Cicerone – Tuscolanae disputationes

È il dialogo tra Cicerone e un ignoto auditor tenuto nella villa di Cicerone di Frascati (Tusculum).

È diviso in 5 libri, ciascuno dei quali possiede un titolo suo:
1) De contemnenda morte
2) De tolerando dolore
3) De aegritudine lenienda
4) De reliquis animi perturbationibus
5) Ad beatae vivendum virtutem se ipsa esse contentam

Cicerone riporta in quest’opera 5 discussioni su diversi argomenti. Ogni libro, perciò, ha una sua autonomia rispetto agli altri. In realtà è un gioco di finzione perché il rapporto tra i 5 libri c’è eccome. Qui Cicerone delinea il ritratto del sapiente. Il sapiente è colui che disprezza la morte e sopporta il dolore. Egli sa lenire la tristezza e tollera virilmente qualunque forma di turbamento. Il sapiente è in grado di tenere un atteggiamento equilibrato in qualsiasi occasione e, quindi, è perfettamente autosufficiente perché la felicità c’è l’ha insita in se.

Il V e ultimo libro discute il problema della felicità (etica eudemonistica). Si discute la tesi stoica per cui la virtù è l’unico sommo bene. Cicerone sembra virare verso lo stoicismo, ma è solo apparenza perché Cicerone non perde di vista il concorrere alla felicità dei beni di fortuna. La virtù non basta al raggiungimento della felicità.
Il sapiente mantiene un atteggiamento costante verso le vicende della vita --> ideale del giusto mezzo.

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