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Marco tullio Cicerone - De Republica

Cicerone prende come modello il dialogo platonico, con una differenza fondamentale, guarda al passato (mentre Platone al futuro) per trovare la migliore forma di stato. Il dialogo si svolge nel 129 nella villa di Scipione Emiliano. Nel I libro Scipione mostra come le tre forme fondamentali di governo (monarchia, aristocrazia e democrazia) potessero degenerare in tirannide, oligarchia e oclocrazia. Nel II la costituzione romana, III la giustizia, IV educazione dei cittadini e dei princeps che devono regolare i loro rapporti. Nella versione di Scipione il contemperamento delle tre forme fondamentali non avviene in modo pari, infatti Scipione non ama la democrazia.
Il ruolo del princeps è rappresentato sul modello ricoperto da Scipione Emiliano, deve salvare la res publica, allontanando il desiderio di potere e ricchezza.
Ispirandosi ancora a Platone, Cicerone, completò il suo dialogo sullo stato col De legibus. L’azione stavolta è nel presente nella villa di Cicerone (locus amoenus) ad Arpino e gli interlocutori sono Cicerone (conservatore moderato), il fratello Quinto (ottimate estremista) e l’amico Attico (epicureo). Nel I libro è esposta la tesi stoica secondo la quale la legge è data da Dio. Nel II C. afferma che le leggi devono basarsi sulla tradizione romana. Nel III C. presenta il testo delle leggi riguardanti i magistrati e le loro competenze.

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