Mika di Mika
Ominide 885 punti

I generi oratori

Già ai tempi dei greci la diversità degli argomenti trattati nelle orazioni aveva suggerito una suddivisione in generi. Aristotele ne individuò tre: giudiziale, deliberativo e dimostrativo.
Cicerone nel De Officis definisce le caratteristiche dei tre generi:

* Genus iudicale: questo genere comprende le orazioni pronunciate dagli oratori durante i processi, sia per accusare o per difendere un imputato, con lo scopo di ottenerne la condanna oppure l'assoluzione;
* Genus deliberativum: rientrano in questo genere le orazioni di argomento politico e sono tenute davanti al Senato, all'assemblea del popolo o davanti al popolo stesso, nella piazza del foro. L'oratore illustra le sue proposte e tenta di convincere l'uditorio a sostenere o a votare la sua mozione;
* Genus demonstrativum: si propone l'elogio di persone, sia vive che defunte, che hanno acquisito grandi meriti per la loro attività in favore della patria. Nel discorso viene esaltata quindi la virtus del personaggio. Questo genere comprende anche le orazioni funebri e i panegirici.


La partizione delle orazioni

L'ordine degli argomenti di un'orazione segue in generale una successione che, basandosi sui modelli greci, è stato elaborata da Cicerone e Quintiliano.

* Exordium: costituisce l'introduzione, con cui l'oratore cerca di conquistare la benevolenza dell'uditorio;
* Narratio: è l'esposizione dei fatti così come sono accaduti. Deve essere formulata in modo che risulti breve, chiara e che soprattutto apporti credibilità. La narratio è il fondamento della demostratio;
* Demonstratio: è la parte più importante del discorso e consiste nella dimostrazione delle prove addotte per sostenere le argomentazioni presentate. Questa fase si divide in: confirmatio con cui, attraverso le prove, l'autore dà forza al suo discorso; e la refutatio, ossia la parte in cui l'oratore controbatte le tesi dell'avversario;
* Peroratio: è la parte conclusiva del discorso, in cui l'oratore, riassumendo quanto già esposto nella demonstratio, deve riuscire a coinvolgere emotivamente l'uditorio per ottenere l'approvazione delle sue tesi.

Questo schema non va seguito rigidamente, alcune fasi possono essere tralasciate.

L'elaborazione della materia

L'elaborazione della materia di un discorso deve seguire sempre schemi ben precisi:

* Inventio: consiste nella ricerca di argomenti adatti ad illustrare la tesi;
* Dispositivo: consiste nella scelta e nell'organizzazione degli argomenti;

* Elocutio: è l'espressione di quanto raccolto nell'inventio. Essa deve rispettare le norme lessicali e sintattiche, ma, allo stesso tempo, deve essere colma di artifici formali e scritta con un linguaggio appropiato, allo scopo di ottenere la maggior persuasione possibile;
* Memoria: consiste nell'imparare a memoria il discorso e, se è necessario, di imparare anche quello dell'avversario;
* Actio: è la proclamazione del discorso, che deve essere accompagnata da una adeguata gestualità dell'oratore.

L'oratore deve finalizzare il discorso a tre scopi: provare (sostenere le proprie tesi con argomentazioni valide); delectare (rendere il discorso piacevole); flectere (suscitare emozioni che contribuiscono a piegare le opinioni dell'uditorio verso le tesi dell'oratore). A questi tre scopi corrispondono tre generi: umile, medio, sublime.

Registrati via email