi positivi veri e propi non si può parlare, anche se Lucano mostra una certa preferenza inizialmente per Cesare; Pompeo è manovrato dal Senato, ma la sua figura durante l’opera viene rivalutata in contrapposizione a quella malvagia di Cesare. Infatti i personaggi finiscono col perdere i loro contorni reali, storici, diventano semplicemente dei simboli: Pompeo rappresenta il martire, Cesare il male, Cesare viene usato da Fato. La figura di Cesare è caratterizzata da quell’intelligenza demoniaca, dalla perfidia, dalla crudeltà. Catone Uticense è il vero protagonista del poema di Lucano, colui che realmente interpreta in profondità gli ideali ed i valori di Roma, che combatte indifeso della libertà nel più grande rispetto di quella virus stoica che rappresenta il più forte richiamo del pensiero di Lucano. Catone, dunque, è il più fulgido simbolo della libera repubblica, una guida ideale per quanti avversano le scelte autoritarie e liberticide del principato. La figura di Catone fu considerata nel mondo romano un vero e proprio esempio archetipico di virtus e soprattutto egli fu avvertito come un campione di quella libertas a cui il civis Romanus non avrebbe voluto rinunciare e con questo alone l’immagine di Catone passò nel Medio evo fino a Dante, che lo colloca come custode dell’Antipurgatorio, nel II° canto. E infatti non mancano nel poema dantesco alcuni riferimenti testuali molto evidenti al poema di Lucano. Un episodio saliente della personalità di Catone è quello in cui Bruto si reca da Catone per dirgli di non partecipare alla guerra, Catone risponde di no, perché sentiva nel suo animo che doveva prendervi parte. Ecco il concetto di “morire per un ideale” : Catone ama talmente la libertà, è tanto consapevole del dovere, che, pur essendo sicuro della sconfitta, decide lo stesso di partecipare alla guerra. Lucano non parla neppure della pronoia stoica, è troppo invaso dal pessimismo per poter credere in una qualche Provvidenza. Tuttavia il soprannaturale non manca, c’è il Fato, una forza malvagia, ostile, che si serve delle figure diaboliche, come Cesare. Oltre che con il Fato il soprannaturale è presente con tutte quelle idee personificate: libertas, la virus, Roma. Poi c’è la figura della maga, la sensazione di presenze magiche. Lucano si chiude in uno sterile compianto del passato e nella consapevolezza che questo passato non potrà più tornare. Il pessimismo dell’autore è tale che lo spinge ad esasperare le tinte, a creare dei quadri raccapriccianti, tipo la scena deprimente del dopo-battaglia di Farsalo, in cui Cesare dopo la vittoria banchetta sul campo di battaglia, con tutti i cadaveri, vuole che tutto resti così. Il gusto del macrabo non è fine a se stesso, ma è simbolo del pessimismo di Lucano, il riflesso di una condizione interiore. L’autore, per dimostrare che non pùò rimanere indifferente davanti alla catastrofe dello Stato, contravviene alle leggi del genere, intervenendo personalmente e rivolgendosi direttamente ai personaggi. Espressione del suo stato d’animo è anche quella forma gonfia ed enfatica, definita retorica.

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