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Pro Caelio Rufo

Titolo: Pro Caelio Rufo.
Autore: Cicerone.
Protagonista: Marco Celio Rufo, giovane romano accusato.
Altri personaggi: Clodia; gli altri accusatori; il padre di Celio; Clodio, fratello di Clodia.
Tempo: l’orazione di Cicerone avvenne nel 56 a.C.
Luogo: un tribunale.
Genere: orazione.

Trama dell'orazione

Le accusa rivolte a Marco Celio sono in sostanza sei:
1) partecipazione alla congiura di Catilina;
2) abbandono della casa paterna per andare ad abitare un lussuoso appartamento sul Palatino;
3) affito, e non acquisto, della casa sul Palatino;
4) decisione di uccidere Dione, capo di un’ambasceria egiziana inviata a Roma;
5) prestito di soldi ottenuto da Clodia per pagare i suoi sicari;
6) tentato avvelenamento di Clodia.
Cicerone però imposta la sua difesa principalmente per smentire le ultime due colpe del giovane amico. Per quanto riguarda le prime, infatti, l’oratore trova un appiglio nella verde età di Celio; i giovani sono spesso attratti dalla trasgressione delle regole, e, in ogni caso, l’amicizia di Celio con Catilina non può essere tradotta con la partecipazione alla congiura. Cicerone poi, rispondendo all’accusa mossa al suo assistito di aver abbandonato il tetto paterno, ribatte che l’imputato ha optato per una nuova casa sul Palatino su consiglio del genitore stesso e che anzi proprio lì sono iniziati i suoi guai, ossia gli incontri consumatisi tra Celio e Clodia. Tramite la descrizione della vita di Celio, Cicerone dipinge anche uno spaccato della società romana del suo tempo, e si sforza di giustificare agli occhi della giuria i nuovi costumi, morali e politici, che l'esuberante gioventù romana ha assunto da tempo e che possono destare scandalo solo allo sguardo di moralisti rigorosi, retrogradi, e poco flessibili alle trasformazioni del mondo.
E’ a questo punto che la figura di Clodia abbandona i panni di regista delle accuse per essere illuminata dai riflettori e divenire oggetto diretto della difesa di Cicerone, in un processo in cui le questioni strettamente personali si intrecciano con quelle politiche.
L’oratore si avvale dei numerosi pettegolezzi circolanti a Roma sulla condotta spregiudicata della donna, come aver tradito il marito con Catullo e poi con altri uomini, o addirittura aver intrattenuto rapporti intimi con il suo stesso fratello, acerrimo nemico di Cicerone; con la sua abilità retorica rovescia l’accusa rivolta in origine a Celio proprio contro Clodia, e così il giovane viene assolto mentre la donna viene infangata con una reputazione ancor più vergognosa.

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