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Cicerone - Vita


Da un punto di vista storico, Marco Tullio Cicerone rappresenta una delle fonti più importanti grazie a cui indagare sui motivi di crisi repubblicana. Fu molto importante dal punto di vista culturale perché Cicerone fu un autore di sintesi tra la cultura greca e quella latina. Espresse importanti giudizi sulle opere letterarie e filosofiche del tempo.
Da un punto di vista letterario, Cicerone fu il più grande oratore latino e fu il primo a comporre un trattato filosofico. Non apparteneva alla nobilitas senatoria ed era quindi un homo novus perché discendeva da una famiglia appartenente al ceto equestre. Nell’età repubblicana gli equites avevano conosciuto un periodo di ascesa sociale. Cicerone ebbe un’ottima formazione culturale e fin da giovane osservò la vita del Foro, ascoltando con meraviglia i più grandi oratori del tempo. Compì un viaggio in Grecia che gli permise di conoscere le principali scuole ateniesi. Il viaggio in Grecia era una delle tappe obbligate nella formazione culturale che i giovani del tempo appartenenti a famiglie benestanti potevano permettersi.

La carriera politica di Cicerone iniziò nel 75 a.C. quando divenne questore. Nel 70 il governatore della Sicilia Gaio Verre venne accusato di abusi di potere nei confronti della popolazione sicula. A condurre l’accusa contro Verre fu scelto Cicerone. Quinto Ortensio Ortalo, una delle massime personalità dell’oratoria del tempo, invece, era il difensore di Verre. Cicerone vinse e riuscì a far condannare Verre. La carriera politica di Cicerone culminò nel 63, vincendo le elezioni al consolato contro Lucio Sergio Catilina. Egli apparteneva alla gens Sergia, una famiglia nobiliare ormai caduta in miseria, ma ancora speranzosa di riprendere la propria antica importanza. Cicerone sosteneva gli interessi della nobilitas senatoria. Dovette fronteggiare il colpo di stato ordito da Catilina, il quale aveva delle ambizioni personali smisurate. Cicerone riuscì a venire a conoscenza dei piani di Catilina attraverso delle delazioni e così compì delle orazioni chiamate Catilinariae che svelavano a tutto il mondo romano i loschi piani di congiura. Catilina fuggì in Etruria e morì combattendo, mentre i catilinari vennero messi a morte da Cicerone con un processo sommario. Cesare assistette a queste contestazioni e le contestò. Cicerone infatti aveva calpestato il diritto proprio dei condannati a morte di chiedere l’appello della folla. A fianco di Cicerone si schierò Catone Uticense che esaltò il gesto definendolo un atto eccezionale per il quale le norme stabilite dalla legge romana potevano essere trasgredite. Con il tempo emersero nuove figure politiche. Nel 60 ci fu il primo triumvirato tra Crasso, Cesare e Pompeo. Crasso rappresentava la potenza economica, mentre Cesare e Pompeo avevano un grande prestigio militare. Cicerone ebbe la sfortuna di vivere la propria carriera politica in quel contesto critico in cui gli spazi erano molto ristretti. Il triumvirato sancì il declino della potenza politica di Cicerone. Nel 58, mentre Cesare si trovava in Gallia, a Roma c’era il tribuno della plebe Clodio, che stava alle dipendenze di Cesare. Clodio fece pagare a Cicerone la copa di aver condotto processi sommari contro i catilinari. Nel 58 Clodio lo fece condannare perché aveva mandato a morte dei cittadini romani senza l’iter dell’assenso popolare. La pena consistette in sedici mesi di esilio in Grecia. Nel 57 Pompeo, che aveva spostato la linea dell’oligarchia senatoria, e il tribuno della plebe Milone permisero il ritorno in patria di Cicerone. Nel 52 morì violentemente Clodio in uno scontro armato. Cicerone ebbe ancora incarichi politici, ma in zone remote dell’impero. Quando tornò dal suo mandato, trovò una Roma ancora più turbata. Nella disputa tra Pompeo e Cesare, Cicerone era filo-pompeiano, ma sperava in una conciliazione tra le due parti. La sua posizione di buonsenso però si dimostrò irrealizzabile. Quando Cesare attraversò il Rubicone, le truppe di Cesare erano potentissime e galvanizzate dalle numerose vittorie, mentre quelle di Pompeo non potevano minimamente competere. Perciò Pompeo scappò in Grecia, seguito poi da tutti i pompeiani e anche da Cicerone. Nel 47 Cicerone ritornò a Roma e si riconciliò con Cesare. Ciò fu possibile perché aveva mantenuto una posizione piuttosto marginale. Intanto Pompeo venne ucciso. Cesare divenne la figura dominante del panorama politico romano. Cicerone scrisse un’opera di elogio verso la clemenza di Cesare. Sotto la dittatura di Cesare ci fu un periodo di tranquillità. Alla morte di Cesare, Cicerone elogiò i cesaricidi. Iniziarono le tensioni tra Ottaviano e Antonio; Cicerone si schierò dalla parte di Ottaviano e scrisse le orazioni contro Antonio note come Filippiche. Antonio prese il potere a Roma e per prima cosa redasse le liste di proscrizione e tra i nomi in cima ad esse c’era quello di Cicerone. Cicerone venne ucciso nel 43 da dei sicari di Antonio e Ottaviano dopo che era fuggito da Roma; gli vennero staccati la testa e i polsi che vennero esposti nel Foro.

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