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Pro Archia poeta

Autore: Cicerone
Titolo: Pro Archia poeta
Tempo: l’orazione di Cicerone avvenne nel 62 a.C.

Trama dell'orazione

Il poco che sappiamo della biografia di Aulo Licinio Archia si ricostruisce quasi esclusivamente in base all’orazione che Cicerone pronunciò in sua difesa: nell’estate del 62 a.C.
Archia veniva sottoposto a processo per usurpazione della cittadinanza romana. A suo favore testimoniavano solo i registri del pretore Metello, presso il quale egli si era registrato, dichiarando di essere in possesso della cittadinanza di Eraclea. Ma era proprio di questo che mancava la prova: i registri di Eraclea erano andati distrutti da un incendio nel corso della guerra sociale; Metello, testimone durante il processo, era fra i protettori di Archia e perciò ci poteva essere il sospetto di una falsificazione. D’altra parte il nome del poeta non figurava neppure nelle liste dei censori a Roma. L’oggettiva difficoltà della posizione di Archia non doveva comunque creare particolare imbarazzo a Cicerone, considerato anche che il tribunale era presieduto da suo fratello Quinto.
Cicerone, vecchio discepolo di Archia, durante la sua arringa tratta in maniera rapida e sommaria la causa vera e propria, presentando come del tutto ovvio e scontato il diritto legale di Archia alla conservazione della cittadinanza: introduce poi il concetto di aequitas, secondo il quale i grandi meriti del poeta dovrebbero valergli la cittadinanza anche nell’ipotesi che egli non la possedesse. Gran parte del discorso, poi, è dedicata ad un appassionata esaltazione della cultura, della poesia, del concetto di arte e del concetto di humanitas, grazie ai quali Cicerone riesce a difendere in maniera esemplare il suo assistito. Dopo questo processo Archia è assolto e si trasferisce definitivamente a Roma.

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