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CESARE

La vita: nasce a Roma nel 100 a.C. da un ramo della Gens Iulia di anticha nobiltà, ma imparentato con Mario, si schiera dalla parte dei populares rendendosi ostile a Silla, da cui fuggì per andare in oriente dove fece pratica militare e frequentò la scuola del retore Molone. Rientrò a Roma nel 73 e intraprese la carriera politica diventando questore, edile, pontefice, pretore, propretore e in seguito al primo triumvirato (con Pompeo e Crasso) nel 59 divenne console. Dal 58 ottenne il proconsolato delle due province galliche (Cisalpina e Narbonese) e diede inizio a una serie di campagne che lo portarono dal 58 al 52 a conquistare l’intera Gallia Transalpina e a esplorare la Britannia. La sua presenza nelle province aumentò il suo potere personale ma indebolì la sua posizione a Roma mentre Pompeo acquistava sempre più potere. La sua richiesta di rivestire un altro consolato senza rientrare a Roma fu respinta dal senato che gli intimò di rientrare a Roma da privato cittadino. Cesare nel 49 varcò in armi il Rubiconde dando inizio alla guerra civile. Dopo aver sconfitto il Pompeo nella battaglia di Farsalo nel 48 e i suoi seguaci, tra il 47 e il 45 rivestì il consolato e la dittatura che nel 44 gli fu conferita a vita. Il pericolo dell’instaurazione di una nuova monarchia provocarono la congiura da parte dei tradizionalisti ottimati. Cesare fu assassinato il 15 di marzo del 44.

Opere: le sole opere che ci sono pervenute sono:
- i Commentarii de bello Gallico (o Bellum Gallicum)
- i Commentarii de bello civili (o Bellum civile).
Nel delineare attraverso il suo operato il proprio ritratto Cesare insiste sulla razionalità del proprio comportamento attraverso scelte lessicali (vocaboli appartenenti alla semantica dell’apprendere e del comprendere) e la struttura del periodo (la frase principale che contiene la scelta di Cesare è spesso posta alla fine di una serie di subordinate, implicite o esplicite, in cui sono indicate le sue operazioni mentali). Egli mette in evidenza la profondità e la sincerità del suo legame con i soldati: rende omaggio al loro valore e si preoccupa di loro. Sottolinea anche la propria mitezza che lo induce a evitare, nel possibile, di infierire contro i nemici. È soprattutto nel De bello civili che si intreccia alla tematica militare, a volte prendendone il sopravvento, la polemica politica tesa a gettare tutta la responsabilità del conflitto su Pompeo. Si evidenzia anche l’elemento ideologico e propagandistico inserito a posteriori proprio per mostrare la responsabilità del senato geloso del potere conquistato dall’autore dopo le campagne militari: Cesare fa intendere di essere trascinato contro la sua volontà al conflitto e delinea una contrapposizione etica tra se stesso (moderato, competente, coraggioso e laborioso) e Pompeo (inettitudine, colmo di crudelitas, codardia, rapacità) sul quale ora si esercita l’ironia e la satira dell’autore. Questo intento polemico e apologetico hanno fatto sorgere il problema della loro veridicità già sollevato nell’antichità da A. Pollione: Cesare non falsifica ma deforma i fatti, selezionandone alcuni e dandogli rilievo e sminuendone altri, invertendo la cronologia presentando così i fatti sotto una angolazione a lui favorevole.

La lingua e lo stile: i Commentarii presentano alcune constanti stilistiche e linguistiche. Per quanto riguarda lo stile:
• L’uso della terza persona singolare per la narrazione che conferisce una distaccata oggettività.
• La prevalenza (soprattutto nel De Bello Gallico) della forma indiretta nell’esposizione dei discorsi che crea un effetto di semplice essenzialità.
• La tendenza a concatenare i periodi mediante il nesso relativo.
• L’ampio ricorso a strutture sintetiche come ablativo assoluto e participio congiunto che alterandosi a subordinate perlopiù esplicite (cum narrativo) consentono la costruzione di periodi lunghi ma sempre chiari.

Per la lingua:
• Cesare adotta un lessico di base poco variato, evitando i sinonimi.
• Utilizza formule semistereotipe per la descrizione di fatti ricorrenti. (Entrambe frutto della razionalità di Cesare).
• Ampio è il ricorso a vocaboli appartenenti all’area semantica del conoscere e del pensare mediante i quali Cesare rappresenta ogni sua azione come il frutto di una decisione razionale.

Il De Bello Gallico: racconta in sette libri (uno per ogni anno) le campagne di Cesare in Gallia dal 58 al 52 (rivolta di Vercingetorige e sua repressione); un ottavo libro contenente gli eventi del 51 e del 50 fu aggiunto da un luogotenente di Cesare in modo da fare cerniera tra quest’opera e il De Bello civili. La narrazione di queste campagne militari, rischiando di essere monotona, è intrecciata (a parte nel VII libro) da frequenti annotazioni geografiche ed etnografiche che assumono le dimensioni di veri excursus. Questo interesse geo etnografico riallaccia il De Bello Gallico alla storiografia classica che, a partire dai logografi e da Erodono si era sviluppata a stretto contatto con l’indagine geo etnografica. Nel solco di questa tradizione il De Bello Gallico pone questo interesse a favore della conquista assicurando una migliore conoscenza dei luoghi e delle caratteristiche degli abitanti, funzionali alle scelte tattiche di Cesare. La geografia di Cesare si basa in parte sull’esperienza autoptica (conoscenza diretta) e in parte sulla scienza ellenistica, grazie ai contributi dello storico Posidonio a cui risale il motivo della tryphe (amore per una vita lussuosa) come causa di decadenza, tema utilizzato da Cesare per contrapporre le energie dei guerrieri di certi popoli alla fiacchezza della società greco latina. Cesare confronta i barbari ai romani anche sul piano intellettuale: la superiorità intellettuale, tecnologica e strategica, dei romani è la chiave del loro sopravvento sui popoli conquistati. A seconda della loro estensione le sezioni geo-etnografiche possono essere divise in 3 gruppi:
• Digressioni estese su più capitoli (libro VI sui costumi dei galli e dei germani).

• Singoli capitoli (descrizione Gallia capitolo I) o parti di capitolo.
• Brevi osservazioni sparse qua e La.
Queste sezioni utilizzano termini del linguaggio geografico e presentano le caratteristiche del testo descrittivo:
• La materia è ordinata su un piano sincronico.
• Predominano l’indicativo presente e l’indicativo perfetto con valore aspettuale (stato permanete) alla 3 persona plurale o singolare.
• Prevale la coordinazione (sub. Più frequenti sono le relative) e raramente il periodo è lungo.

I sette libri trattano di:
1. I Libro: dopo la descrizione della Gallia Transalpina sono narrate la campagna contro gli elvezi, che avevano attaccato gli edui.
2. II Libro: narra della campagna contro i belgi.
3. III Libro: campagne contro le popolazioni galliche della costa atlantica e sottomissione dell’Aquitania.
4. IV Libro: narra una spedizione punitiva oltre il Reno e il primo sbarco in Britannia di Cesare.
5. V Libro: una seconda spedizioni in Britannia e la repressione di alcune rivolte nella Gallia.
6. VI Libro: nuove azioni repressive e una nuova spedizione in Germania insieme a un’ampia. digressione sull’ordinamento politico sociale e sulla cultura dei galli e dei germani.
7. VII Libro: narra l’insurrezione della Gallia sotto Vercingetorige e la sua repressione.
8. VIII Libro: spegnimento degli ultimi focolai di resistenza in Gallia e l’inizio della guerra civile.

La descrizione della Gallia: La Gallia è divisa in tre parti abitate da Belgi Galli e Aquilani tra di loro separata da alcuni fiumi. Grazie all’isolamento che li preserva dalle lusinghe corruttrici della civiltà romana e a causa della continua conflittualità coi germani, i più forti sono i belgi e gli elvezi. I confini che separano le tre parti sono ben individuati da elementi naturali. Nel testo prevale la paratassi, le subordinate più frequenti sono le relative e le frasi sono spesso coordinate per asindeto.

Le Classi sociali: Cesare suddivide la società gallica in tre classi: sacerdoti (druidi su cui concentra gran parte dell’attenzione descrivendone le competenze religiose educative e giudiziarie, esaminandone le strutture di autogoverno e di amministrazione della giustizia indicando infine la dottrina druidica; esamina poi i privilegi fiscali e militari che attirano molti giovani alla loro scuola; esamina poi i metodi di insegnamento, prevale l’uso della memoria, e i loro contenuti ovvero la metempsicosi e l’immortalità dell’anima.), cavalieri (nobili il cui unico scopo è fare la guerra) e la plebe.

La religione: Cesare concentra la sua attenzione sulla casta sacerdotale e così riserva nell’ambito degli usi e dei costumi un posto privilegiato alla religione data l’importanza che riveste nella vita pubblica e privata dei galli. Si sofferma in primo luogo sulla pratica dei sacrifici umani (che disapprova essendo cittadino appartenente a una civiltà più evoluta tramite un ricorso insolitamente ampio alle figure retoriche) e successivamente sulle divinità del pantheon gallico per ciascuna delle quali fornisce il nome corrispondente del dio greco romano. Questo operazione trova spiegazione nell’interpretatio (ogni divinità straniera si identifica per affinità a una romana) e nel sincretismo religioso provocato dall’influenza delle colonie greche mediterranee e romane. Tra le divinità Cesare dedica particolare attenzione al dio della guerra sottolineando il legame tra attività bellica e pratica religiosa.

Misura del tempo, diritto familiare e pubblica sicurezza: Dopo aver descritto il sistema di computo del tempo gallico (a partire dal tramonto e non dall’alba posto in relazione alla credenza che la loro stirpe discenda dal dio degli inferi/tenebre) Cesare tratta alcuni aspetti del diritto familiare: dal divieto dei figli maschi di comparire in pubblico alla presenza del padre prima di aver raggiunto l’età del servizio militare (ritenuta onorevole a Roma) , alla gestione dei beni posseduti in comunione dai coniugi, dall’amministrazione della giustizia a livello di famiglia e di clan ai riti funebri arrivando alle misure prudenziali vigenti in alcune tribù galliche, alla luce dell’impulsività più volte sottolineata da Cesare, secondo le quali se qualcuno ha appreso qualche informazione riguardante lo stato dai popoli vicini la deve riferire al magistrato per impedire azioni avventate. Viene poi dipinto un quadro contraddittorio della posizione della donna che è in situazione quasi paritaria col marito in campo finanziario, ma sul piano giudiziario è totalmente assoggettata al marito e può essere perseguitata come uno schiavo.

Usi e costumi dei germani
: Cesare inizia sottolineando lo scarso peso delle pratiche religiose presso i germani e il carattere animistico delle loro presenze. Rimarca il carattere militare dell’educazione in cui rientra la tendenza di rinviare i rapporti sessuali. Partendo dalle abitudini alimentari si arriva alle caratteristiche economiche che vedono il fiorire dell’allevamento, che da i generi di prima necessità, a discapito dell’agricoltura. Non esiste inoltre proprietà privata della terra e l’autorità assegna annualmente i terreni in possesso collettivo e temporaneo alle diverse comunità. L’ultimo capitolo analizza i rapporti all’interno dei germani e tra i germani e gli stranieri. Uno dei tratti della cultura romana porta a contrapporre i galli ai germani.

Galli e germani a confronto: i galli entrati a contatto con le raffinatezze romane (tramite la cisalpina e la narbonese) si sono progressivamente infiacchiti mentre i germani hanno conservato, tramite una semplicità di costumi, il valore originario. Di conseguenza mentre un tempo i Celti sconfinavano oltre il Reno per alleviare i problemi dell’eccesso di popolazione ora non osano confrontarsi coi germani. Si genera un confronto conclusivo tra i costumi dei galli e dei germani imperniato sul tema della virus guerriera: qui Cesare usa il motivo storiografica di origine ellenistica dell’amore per il lusso come causa di infiacchimento.

Il De Bello Civili: rispetto al De Bello Gallico prevale l’elemento ideologico propagandistico: la polemica politica si intreccia con la tematica militare e talora vi prende il sopravvento. È qui che avviene il passaggio da conflitto politico a lotta armata. In questi capitoli prevale la tipologia testuale argomentatici; Cesare dimostra come il fallimento di una soluzione diplomatica del conflitto sia dovuta a un’intolleranza degli avversari e illustra chiaramente gli scopi per cui è sceso in campo (restaurazione della dignitas personale e delle prerogative dei tribuni della plebe). Una vena polemica è rilevabile anche al termine del 3 libro quando narrando la fine della guerra civile la tipologia narrativa e polemica si affida all’ironia e alla satira. All’arroganza dei pompeiani Cesare contrappone la disciplina la dedizione, lo spirito di sacrificio ma anche la capacità d’iniziativa. Negli ultimi capitoli campeggia la figura di Pompeo descritto come un eroe negativo il cui declino è inarrestabile.

Cesare marcia su Rimini: Narra della seduta senatoria che non prende in considerazione le richieste di Cesare (rinuncia blaterare di Cesare e Pompeo ad alcune province) e che anzi chiede a Cesare di congelare l’esercito. In seguito proclama lo stato d’emergenza (senatus consultum ultimum) impedendo l’esercizio del diritto di veto ai tribuni della plebe cesariani. Cesare informato della situazione a Roma parla ai soldati denunciando l’ingratitudine di Pompeo, che si è spinto al di là di Silla. Rivendica poi le opere sue e dei suoi soldati e spiega i motivi del conflitto che sta per scoppiare, ottenendo l’appoggio dei soldati. Cesare marcia quindi su Rimini dove incontra i suoi tribuni scappati da Roma.

Il Discorso di Labieno: da Rimini Cesare va a Roma e a Brindisi ma intanto Pompeo e i senatori si sono già imbarcati. Dopo essersi fatto nominare console per l’anno 48 raggiunge l’esercito di Pompeo a Durazzo e cerca di accerchiarlo. Fallito il tentativo si sposta a oriente in Tessaglia e nella pianura di Farsalo si trovano uno di fronte all’altro. Pompeo confidando nella superiorità numerica dispiega le sue truppe esprimendo nel suo consiglio di guerra il suo ottimismo causato dalla superiorità e a una tattica che prevede un attacco di sorpresa della cavalleria all’ala destra. Interviene Labieno, ex legato cesariano durante le campagne galliche passato poi al nemico, che rassicura Pompeo sostenendo la stanchezza dell’esercito di Cesare dopo tanti anni di battaglie. Smentito questo pronostico Cesare con divertita ironia si vendica raffinatamente di questo suo ex legato.

Battaglia e rotta: Cesare descrive l’innovazione tattica introdotta nel suo esercito consistente nell’aggiunta alle tre linee dello schieramento standard (triplex acies) di una quarta linea con compiti di riserva per affrontare la superiorità numerica del nemico. La narrazione prosegue con episodi di valore dei soldati per sottolineare il rapporto clientelare tra soldati e imperator. Condanna poi la tattica del temporeggiamento attuata da Pompeo ritenuta erra psicologicamente perché frustra lo slancio che anima i soldati. È poi descritta la fase cruciale del combattimento: Cesare manda all’attacco la 3 linea, fin’ora inattiva, provocando la rotta e lo sfondamento dell’esercito nemico. Pompeo fugge nell’accampamento. Il capitolo è strutturato con una contrapposizione dei due protagonisti: Cesare che emerge come imperator vincente grazie alla sua innovativa strategia e Pompeo, descritto con estrema oggettività, del quale viene sottolineato l’atteggiamento sfiduciato.

L’accampamento abbandonato e la fuga di Pompeo: Cesare descrive le tracce di fastosità rinvenute nell’accampamento di Pompeo, segno della presuntuosa sicumera dei capi. Eppure erano stati loro a accusare l’esercito di Cesare di eccessivo lusso seppure i soldati sono abituati a sopportare perfino la mancanza del necessario. L’elenco di queste fastosità introdotto con ironia introduce la polemica sugli sperperi dei rispettivi eserciti. Nella seconda parte campeggia la figura di Pompeo di cui non viene condannato esplicitamente il comportamento ma viene posta l’attenzione sui particolari atti a mettere in luce l’adeguatezza etica del personaggio.

Pompeo in Egitto: Cesare riferisce della cattura di alcuni pompeiani scappati sulle montagne sottolineando che è stata risparmiata la loro vita e i loro beni. Traccia un bilancio della battaglia costata all’esercito di Pompeo 15.000 vittime. Si sofferma nuovamente sulla figura di Pompeo che scappa dapprima a Cipro, dove i cittadini ella capitale della provincia siriana temendo l’arrivo di Cesare si oppongono al suo ingresso in città, e in seguito in Egitto che raggiunge con 2000 uomini assoldati chiedendo protezione al giovane Tolomeo XIV. Gli amici del re però, timorosi dell’arrivo di Cesare e della possibilità di Pompeo di prendere il potere, lo fanno uccidere. In questi ultimi capitolo la figura di Pompeo è rappresentata con distacco e oggettività. Pompeo è un generale e un uomo politico votato a un inevitabile tramonto.

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