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Cesare, Caio Giulio e Catullo, Gaio Valerio

Il periodo storico che va da Silla fino all’avvento di Cesare è molto tormentato, sia per quanto riguarda la politica estera, si anche per problemi interni, e tutto ciò si riflette anche nella letteratura. Infatti non abbiamo un filone unitario, ma bensì due tendenze, una che tende quindi ad allontanarsi dalla politica e dedicarsi solo alla sfera privata, come Catullo, e un’altra dove invece gli autori sono proprio uomini politici, come lo stesso Cesare. In ogni caso i personaggi che in questo periodo si dedicano ala letteratura fanno parte di ceti elevati. Dalla Grecia si diffonde a Roma l’epicureismo, grazie al quale arrivano molti influssi greci, come ad esempio la diffusione dei canoni ellenistici, che sono quattro:
1. La brevitas:
il libro deve essere breve, coinciso. Grande libro grande male.
2. Il labor limae: il lavoro di limatura, ovvero un lavoro dal punto di vista stilistico.
3. L’erudizione: vengono scelti autori e testi non molto conosciuti, l’opera non è per tutti.
4. La poesia intesa come usus: ovvero una poesia leggiera, scherzosa, per intrattenere.
I romani fanno propri questi canoni, e vengono chiamati noeteroi. Cicerone però li vede di cattiva luce in quanto non hanno anche una vita politica, ma sono solo letterati, e li chiama cantores euforiones.

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