Ominide 22 punti

Commentariolum Petitionis

Commentariolum petitionis = piccolo manuale di campagna elettorale

• Attribuzione
Il Commentariolum è stato tramandato fino alla prima metà del ‘700 come un’epistola originale facente parte della raccolta di lettere di Cicerone. In realtà, questa lettera va attribuita al fratello di Cicerone, Quinto Tullio Cicerone, che per la campagna elettorale del fratello per il consolato gli consigliava come comportarsi. Il titolo dato nel 1732 è ripreso dall’ultima frase dell’opera: “volo enim hoc commentariolum petitionis haberi omni ratione perfectum”.
Questa attribuzione fu messa in discussione già un secolo dopo quando qualche storico ipotizzò che la lettera fosse opera di un erudito della prima età imperiale. A partire da allora si sviluppò un ampio dibattito sull’attribuzione, fino ad oggi, quando la maggior parte dei critici lo attribuisce proprio al fratello.

• Datazione
Se fosse effettivamente scritto da Quinto Tullio Cicerone l’opera dovrebbe essere stata scritta tra il 65 a.C. e il 64 a.C., cioè, prima dell’elezione che portò il fratello al consolato nel 63. Questo è dimostrato, se ce ne fosse bisogno, dalla citazione della conclusione del processo di Catilina, accusato di malversazioni in Africa, che noi sappiamo essere stato celebrato nella seconda metà del 65 a.C.

• Destinazione
L’autore presenta l’opera come una lettera privata, però, i critici sono abbastanza convinti che non si potesse trattare di una lettera realmente privata. Questo perché all’interno ci sono alcune digressioni sugli avversari politici, soprattutto negativi, che Cicerone conosceva già. È, però, altrettanto difficile pensare che questo testo fosse in realtà di destinazione pubblica poiché, tra le righe, il fratello consiglia al futuro console anche delle mosse non propriamente etiche ed accettabili dall’opinione pubblica. Quindi, i critici ritengono che la lettera in realtà fosse rivolta a tutta la cerchia intorno a Cicerone che lo stava aiutando nella corsa al consolato, l’archetipo del “team” dei giorni nostri, per istruirli sulle strategie necessarie al successo elettorale (teoria di Luca Canali).

• Contenuti
Il Commentariolum è diviso in 14 capitoli.
Dopo una breve premessa Quinto entra subito nel merito dei suoi consigli: prima di tutto, secondo lui, deve risaltare le sue capacità e i suoi meriti da oratore, cioè, di non far risaltare troppo di essere un homo novus poiché non gli sarebbe bastato l’appoggio delle classi sociali a lui vicine, ma anche degli optimates (che tendenzialmente erano piuttosto conservatori e votavano spesso per un uomo della loro classe).

Quinto passa poi in rassegna gli avversari del fratello, Ibrida e Catilina, elencandone i vizi, le scelleratezze e le illegalità.
Nella parte centrale dell’opera Quinto spiega che il successo in politica si basa sulla relazione beneficium-gratia, cioè, sullo scambio di favori. Secondo lui, quindi, Cicerone avrebbe dovuto sfruttare i molti favori che aveva fatto in passato nella veste di avvocato, anche di clienti molto importanti legati a gruppi di potere (sodalitates = lobby). Nel frattempo, però, scrive Quinto, bisognerà instaurare nuovi legami e nuove amicitiae, offrendo in cambio dei voti qualcosa che farai per loro quando sarai eletto, anche se non sei sicuro di riuscire a mantenere le promesse. Consiglia, inoltre, di girare e viaggiare molto, mai da solo e salutando tutti per nome, per farli sentire importanti. Gli avversari, inoltre, dice lui, vanno sempre denigrati cercando di presentarli all’opinione pubblica come persone che non meritano di essere votati. Per fare questo bisogna cercare nella loro vita qualche aneddoto, qualche fatto che possa metterli in cattiva luce, anche se a primo impatto sembrerebbe che non ve ne siano.

Hai bisogno di aiuto in La fine della Repubblica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email