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LA NASCITA DELLA SATIRA CON LUCILIO

Un “rompicapo” per i biografi.
Lucilio è nato a Sessa Aurunca, ai cinfici tra Lazio e Campania, da una famiglia nobile della gens Lucilia.
Morì per certo a Napoli nel 102 a.C. ma è incerta la data della sua nascita, diverse sono le testimonianze:
Secondo Gerolamo Lucilio morì a 46 anni, dunque nacque nel 148 a.C. Sotto il consolato di Sp.Postumio Albino e L.Calpurnio Pisone.
Secondo Valerio Patercolo Lucilio partecipò alla spedizione d Numanzia, nel 134-133 a.C., se fosse nato nel 148 a.C. Avrebbe avuto 15 anni.
Orazio nelle satire chiama Lucilio senex, dunque Lucilio non è morto a 46 anni, poiché la senectus cominciava a 60 anni.
Si è pensato che Gerolamo, avendo tratto la data di nascita da Svetonio, avesse confuso i consoli del 180 a.C. Con quelli del 148 a.C., confondendone i praenomen.
Dunque Lucilio sarebbe nato nel 180 a.C., anche se alcuni ritengono nel 168-167 a.C.

Lucilio visse a Roma, poche volte si spostò; strinse amicizia con Lelio e Scipione Emiliano, che seguì in Numanzia.
Nell'ultimo periodo della sua vita si trasferì Napoli, dove morì, i funerali furono a carico dello Stato.

La satira secondo Lucilio.
Orazio ritiene che Lucilio sia l'inventor della satira latina, poiché ha dato connotazioni particolari alla satira: mordacità del linguaggio e violenza dell'attacco personale.
Ennio invece, ritenuto inventore della satira, mancava di tali caratteristiche.
La satire di Lucilio è caratterizzata da:
carattere mordace del poeta;
“italum acetum”, spirito italico;
eticità che lo spingeva a colpire ovunque il vizio;
espressione della voce del poeta che da sfogo ai propri sentiment;
spirito vivace dell'età scipionica:a volte è a favore, altre no, di personaggi ed eventi;
influssi della comedia antica (Aristofane) e da Callimaco
attinge alle esperienze e ai propri sentimenti;
è presente nelle satire con la sua esperenza, con il “babiomenon” per i Greci, per la prima volta presente nella letteratura latina, ciò caratterizzerà poi la poesia dei neoteroi (Catullo);
scrive usando il sermo quotidianus (la lingua parlata tutti quotidianamente)

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