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IL DISCORSO DI CRITOGNATO

L’episodio si svolge ad Alesia, dove Vercigetorige si era asserragliato con ottantamila uomini, mentre i suoi ambasciatori percorrevano tutta la Gallia per chiedere rinforzi. La città era straordinariamente ben difesa, in cima a un colle che dominava un’ampia pianura. I soldati di Cesare avevano costruito un’imponente cinta di fortificazioni per impedire agli assediati di compiere sortite, e una seconda linea difensiva più esterna per proteggersi dall’esercito di soccorso che fosse sopraggiunto in risposta all’appello di Vercingetorige. L’assedio dura tutta l’estate mettendo a dura prova i Galli: i viveri scarseggiano, il sovraffollamento e le condizioni igieniche precarie favoriscono il diffondersi di malattie.
Cesare interrompe l’assedio per riferire ciò che avviene all’interno della città. Non dice quale sia la fonte dell’episodio, che appare ampiamente romanzato e potrebbe essere anche inventato. La situazione è disperata: i rinforzi ritardano e gli assediati, esaurite le scorte di cibo, sono incerti se arrendersi o tentare una sortita finchè ne hanno la forza. Prende la parola Critognato, un nobile averno, che propone di attendere l’arrivo delle truppe e di resistere cibandosi dei corpi di chi non è in grado di combattere.

L’ampio intervento di Ccritognato ha toni nobili e con fierezza dà voce all’aspirazione di libertà del suo popolo, condannando la politica aggressiva di Roma. Il suo messaggio tuttavia è per così dire neutralizzato: la serietà delle riflessioni politiche passa in secondo piano rispetto all’efferatezza della sua proposta, che lo squalifica moralmente e gli sottrae credibilità.
Cesare riporta in forma diretta il discorso, contravvenendo alla sintesi propria dello stile dei Commentarii, perché esso riveste un significato ideologico importante in quanto palese dimostrazione della barbarie e dalla ferinità dei Galli, costituisce un’implicita giustificazione della missione imperialistica di Roma, portatrice di civiltà.
E’ significativo il fatto che Vercingetorige non sia mai menzionato nel corso della discussione, come se Cesare volesse salvare la sua grandezza, esonerandolo da ogni coinvolgimento con la proposta disumana di Critognato.

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