Cicerone – De finibus bonorum et malorum

Quest’opera ha per oggetto il Sommo bene e il Sommo male. È composta da 5 libri, articolati in diadi:
- libri I – II: dedicati alla dottrina epicurea, esposta nel I libro da Torquato e confutata nel II da Cicerone stesso.
- Libri III – IV: dedicati alla filosofia stoica, esposta da Catone Uticense e discussa nel IV libro
- Libro V : dedicato all’esposizione della dottrina platonico aristotelica tra Pisone, Attico, Q. Cicerone, Lucio e Cicerone.

Dal fatto che al libro V non segua il VI , si capisce che Cicerone aderisce alla dottrina platonico – aristotelica.
Quest’opera è organizzata secondo il More aristotelio, cioè ogni interlocutore espone la propria tesi ininterrottamente l’uno dopo l’altro. Sul dialogo More aristotelio si innestano i dissoi logoi :
- I – II = Sommo bene epicureo --> piacere concepito come assenza di dolore. Questa teoria viene confutata.

- III – IV = Sommo bene stoico --> virtù
Sommo male -->vizio
Chi possiede la virtù, per gli stoici, è felice ed autosufficiente. Ciò che non è né virtù né vizio rientra negli adiafora, cioè gli indifferenti.

Nel IV libro, Catone espone la teoria stoica e Cicerone la confuterà. Il IV libro si apre con un complimento a Catone, che è riuscito ad esporre con chiarezza tesi tanto articolate e difficili. Per Cicerone, l’etica stoica non è da rifiutare totalmente, ma va corretta perché:
a) è troppo astratta => non è applicabile nella pratica.
A renderla troppo astratta concorre la svalutazione stoica dei beni di fortuna, classificati negli adiafora. Per Crisippo, ad esempio, il saggio può essere felice anche sotto tortura, per Teofrasto no. I beni di fortuna, dunque, contribuiscono al benessere fisico.
b) è troppo complessa => corollario dell’astrattezza.
Il V libro, invece, è ambientato ad Atene e ci sono più interlocutori: Pisone, Attico, Q. Cicerone, Lucio e Cicerone.
Essi stanno facendo una visita all’Accademia platonica e iniziano a discutere di etica. Pisone espone la dottrina platonico – aristotelica. Questa afferma che l’uomo è sinolo di corpo e anima. Il Sommo bene, dunque, è l’integrità di corpo e anima. La virtù garantisce la perfezione dell’anima mentre i beni di fortuna garantiscono la perfezione del corpo. Cicerone critica l’astrattezza dell’etica stoica e il loro rigorismo non è così grande come dicono perché la loro etica è difficilmente applicabile nella pratica.

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