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Giulio Cesare

Caio Giulio Cesare nacque a Roma tra il 101 e il 100 a.C. e visse a lungo in una casa della Suburra quartiere povero e malfamato, nonostante ciò le origini della sua famiglia risalivano ad Anco Marzio e a Venere, per via paterna era imparentato con Caio Mario e per via materna aveva legami con Silla. Tali discendenze gli diedero ampio spazio nella carriera democratica. A sostenere la sua azione politica fu anche un'ottima formazione culturale: in giovane età egli ebbe come maestro Marco Antonio Gnifone e più tardi si recò in Grecia per portare a compimento il suo iter culturale. Cesare mostrò presto di avere talento per la carriera forense, così esordì nel 77 a.C. come avvocato, accusando Dolabella, seguace di Silla. A conferma del suo impegno nel campo dell'eloquenza scrisse 14 orazioni comprendenti i 2 elogi funebri per la zia Giulia e la moglie Cornelia. Da questo momento raggiunse vari successi. Nel 67 ottenne la questura in Spagna e nel 65 l'edilità. Nel 63 fu pontefice massimo, nel 62 pretore, nel 61 pretore in Spagna e nel 60 si candidò al consolato stringendo con Pompeo e Crasso il primo triumvirato. Cesare fu eletto console anche per il 59 e dal 58 fu impegnato per sette anni come proconsole. Nella sua opera Commentarii de bello Gallico, divisa in 7 libri, Cesare narra delle vicende militari comprendenti il perio tra il 58 e il 52.
- Il libro 1 tratta della vittoria di Cesare nel 58 sugli Elvezi e su Ariovisto.
- Il libro 2 tratta della campagna del 57 contro la popolazione della Gallia belgica.
- Il libro 3 tratta degli scontri marittimi contro i Veneti e delle spedizioni in Armorica ed Aquitania del 56.
- Il libro 4 tratta della strage dei Tencteri e degli Usipeti nel 55 e dell prima spedizione in Britannia.
- Il libro 5 tratta della seconda spedizione in Britannia del 55.
- Il libro 6 tratta delle operazioni contro i Treviri del 54.
- Il libro 7 tratta dell'invasione dei Galli sotto la guida di Vercingetorige nel 52 a.C.
Possediamo anche un ottavo libro che narra gli avvenimenti del 51-50 a.C. e che crea un raccordo cronologico con i successivi Commentarii de bello civili. Dopo la morte di Crasso Cesare si trovò contro Pompeo, tuttavia riuscì a conquistarsi devozione dai suoi soldati, ma non ottenne il consolato per il 49 e fu affidato a Pompeo il comando nello scontro contro Cesare. Pompeo cominciò a manifestare fin da subito un'inferiorità strategica e Cesare debellò definitivamente le sue truppe nel 45 a.C. in Spagna. Nel 45 a.C. scrisse anche i Commentarii de bello civili, divisi in 3 libri che narravano accuratamente le vicende della guerra civile fino alla morte di Pompeo. Dopo che Cesare ebbe ottenuto nel 44 la nomina di dittatore a vita morì per opera di una congiura.

I commentari come genere letterario

I commentarii sono un genere letterario con lo scopo ricordare gli avvenimenti. In ambito storiografico vengono un pò screditati definendoli dei semplici appunti privi dell'ornato retorico indispensabile per farne un'opera letteraria. L'opera di Cesare mostra invece la capacità di dotare il testo di un ornato letterario capace di mostrare il passaggio da semplici appunti a materiale documentario di uno storico. Cicerone descrisse i Commentarii pieni di grazia semplici e schietti; mentre Irzio affermava che i Commentarii fossero stati pubblicati affinchè non mancasse agli storici la conoscenza di grandi imprese. In entrambi i giudizi si mette in evidenza la qualità letteraria dei Commentarii che diventano strumento utile per gli storici contemporanei.

Espressione e ideologia dei Commentarii

Nei 7 Commentarii de bello Gallico Cesare portava avanti la linea difensiva della giustificazione dell'intervento armato al fine di evitare sconfinamenti delle popolazioni galliche in territori prossimi al dominio romano e al fine di diffondere presso le popolazioni barbare e bellicose un messaggio di civiltà cultura e diplomazia. Negli avvenimenti della guerra civile invece Cesare indossa le vesti di chi combatte per liberare i cittadini romani dall'oppressione e dallo sfruttamento. Cesare scrittore si guarda bene dal ricorrere ad accuse ecclatanti che avrebbero generato sospetto sulla sua parzialità. L'uso della retorica nei Commentarii rende più chiara la narrazione dei fatti. Il modo di Cesare di raccontare sostituisce un commento personale ai fatti ma basta intervenire sulla dinamica del racconto e muta complessivamente il senso dell'episodio. Aria drammatica nel De bello Gallico viene data da Vercingetorige che viene posto al confronto con il nemico. Dopo averlo citato 42 volte per nome nel de bello gallico lo presenta nel momento in cui riconosciuta la propria sconfitta pone il suo destino nelle mani del nemico.

Le opere perdute e il Corpus Caesarianum

Cesare compose anche opere di poesia andate però perdute, tra le quali ricordiamo Laudes Herculis, l'Oedipus tragedia ispirata a Sofocle e la Dicta Collectanea, raccolta di sentenze e motti. Successivamente compose l'Anticato, opera in 2 libri con la quale rispondeva polemicamente all'elogio di Catone l'Uticense; e il De Analogia, un opera sulla purezza della lingua e il rispetto delle sue norme. Infine fu emulato da Irzio che scrisse l'8 libro del De bello Gallicoe da altri autori anonimi che scrissero il Bellum Africum e il Bellum Hispaniense.
Lingua e stile
Il dettato di Cesare si distingue per chiarezza e precisione. I Commentarii sono scritti con un linguaggio scelto lontano dalle cadenze popolari e non mancano i grecismi. Il vocabolario di Cesare è limitato, per conferire precisione è ricco di sinonimi e di situazioni tipiche. Infine allo scopo di innalzare il tono drammatico di alcune sezioni viene indotto il discorso diretto.

La fortuna

Cesare venne elogiato da molti ai suoi tempi tra cui Velleio Patercolo. Nel medioevo le sue opere continuarono ad essere lette e solo più tardi divennero curricula scolastici grazie all'iniziativa di Erasmo da Rotterdam. Dante ripercorre le imprese di Cesare nel Paradiso e Shakespeare nel rinascimento lo ricorda nella tragedia Giulio Cesare portando sulla scena l'uccisione di un Cesare ambizioso e tirannico. Dopo Shakespeare la figura di Cesare ispirerà anche Voltaire e Alfieri.

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