Cicerone

Cenni storici riguardo l’autore

La vita di Cicerone è assolutamente intrecciata con le varie vicende della storia di Roma, dagli anni 70 in poi. Cicerone non è un nobile anche se per tutta la vita parteggerà per l’aristocrazia: era, infatti, di famiglia equestre, ovvero apparteneva alla ricca borghesia romana. Cicerone studia a Roma sia la retorica che la filosofia; nell’80, all’età di ventisei anni, si reca in Grecia, dove poi si stabilirà per tre anni, per un viaggio di studi; al suo ritorno a Roma inizia il Cursus Honorum che comincerà con la Questura in Sicilia e dopo tredici anni sfocerà nel Consolato. Durante la sua questura in Sicilia, Cicerone difende i siciliani dal governatore Verre scrivendo un’orazione che lo screditava. Il periodo durante il quale Cicerone ottiene la carica consolare è un periodo scottante nella storia di Roma: Catilina, infatti, stava preparando la sua congiura; Cicerone di conseguenza attaccherà Catilina sia in senato che durante la guerra di Pistoia. Nello stesso anno dà anche ordine di uccidere tutti i capi, alleati di Catilina, sopravvissuti alla guerra, senza farli passare, prima, per regolare processo. L’anno seguente Cicerone viene esiliato da Roma su ordine del tribuno Clodio che lo accusa per aver ucciso ingiustamente gli alleati di Catilina. In questo periodo Cicerone scrive “l’Epistolario”. Dopo soli sedici mesi, grazie all’aiuto di Pompeo, Cicerone viene riammesso a Roma e solo qualche tempo più tardi difenderà Milone contro Clodio. Cicerone cerca di conciliare Cesare e Pompeo: Cesare, rappresentante dei populares e Pomepeo, rappresentante dell’aristocrazia. Cicerone stava in mezzo ai due e non aveva particolari preferenze e, tuttavia, scoppiata la guerra civile, si allea con Pomepeo, che in passato lo aveva salvato. Pompeo, però, muore e Cesare prende il potere perdonando tutti gli alleati di Pompeo compreso Cicerone. Tuttavia, Cicerone decide di prendersi un momento di pausa dalla politica viste le particolari condizioni: in questo periodo può dedicarsi di più allo studio ed alle opere filosofiche. Poco tempo dopo anche Cesare viene assassinato e Cicerone viene considerato come possibile ispiratore indiretto del malcontento nei confronti di Cesare, sfociato poi nella congiura.

Giunto a questo punto, Cicerone se ne va da Roma ma quando Antonio e Ottaviano entrano in scena, torna e cerca di screditare Antonio e tirare Ottaviano dalla sua parte per poi poter, magari, rientrare a pieno titolo nella carriera politica. Per screditare Antonio scrive le “Filippiche”, presentando Antonio come un pericolo, come d’altronde aveva già fatto Demostene in una delle sue opere, criticando un avversario.
Cicerone, tuttavia, viene colto di sorpresa in quanto Antonio ed Ottaviano si alleano nel secondo triumvirato; Antonio a questo punto redige una lista di proscrizione e Cicerone è in cima alla lista delle persone considerate pericolose; tentata la fuga in una sua villa, Cicerone si troverà con le mani legate, verrà ucciso e la sua testa e le sue mani verranno esposte nel foro Romano.

La Produzione

La produzione di Cicerone non si concentra sicuramente su opere storiche o di poesia; egli scrive opere vario genere, come orazioni, trattati, opere filosofiche, opere politiche ed epistolari. Il suo stile è tutt’oggi considerato come lo stile classico per eccellenza. Cicerone è un autore importante perché in lui non ci fu mai alcuna divisione tra quello che era l’impegno culturale e l’impegno politico. Cicerone era un oratore ed utilizzava l’arte oratoria anche in campo politico per convincere le persone ,che lo circondavano, delle sue tesi. La retorica di Cicerone non era quindi un’arte sterile, ma anzi era un arte ch’egli applicava in più campi, soprattutto in quello politico. Secondo il suo pensiero, l’uomo politico doveva avere una forte cultura, altrimenti si sarebbe venuta a creare una schiera di uomini politici che avrebbero ripetuto gli errori del passato e che si sarebbero messi a difesa solo dei propri personali privilegi. Bisognava dare risposte che guardassero all’epoca moderna!

Tradizione o Modernità? Cicerone uomo politico era uomo conservatore mentre Cicerone uomo pratico cercò sempre di trovare un equilibrio tra la difesa delle tradizioni e le novità. Per lui questo è un equilibrio un po’ difficile e difatti avremmo in lui, sempre, una serie di contraddizioni.
Gli viene criticato di avere spesso difeso i propri interessi personali mascherandoli come “bene comune”, gli viene criticato il conformismo, l’opportunismo politico, il contrasto tra ciò che voleva far vedere all’esterno e ciò che veramente era: abbiamo, infatti, spesso un ritratto “piagnucoloso” della sua persona in alcune sue lettere.
Cicerone, inoltre, era un uomo molto vanitoso: tutto quello che faceva, lui lo moltiplicava per migliaia di volte. Comunque, a parte tutto questo, Cicerone fu anche il più chiaro teorizzatore dell’ideale di Humanitas, tanto che gli uomini del Rinascimento presero proprio da lui le idee riguardo la centralità dell’uomo.
Cicerone, comunque, alla fine, era un uomo sincero quando difendeva la Repubblica: era convinto, infatti, che l’unica e vera forma di governo, la migliore per Roma, fosse la Repubblica, amministrata dal Senato.
In Sicilia, per esempio, non fu mai criticato per essere stato disonesto; altro merito che gli si deve è quello di essere riuscito ad essere uomo dalla incredibile capacità di scrivere adattandosi in modo fantastico al tipo di opera che in quel momento trattava.
Il Cicerone oratore scrive diverse opere:
- I “Discorsi Forensi”, enunciati poi nei processi
- Vari discorsi politici
- Orazioni civili e penali
- Orazioni legate all’attività politica
Le sue orazioni più importanti sono:
- Le “Orazioni contro Verre”, rivelatesi molto efficaci, tanto che il governatore siciliano, dopo la prima Orazione scappò e fu condannato in contumacia.
- La “Seconda Orazione contro Verre”, che descriveva i metodi negativi di governo adottati da Verre.
- Le “Catilinarie”, quattro in tutto e scritte a distanza di pochi giorni l’una dall’altra; in queste opere Catilina è presentato come colui che voleva ricorrere alla violenza per rovesciare lo stato. Qui Cicerone si presenta come il difensore della Repubblica: significativo è il fatto che per farlo usi la Prosopochea , una figura retorica attraverso la quale si personifica nel popolo e si lamenta attraverso la voce della patria , presentandoci Catilina come un uomo vizioso. Attraverso quest’opera Cicerone ci trasmette il suo ideale di “Concordia Ordinum”, ovvero la concordia all’interno delle classi sociali. Secondo Cicerone tale concordia avrebbe permesso la fine delle guerre civili; d’altro canto, Cicerone riferendo alle classi sociali, si voleva riferire unicamente a nobili ed equites. Secondo lui, Roma non si sarebbe potuta salvare se le due classi non avessero cominciato a collaborare.
- L’”Oratione Pro Sestio”, nella quale passiamo alla seconda fase del pensiero di Cicerone; qui, infatti, Cicerone passa dalla “Concordia Ordinum” al “Consensus Omnium Bonorum”, ovvero il consenso di tutti i buoni, intesi come tutti coloro che erano agiati: i possidenti. Secondo Cicerone, si poteva arrivare ad un governo positivo per tutti coloro che erano agiati solo attraverso leggi che mantenessero uno stato favorevole all’interno di Roma. I Bonorum erano infatti molto attenti a quello che era l’ordine sociale: essi aveva tutti il desiderio di ordine all’interno di Roma. Cicerone voleva ottenere l’Otium cum Dignitate, ovvero la tranquillità, la pace sociale, una pace sociale da parte dei buoni senza ch’essi perdessero il loro stato sociale di ricchezza: uno stato, quindi, dove chi era in possesso di ricchezze avrebbe potuto godersele tranquillamente.
- Il “Pro Archia Poeta”, scritto per il poeta Archia, con questa orazione Cicerone prendeva le difese del poeta che, non essendo Romano, aveva cercato di ottenere illegittimamente la cittadinanza Romana ed era stato conseguentemente accusato. Cicerone lo difende puntando sul fatto che egli era un poeta ed, in quanto tale, i Romani avrebbero dovuto riconoscergli la cittadinanza a causa della’attività di letterato ch’egli svolgeva, attività che sarebbe dovuta essere onorata.
- Il “Pro Coelio”: orazione scritta nel 56; Coelio, amico di Cicerone e nemico di Clodio, era amante di Clodia, sorella di Clodio e moglie di Metello. Celio era stato accusato da Clodia di violenza e cicerone da bravo amico lo difende: i motivi giuridici si intrecciano con quelli personali e Cicerone dà sfogo ai suoi risentimenti attaccando Clodia definendola una meretrice. In una parte dell’orazione, inoltre, Cicerone parla del comportamento dei giovani, facendo riferimento a Celio,delineando il rapporto esistente tra giovani ed adulti. Cicerone mostra apertura verso i nuovi comportamenti giovanili e dice che non bisogna esasperare quelle antiche tradizione che ormai non si trovano quasi più neanche nei libri. Per Cicerone, grande mediatore, i valori antichi non dovevano certo essere dimenticati, ma dovevano muoversi flessibilmente verso i nuovi costumi nascenti.
- “Orazioni cesariane”: qui Cicerone difende i seguaci di Pompeo appellandosi alla misericordia di Cesare; abbiamo una vera e propria adulazione verso Cesare con la quale Cicerone spera di influenzarne le decisioni politiche: nel “Pro Marcello”, infatti, Cicerone dà a Cesare consigli su come potesse predisporre un buon piano politico ideale che favorisse, chiaramente, il Senato.
- “Filippiche”: sono orazioni contro Antonio dove Cicerone cerca di dimostrare che Antonio è un pericolo per lo stato. Cicerone spera fortemente che Ottaviano prenda posizione contro Antonio e scrive queste orazioni ispirato da un’opera di Demostene; tuttavia, nato il nuovo Triumvirato, tutte le speranze di Cicerone decadono nel vedere Antonio alleato con Ottaviano.

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