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IL “LIBRO NERO" DELLA CONSQUISTA DELLA GALLIA

La conquista della Gallia è presentata nei Commentarii come una missione di civiltà. A questa lettura si oppone – secondo l’analisi di Luciano Canfora – la denuncia di Plinio il Vecchio, che smaschera la guerra gallica come un impressionante genocidio cinicamente sfruttato per la lotta politica interna.
Il “libro nero“ della conquista romana della Gallia lo scrisse Plinio il Vecchio. Nel settimo libro della Storia naturale (91-99). E’ un “libro nero” – per usare un’espressione ora in voga – di straordinaria durezza. Vengono lì messi a paragone i crimini di Cesare con il ben diverso bilancio della lunga carriera politico-militare di Pompeo. Senza contare i moltissimi morti causati dalla guerra civile, provocata da Cesare col passaggio del Rubicone, quattro anni di efferata guerra fratricida dovuta all’ambizione di un uomo, senza procedere dunque a questa contabilità relativa al conflitto civile, bisogna ricordare – scrive Plinio – il milione e 200.000 morti massacrati da Cesare al solo fine di conquistare la Gallia. “Io non posso porre – dice Plinio - tra i suoi titoli di gloria un così grave oltraggio da lui arrecato al genere umano”. E accusa Cesare di avere per giunta occultato le cifre del grande massacro: “Non rivelando l’entità del massacro causato dalle guerre civili, Cesare ha riconosciuto l’enormità del suo crimine”. Storici più compiacenti, come Velleio Patercolo, parlano di 400.000 morti in Gallia e altrettanti e più prigionieri. Plutarco conosce la cifra tonda di un milione di vittime e un milione di prigionieri. E nella vita di Catone minore parla di 300.000 Germani uccisi. Appiano, nei frammenti del Libro celtico racconta di 400.000 morti soltanto nella campagna contro gli Usipeti e Tencteri(55 a.C.).

In Plutarco non vi è peraltro alcun accenno critico quando vengono fornite quelle cifre. Al contrario esse sono parte essenziale di un raffronto tra Cesare e tutti gli altri condottieri romani, a tutto vantaggio di Cesare. E quei massacri e quelle masse sterminate di prigionieri sono – per il biografo greco – indizio di maggiore grandezza. E’ in Plinio che si manifesta, con toni di forte indignazione, la condanna morale nei confronti del crimine cesariano, dell’offesa – come egli dice – all’umanità. Naturalmente la romanizzazione della Gallia è un fenomeno di tali proporzioni storiche da imporre la domanda se la contabilità dei morti proposta da Plinio con chiarezza (e con l’accusa bruciante a Cesare di aver nascoso le cifre) non debba tuttavia cedere il passo, in sede di bilancio storico, a quello che può considerarsi l’evento cruciale nella formazione dell’Europa medievale e poi moderna: la romanizzazione dei Celti, dovuta appunto alla conquista Cesariana.

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