Genius 5605 punti

L'elegia latina

Elegia deriva dal greco “élegos”, termine che designa un componimento poetico contraddistinto da una particolare struttura metrica, il distico elegiaco (esametro e pentametro). Le tematiche che contraddistinguevano questa forma letteraria erano diverse: amore ed eros, politica, morale. Il metro utilizzato, presente anche nei compianti funebri, è molto importante in quanto indica uno stretto rapporto con il pianto e il lamento.
Per quanto riguarda le fonti letterarie vi sono alcune discordanze tra gli studiosi. Alcuni di loro, tra cui il tedesco Leo, ritengono che l’elegia latina sarebbe legata alla tradizione epigrammatica ellenistica, che vede in Callimaco il suo più grande esponente, in quanto in essa si ritrova il soggettivismo e la tendenza autobiografica tipici di questa corrente. Secondo altri, invece, l’elegia latina si rifà direttamente a quella greca, ed in particolar modo ad Antimaco di Colofone, autore di un’opera intitolata Lyde. Questo poeta, vissuto nel V secolo a.C., avrebbe stabilito alcuni elementi fondanti del genere:

1. scrive componimenti dedicati a una donna e commemora una vicenda amorosa.
2. parte dall’esperienza autobiografica per poi arrivare alla tradizione mitica, in particolare ai miti che parlano di un amore tragico.
In generale, l’elegia latina è caratterizzata da un grande soggettivismo e da una forte tendenza autobiografica. Come sarà successivamente caratteristica della poesia di Petrarca, è difficile distinguere tra vicende autobiografiche reali e pose puramente letterarie, in quanto vi è un soggettivismo profondamente convenzionale. Carattere centrale di questa poesia è l’amore, presentato come esperienza totalizzante, assoluta, in cui l’uomo trova un senso alla sua vita. Il poeta elegiaco contrappone questo modello di vita ad altri modelli etici, quelli ufficiali del mos maiorum e del civis, dell’uomo civilmente e politicamente impegnato. Si è sulla stessa linea dell’individualismo di Catullo, anche se in questo caso non è così ostentato. La vita del poeta si esaurisce nella passione amorosa, è una dimensione autosufficiente, ritorna il concetto di autarkeia, già presente in Orazio. L’esistenza legata all’amore è legata al servizio, a una sorta di schiavitù nei confronti della donna. Il rapporto con la donna è difficile, consuma interamente l’individuo. La donna è spesso infedele, rifiuta l’innamorato, suscita in lui dolore e sconforto facendolo ingelosire. Molto spesso questa poesia è un lamento dell’innamorato per una passione così sofferta e per la crudeltà della donna. C’è, però, un autocompiacimento dell’artista di fronte al suo dolore, una voluttà della sofferenza, tipicamente romantica: il poeta si sente vivo in quanto soffre per amore. Da questo amore il poeta tende a fuggire, e il terreno ideale di questa fuga è la dimensione mitica, che si configura come un’età dell’oro in cui l’uomo vive in armonia con se stesso e con l’altro sesso. Il mito a cui ci si riferisce è di argomento amoroso ed ha la funzione di sublimare la propria esperienza, di nobilitarla inscrivendola in una dimensione più alta. Come Catullo, il poeta elegiaco è oggetto di biasimo e di disprezzo, è un soggetto socialmente infame perchè contraddice i valori fondanti di Roma. Il poeta innamorato è colpevole di aver tradito i valori del civis, il suo impegno morale si disperde nella passione amorosa e proprio per questo cerca di nobilitare la sua arte.

Registrati via email