La vita di Ciecerone
Nasce nel 106 a.C. ad Arpino, appartiene ad una famiglia equestre molto ricca (classe sociale tra plebs e patrizi, a cui di solito appartenevano i mercanti), compie gli studi di filosofia e retorica a Roma, diventando avvocato ed allievo di Lucio Licinio Casso. La prima causa importante che difende è quella di Sesto Roscio, accusato di aver ucciso il padre, Cicerone dimostra che i colpevoli sono nemici della famiglia che hanno come scopo la conquista delle loro terre. È importante perché ciò avviene quando era giovane e stava contro uno degli avocati più famosi del foro romano, ovvero Quinto Ortensio Ortalo, la cui figlia, Ortensia, sarà la prima donna avocato di Roma. Questa vittoria gli procura molta fama, ma lo pone anche in contrasto con i sostenitori di Silla, quindi preferisce allontanarsi facendo un viaggio in Grecia ed Asia per studiare filosofia e retorica nei luoghi dove sono nate. Al ritorno si sposa ed ha due figli, Tullia e Marco; inizia la carriera politica, nel 70 accetta di difendere i siciliani contro l’ex governatore Verre, che si era appropriato dei beni pubblici, anche in questo caso affronta Ortalo, ma riesce comunque a vincere e Verre è esiliato dall’Italia. Nel 63 diventa console ed è quindi costretto a reprimere la congiura di Catilina. Si forma il primo triumvirato, non approvato da Cicerone perché ritenuto una minaccia. Nel 58, dopo che è stata emanata la legge da Clodio, che si opponeva al atto compiuto da Cicerone, è costretto ad abbandonare la città e la sua casa viene abbattuta, dopo un anno torna, questo è il periodo dei triumviri e lui si dedica di più alla composizione di trattati. Durante la guerra civile del 49 lui prende la parte di Pompeo, perché lo riconosce come difensore della Repubblica. Anche lui si dirige a Farsàlo, ma non partecipa attivamente. Dopo la sconfitta dei pompeiani è costretto a scrivere delle lettere per scusarsi con Cesare ed i suoi sostenitori. Nell’ultima fase della vita divorzia e sposa una giovane donna. Sua figlia muore di parto e lui non ha più una vita politica per la presenza di Cesare, dopo la sua morte, nel 44, è immerso nello scontro tra Antonio ed Ottaviano, lui sta dalla parte di Antonio, poiché lo vede come uomo ambizioso, che vuole la dittatura come Cesare e scrive 14 orazioni, che successivamente legge nel foro e prendono il nome di “filippiche” [Poiché ricordano le orazioni scritte da Demostene per avvisare che le poleis stavano rischiando poiché Filippo di Macedonia voleva invadere la Grecia]. Quando Antonio stipula il secondo triumvirato con Ottaviano pone Cicerone nella lista dei nemici personali, Cicerone si rifugia nella sua villa a Formia, ma è seguito ed ucciso; le sue mani sono tagliate e poste nel foro romano.

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