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L'età cesariana

L'età cesariana è compresa tra la morte di Silla (78 a.C.) e la morte di Cesare (44 a.C.). Si tratta dell'ultimo periodo dell’età repubblicana 27 a.C. Sia Silla che Cesare avevano dato vita a forme di governo (dittature) che avevano posto in crisi le istituzioni repubblicane. Dopo la morte di Silla si ebbe il primo triumvirato costituito da Cesare, Pompeo e Crasso; esso indebolì l’autorità senatoria e rafforzò quella degli eserciti, soprattutto dei veterani affamati di guerre. La morte di Crasso nel 53 comportò la guerra civile tra Cesare (ceti abbienti italiani) e Pompeo (senato), che a sua volta comportò la battaglia di Farsalo nel 48 e la successiva morte di Pompeo in Egitto. Cesare unì intorno a sé al potere politico anche il mondo culturale: Cicerone scrisse un'orazione in sua difesa e vi fu un trasferimento dei dibattiti di natura politica e filosofica tipici della Grecia a Roma), Varrone fondò la biblioteca, Cesare stesso attuò la riforma del calendario e concesse la cittadinanza romana a tutti i dotti Greci che vivevano a Roma.

I letterati dell’età cesariana godono di una grande autonomia, nasce la poesia d’amore che pone al centro la donna e l’amore extra-coniugale (Catullo) e che è legata all’esperienza della vita quotidiana. Si amplia il pubblico dei lettori e la cultura romana non si sente più suddita di quella greca.


Cesare

Gaio Giulio Cesare nacque a Roma nel 100 a.C. Ebbe come primi maestri la mamma Aurelia, Marco Antonio Gnifone e in Grecia - a Rodi - si perfezionò nell’eloquenza. Ripudiata la prima moglie Cossuzia, sposò Cornelia, figlia di Cinna, mariano e populares, cadde in disgrazia di Silla e si allontanò da Roma, dove ritornò poi nel 77 dopo la morte di questi. Morta Cornelia, sposò Pompea, nipote di Slla e dopo di questa Calpurnia figlia di L. C. Pisone.

Il cursus honorum. Nel 67 col sostegno dei populares ebbe la questura in Spagna, poi l’edilità curile (fece riporre le statue di Mario) organizzò giochi, spettacoli e fece distribuire grano alla plebe. Nel 60 il primo triumvirato, si fece nominare proconsole della Gallia nel 58, che conquistò definitivamente nel 50. Dopo la morte di Crasso nel 49 col passaggio del Rubicone in armi diede inizio alla guerra civile che si concluse con la morte di Pompeo in Egitto, i successi contro i Pompeiani a Tapso e a Munda nel 45. La congiura delle Idi di marzo del 44 pose fine alla sua vita.

Cesare e l'oratoria. Già nel 77 con l’accusa a Dolabella dimostrò la sua capacità oratoria, difese i catilinari e osteggiò Catone. Fu autore di due elogi funebri, per la zia Giulia e per la moglie Cornelia. Scrisse un trattato di oratoria dedicandolo a Cicerone (De analogia). Nella polemica tra anomalisti (sostenitori delle continue trasformazioni linguistiche, con mutamenti e innovazioni non regolata da regole fisse), e analogisti (scuola di Alessandria) sostenevano la razionalizzazione dei fatti linguistici. Mediante regole e norme fisse, si schierò con questi ultimi in difesa della purezza della lingua, nell’oratoria preferiva l’atticismo per il linguaggio meno ornato e più concreto. Scrisse i due libri perduti, gli Anticatones, e sei lettere costituiscono il suo epistolario.

Cesare storico. Per le sue opere adottò il genere del Commentarius (Commentarii de bello gallico in sette libri e Commentarii de bello civilii in tre libri). Il termine commentarius sta per memoria (commentator e in greco hypomnema), secondo Cicerone è un’opera maxime oratorium. Questo genere fu anticipato dalla biografia encomiastica ellenistica, a Roma Scauro, Silla, Cicerone. I giudizi di Cicerone e Irzio sui commentarii di Cesare sono opere scritte per fornire agli storici il materiale su cui fondare la loro narrazione. Tuttavia Cesare è andato oltre la cronaca, ponendosi come vero e proprio narratore, di grandi qualità letterarie.

De bello gallico. In passato gli scrittori non avevano mai dato importanza alla conquista dell’occidente, perché era ritenuto barbaro e perciò non faceva notizia, anche se il ricordo delle invasioni dei Cimbri e dei Teutoni metteva ancora paura. Tuttavia anche se non in modo ufficiale i Romani intrattenevano relazioni commerciali con le popolazioni del nord.

Cesare giunge in Gallia nel 58 e descrive le tappe della conquista della regione dal 58 al 52 a.C. I libro: vince gli Elvezi guidati da Ariovisto. II libro: campagna vittoriosa contro i Nervi, popolazione belgica. III libro: campagna vittoriosa contro gli Aquitani e i Veneti, giungendo fino a Calais. IV libro: campagna contro Usipeti e Tencteri e prima spedizione sfortunata contro i Britanni. V libro: spedizione in Britannia e ulteriori successi in Gallia. VI libro: Cesare penetra in Germania, sconfiggee i Suebi, excursus su Galli e Germani. VII libro: Cesare sconfigge gli Arverni di Vercingetorige.

Le vicende dal 51 al 50 costituiscono l’ottavo libro, forse non opera di Cesare per la critica, ma di Irzio suo luogotenente. Forse la redazione dell’opera sarebbe avvenuta a Roma sulla scorta di appunti, forse scritti anno dopo anno e poi riordinati nel 51, oppure redatti di getto fra il 52 e il 51.

Le finalità dell’opera furono due: giustificare la necessaria conquista della Gallia non come ambizione personale; accrescere la propria popolarità a Roma raccontando le sue imprese militari. Cesare giustifica l’intervento romano in Gallia in questo modo: 1) le tribù galliche minacciavano continuamente le popolazioni alleate dei Romani; 2) quelle tribù erano infide e bellicose, sempre pronte ad attaccare guerra a Roma.

La figura di Cesare occupa un ruolo centrale perché legato al mutamento dei tempi e delle situazioni. I soldati, la tattica militare vengono continuamente elogiati, mentre i nemici, anche se elogiati per il loro valore bellico, sono messi in cattiva luce per la loro ferocia. Cesare nei suoi discorsi vuole apparire obiettivo, parla in terza persona, ma il suo in realtà è un discorso di parte che viene presentato in una Roma in preda alla lotta politica che si acuiva sempre più. I massacri compiuti vengono presentati necessari e frutto di tecniche militari. Le digressioni (excursus) sono utili per le notizie che ci fornisce su quelle popolazioni (VI libro: digressione su Galli e Germani). Giustifica la conquista in primo luogo come sicurezza per i Romani e come importante dal punto di vista commerciale sia per i territori conquistati sia per il numero di schiavi che affluirono a Roma.

De bello civili. Probabilmente redatto in tre libri verso il 45 a.C. Narra i fatti dalla seduta senatoria del 7 gennaio del 49 quando Cesare fu dichiarato nemico della patria alla morte di Pompeo e all’inizio del bellum alexandrinum.

Il primo libro narra gli avvenimenti del 49: ultimatum del senato a Cesare, il passaggio del Rubicone, tentativi di trattative con Pompeo. Cesare insegue Pompeo, assedia Brindisi, Pompeo fugge in Grecia, Cesare fa occupare dalle sue truppe Sardegna, Sicilia e Africa, si dirige verso la Spagna citeriore per debellare le truppe fedeli a Pompeo, le costringe alla resa con un suo discorso, distingue la responsabilità dei capi da quelle dei soldati e impone lo scioglimento dell’esercito pompeiano.

Il secondo libro narra l’assedio di Marsiglia, il resoconto della campagna di Spagna, la sfortunata campagna in Africa del cesariano Curione, ucciso dalle armate di Giuba, re di Nicomedia.

Nel terzo libro all’inizio si parla della permanenza di Cesare a Roma per la soluzione della questione debitoria, poi parte per la Grecia all’inseguimento di Pompeo sebbene fosse di inferiorità numerica, ricorda gli ulteriori tentativi di trattative di pace, il successo di Pompeo a Durazzo, lo scontro vittorioso di Farsalo, l'inseguimento in Egitto, dove apprende dell’uccisione di Pompeo; descrive la contesa tra Tolomeo e Cleopatra e s’interrompe all’inizio della guerra di Alessandria nel 48 a.C.

Nel de bello civili, Cesare appare desideroso di pace, clemente verso i nemici, rispettoso della legalità e di agire sempre secondo la legge, la volontà di pace delle città italiche e dei soldati perché sono impegnati a combattere contro i compatrioti: definisce Pompeo come un debole travolto dalla politica folle e faziosa del senato. Cesare ci tiene a precisare che lo scoppio della guerra fu dovuto non alla sua volontà come dimostra la lettera inviata al senato il primo gennaio del 49, in cui si dichiarava disposto a venire a Roma come privato cittadino se anche Pompeo lo avesse fatto, invece fu dichiarato nemico della patria. Cesare si preoccupa di non apparire un rivoluzionario ma un continuatore dell’opera dei Gracchi. Ci tiene ad includere l’operato fedele e partecipe delle sue problematiche dei soldati, al contrario critica i capi avversari definendoli ironicamente desiderosi di pace di giustizia e di integrità all’apparenza ma nei fatti sono molto diversi ed egoisti e desiderosi di vendetta (discorso prima della battaglia di Farsalo).

La sua è certamente una storiografia di parte, ma appare abbastanza difficile scoprire dove inventa o falsifica i fatti.

Lo stile espressivo è chiaro, asciutto breve e vario nel gusto, importante è l’uso della terza persona.

Il corpus caesarianum non appartiene certamente a Cesare ma è da attribuire quasi certamente ad Irzio (bellum africum, bellum alexandrinum, bellum hispaniense). In queste opere lo stile appare talora sciatto.

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